Santa Teresa, abbattuto un pezzo di acquedotto dell'800 per far posto al parcheggio - FOTO
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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La parte finale è stata demolita
Le ruspe e il progresso demoliscono parte della storia cittadina. I lavori per la realizzazione del nuovo parcheggio nel quartiere Bucalo, avviati nelle scorse settimane dal Comune nel terreno da 3.500 metri quadrati acquistato al costo di 105.000 euro, hanno infatti portato all’abbattimento di una porzione dell’antico acquedotto Fiorentino, realizzato a fine ‘800 nel fondo di proprietà della famiglia santateresina, che si estendeva per circa 80 metri dal pozzo fino alle vasche situate a ridosso del rilevato ferroviario. La necessità di mettere in collegamento le due porzioni del terreno ha portato l’ente ad abbattere circa 20 metri di muro pieno nella parte finale della struttura, mentre rimangono fortunatamente intatte le arcate situate sul lato est, sotto le quali è possibile comunque transitare, anche se un'ulteriore porzione del muro è adesso lesionata. Un acquedotto sopraelevato nato con il primo pozzo “moderno”, realizzato nel 1875 da Francesco Fiorentino, imprenditore proveniente da Napoli, in tempi in cui era florida la coltivazione dei limoni. La struttura venne attenzionata 23 anni fa dalla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Messina, che su richiesta di Archeoclub Val d’Agro inviò a Santa Teresa di Riva un suo dirigente, Sergio Todesco, che effettuò il 9 maggio 2003 una visita in alcuni siti in cui emerse l'interesse etno-antropologico rivestito da strutture ancora presenti nel territorio. Tra queste l’acquedotto Fiorentino, «di grande impatto visivo e rivestente un indubbio interesse documentario - scrisse allora Todesco in una nota inviata al Comune il 22 maggio 2003 - a servizio di un grande pozzo anch'esso originariamente azionato da un impianto a senia e poi trasformato dapprima con meccanismo a vapore e in seguito con motore elettrico. L'acquedotto, attraverso il quale la “saia" provvedeva a convogliare l'acqua attinta dal pozzo entro vasche ubicate nel fondo rustico, distribuendola poi per caduta ai giardini da irrigare - scriveva l’esperto - presenta tuttora una serie di arcate (almeno dieci) che connotano significativamente il paesaggio». Il funzionario delle Belle Arti evidenziò allora come fosse opportuno assicurare, se non la tutela diretta ai sensi del Testo Unico dei beni culturali, almeno la tutela urbanistica della struttura tramite inserimento della stessa come zona A1 del Piano regolatore generale, strumento che però da allora non è stato mai redatto. Al sindaco del tempo veniva chiesto di valutare, di concerto con i progettisti, l'opportunità di attivare la forma di tutela secondo quanto proposto a titolo collaborativo, «al fine di poter garantire la conservazione in perpetuo di tale preziosa testimonianza dei regimi colturali un tempo esistenti nel comprensorio e oggi dismessi». E a distanza di 23 anni l’auspicio è che l’attuale Amministrazione comunale, oggi divenuta proprietaria di buona parte dell’acquedotto (una porzione rimane in un terreno privato), custodisca il bene e lo valorizzi, non demolendone ulteriori parti ma anzi tutelando con tutti gli strumenti possibili l’antica struttura, una delle poche ormai rimaste in zona.













