Domenica 24 Ottobre 2021
L'attività e la mappa dei clan nella relazione della Dia sul secondo semestre 2020


Mafia, Jonica e Alcantara regno di Cosa nostra catanese: accordi per inquinare l'economia

di Andrea Rifatto | 23/09/2021 | ATTUALITÀ

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I clan operanti nella zona jonica

Un crocevia di varie matrici criminali, dove l’influenza di Cosa nostra palermitana e catanese con le loro peculiari caratteristiche hanno contribuito a creare una realtà eterogenea, in un crogiuolo di interazioni che ha determinato come i gruppi mafiosi “barcellonesi” e quelli dell’area “nebroidea” assumessero strutturazioni e metodi operativi assimilabili a quelli di cosa nostra palermitana, mentre le ingerenze delle consorterie catanesi appaiono significative nelle aree di confine tra le province e nel capoluogo. È il quadro che emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia sull'attività svolta e i risultati conseguiti nel secondo semestre del 2020, inviata al Parlamento italiano. La ripartizione delle aree di influenza dei gruppi messinesi, nel periodo in questione, è rimasta sostanzialmente invariata in città come in provincia, rimanendo consolidate le alleanze con gli schieramenti mafiosi dei territori confinanti. Le interazioni tra sodalizi appaiono come in passato orientate a rapporti di vicendevole convenienza, evitando scontri cruenti. Risulta acclarata inoltre la capacità di alcune organizzazioni messinesi di inserirsi nelle dinamiche criminali dei territori delle province confinanti, dove hanno saputo inserirsi nell’acquisizione illecita di finanziamenti pubblici destinati al settore agro-pastorale. Ciò costituisce – unitamente a forme di gestione illecita del gioco d’azzardo - indice dell’evoluzione di alcune consorterie locali sempre più capaci di affiancare alle forme di estrazione violenta delle risorse dal territorio metodi più imprenditoriali di finanziamento. 

La fascia jonica costituirebbe area di influenza delle organizzazioni mafiose catanesi. Recenti indagini hanno evidenziato il superamento delle rigide forme di spartizione del territorio e delle attività criminali a favore di accordi tra sodalizi funzionali a una più pervicace sottrazione di risorse dal tessuto economico dell’area (si ricorda l’operazione “Isola Bella” che ha disvelato un accordo, tra il clan Cappello e la famiglia Santapaola-Ercolano, finalizzato a gestire l’estorsione delle attività diportistiche e del relativo indotto. Secondo la Dia i Santapaola-Ercolano, tramite Pietro Oliveri più noto come “Carmeluccio”, reggente del clan Brunetto dopo la morte del capoclan Paolo nel 2013, continua a esercitare la propria influenza nella valle dell’Alcantara e sui comuni di Giardini Naxos, Taormina, Letojanni, Gaggi, Francavilla, Malvagna e Castiglione (Ct); i Laudani, tramite Paolo Di Mauro, detto ‘u Prufissuri, hanno esteso la loro influenza su Malvagna, Mojo, Giardini, Roccella Valdemone e Taormina; il clan Cappello, il cui referente jonico è Antonino Cintorino, opera invece a Taormina, Gaggi, Francavilla, Malvagna, Letojanni e Giardini.

Altro fenomeno endemico risulta quello degli episodi corruttivi posti in essere da imprenditori spregiudicati e pubblici funzionari che perseguono il facile arricchimento. Al riguardo, nel semestre si sono manifestati interessi verosimilmente estranei alle consorterie mafiose e legati al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti. In tal senso depone l’operazione “Eco Beach” condotta dai Carabinieri il 16 dicembre 2020 che ha consentito di trarre in arresto 16 soggetti, imprenditori operanti nel settore dello smaltimento rifiuti e relativi dipendenti, nonché funzionari pubblici, di cui 2 gravati da custodia cautelare in carcere, 9 dagli arresti domiciliari e 5 da misura interdittiva. Tra questi un pubblico funzionario risultato gratificato dagli imprenditori con denaro e regalie in cambio di un atteggiamento compiacente nello svolgimento dei controlli: i rifiuti, costituiti soprattutto da percolato di discarica e fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane, venivano smaltiti illegalmente, in rilevanti quantitativi, anche attraverso la combustione degli stessi in varie località della provincia di Messina, con conseguente illecito profitto per svariati milioni di euro e gravi danni ambientali. Nel corso dell’attività sono stati eseguiti anche i decreti di sequestro preventivo di 2 impianti di trattamento dei rifiuti, riconducibili ad altrettante società con sede a Catania e a Giardini Naxos.


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