L'antico acquedotto di Santa Teresa di Riva e il dovere di tutelare i beni storici
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Vista satellitare e dal basso prima e dopo i lavori
Bersaglio di critiche da più parti, da cittadini a partiti politici, l’Amministrazione comunale di Santa Teresa di Riva si difende in merito alla demolizione di parti dell’antico acquedotto situato nel quartiere Bucalo, nei terreni acquistati lo scorso dicembre dove attualmente sono in corso lavori di bonifica e livellamento per realizzare un’area di parcheggio, da rendere fruibile in tempi rapidi. Il sindaco Danilo Lo Giudice è intervenuto dopo il nostro articolo, nel quale evidenziavamo come fosse stata rimossa l’ultima parte all’estremità lato monte della struttura, nelle immediate vicinanze delle vasche di raccolta, sostenendo che gli interventi non abbiano intaccato le strutture antiche. «Si è parlato di parte dell’acquedotto romano antico demolito dal Comune - ha esordito il primo cittadino - c’era un pilastro in calcestruzzo, in cemento, quello sì che è stato demolito perchè di recente costruzione e quindi non aveva nessun valore. E poi - ha aggiunto Lo Giudice - un’altra porzione di pilastro adiacente alla vasca e anche quello è stato tolto perchè pericolante». Nessuno ha mai parlato di acquedotto romano, semmai dell’Ottocento, e il sindaco a sostegno della sue ricostruzione mostra una foto scattata all’inizio dei lavori di pulizia del terreno, dove si nota però anche un altro pilastro di antica realizzazione situato nella parte a valle, sul lato dell’acquedotto, così come dalla mappe aeree si nota che erano almeno tre i pilastri che sorreggevano i tubi, che nel tempo hanno sostituito l’antica saia andata distrutta. Se la colonna in cemento “moderno” poteva non avere alcun pregio storico, era opportuno valutare più attentamente il mantenimento delle altre parti oggi non più presenti, per conservare quanto più possibile dell’antica struttura e far comprendere quale fosse il funzionamento del sistema di irrigazione, visto che le testimonianze sul territorio sono più uniche che rare. È dovere dell’ente pubblico, infatti, garantire la tutela del patrimonio culturale e proprio a tale scopo abbiamo evidenziato come già nel 2003, dopo che nel 2001 l’Amministrazione comunale del tempo, d'accordo con l'opposizione, decise di sottoporre a vincolo paesaggistico l'area comprendente i resti del vecchio acquedotto, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Messina evidenziò come fosse opportuno assicurare, se non la tutela diretta ai sensi del Testo Unico dei beni culturali, almeno la tutela urbanistica della struttura tramite inserimento della stessa come zona A1 del Piano regolatore generale, strumento che però non venne mai approvato in via definitiva. Nel frattempo vanno avanti i lavori per ricavare il parcheggio, che sarà realizzato con la stesura di uno strato di ghiaia sul terreno, e installare l’impianto di pubblica illuminazione, anche se al confine con la strada pubblica non è presente il cartello di cantiere obbligatorio per legge, con tutte le indicazioni sui lavori, la cui assenza costituisce una violazione di carattere amministrativo e penale.













