Sabato 27 Maggio 2017
Ricostruita dopo il terremoto del 1908, è l'unica rimasta da Messina a Giarre


S. Teresa di Riva. Un appello per salvare la "torre dell'acqua"

di Salvatore Coglitore | 15/09/2016 | STORIA

1842 Lettori unici | Commenti 4

La torre dell'acqua negli Anni '20 e oggi

A S. Teresa di Riva ancora oggi, a ricordo di quando era “Marina di Savoca”, esistono tre antiche torri di avvistamento: la torre Saracena, la torre del Baglio e la torre Catalmo. Ma quella di cui parliamo oggi è la “torre dell’acqua”, che nel gergo ferroviario è il “serbatoio di accumulo e riserva di acqua in dotazione ai principali impianti ed infrastrutture ferroviarie per le esigenze connesse al servizio”. Ecco alcune notizie generali sulla stazione ferroviaria.

La linea ferroviaria nella riviera jonica messinese venne progettata in massima parte a ridosso della Strada statale 114 creando così uno spazio che successivamente venne edificato con una stretta fila di case. A causa di tale disposizione, a S. Teresa si costruirono ben 15 sottopassaggi (di cui 7 carrabili e il resto pedonali) tra la Statale e l’area soprastante la linea ferrata, che, tra l’altro, sono quelli che ancora oggi permettono il collegamento con i paesi a monte. La stazione di S. Teresa di Riva venne costruita al centro geografico del comune (allora la sede municipale era ubicata a Furci) nei terreni di proprietà del marchese Giovanni Carrozza-Pallavicini e sicuramente tale ubicazione incoraggiò ancora di più la richiesta di spostamento della sede municipale da Furci a Bucalo. L’area dove sorge la stazione prima era una vallata e per riempirla e riportarla alla quota attuale venne sbancata una collinetta nel soprastante quartiere Torrevarata (come riferisce il cappuccino Padre Giampietro, 1881-1950). Per rendersi conto dell’enorme quantitativo di terra che venne smossa, basta osservare il dislivello tra la quota della via Regina Margherita, sottostante la stazione ferroviaria, e il soprastante piazzale (circa 7 metri). Nello sbancamento di tale enorme quantitativo di terra vennero trovati i resti di antiche tombe, anfore, lacrimatoi ed altri reperti, tanto che, come ci riferisce il cappuccino “gli operai facevano a gara per impadronirsene”. Chissà se si trattava della necropoli della stazione commerciale di Phoinix, posta, secondo alcuni studiosi, nella zona di Catalmo-Bolina. La tratta ferroviaria Messina-Giardini venne inaugurata il 12 dicembre 1866, mentre il tratto Messina-Catania il 3 gennaio 1867.


Ma torniamo alla nostra “torre dell'acqua”, così definita perché è costituita da una costruzione elevata a forma di torre. Le torri dell'acqua venivano costruite per il funzionamento delle locomotive a vapore, a corredo delle stazioni principali, di quelle poste all'inizio delle tratte ferroviarie in salita e lungo il percorso a distanze strategiche l'una dall'altra. Adiacente alla torre dell’acqua di S. Teresa (ovviamente non più utilizzata) esiste ancora oggi il pozzo, profondo circa 16 metri, dove veniva prelevata l’acqua e pompata nella torre e successivamente immessa, grazie ad una colonna idrica in ghisa composta di una parte verticale a struttura tubolare fissa e da un braccio girevole che terminava con un raccordo curvo verso il basso e rastremato per convogliare l'acqua verso il treno a vapore in sosta (pozzo la cui acqua venne utilizzata dagli sfollati del terremoto di Messina, che erano accampati nell’area di Torrevarata, allora ancora non urbanizzata).
 Lateralmente alla torre (lato via Salita Stazione) ancora oggi si può notare l’asta, segnata da tacche, che segnalava il livello interno dell’acqua. La “torre dell’acqua” di S. Teresa venne ricostruita in cemento dopo il terremoto del 1908, poiché l’originaria in lamiera venne danneggiata, ed è l’unica rimasta tra Messina e Giarre.

Credo sia doveroso che venga posto il vincolo di salvaguardia da parte della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Messina, poiché, oltre che testimonianza del passato, ormai fa parte del paesaggio circostante. Questo appello va anche all’Amministrazione comunale affinché si adoperi che tale reperto, assieme al pozzo, venga inserito nel redigendo Prg tra le strutture la salvaguardare. 



 


COMMENTI

roberto m moschella | il 15/09/2016 alle 22:52:37

Grazie per la preziosa e interessante informazione, non conoscevo questa storia e non immaginavo che il serbatoio fosse stato costruito negli anni 20. Mi auguro anch'io che venga presto posto un vincolo ambientale.

Santino Mastroeni | il 16/09/2016 alle 16:23:50

Lodevole iniziativa, come, d'altronde, tutte le proposte di Salvatore Coglitore, che lavora ed opera per la scoperta e la protezione della memoria collettiva attraverso il patrimonio materiale ed immateriale della comunità. E per questo sono convinto che Salvatore vorrà e potrà suggerire anche un percorso di valorizzazione che vada oltre il semplice vincolo - che da solo è semplicemente un fatto burocratico che rischia di ghettizzare un bene - e dia alla Torre dell'Acqua il valore di testimonianza che merita. Infine voglio ricordare che l'inaugurazione della stazione ferroviaria è stata protagonista di un racconto " A Vapurera", edito da Parentesi, scritto da Totino Caminiti, che, forse, abbiamo dimenticato troppo presto e che dovremo riscoprire.

Pippo Sturiale | il 16/09/2016 alle 17:19:28

Dal 1953 al 1976 ho abitato a Torrevarata, quasi di fronte alla stazione ferroviaria. Quando ancora non c'era un vero acquedotto l'acqua si attingeva (da quanti non avevano un pozzo) con la "quartara" alla fontanella di fronte alla stazione. Ricordo che anche il fotografo dopo lo sviluppo ed il fissaggio lavava le foto alla fontanella vicino alla torre. La stazione era una istituzione e sopperiva alle mancanze del Comune. Queste testimonianze non devono andare perdute. Mi unisco all'appello per la sua conservazione!

Salvatore Coglitore | il 16/09/2016 alle 19:56:41

Naturalmente l’amico Santino ha ragione! Il solo vincolo non basta, ma sarebbe un buon inizio, giusto per festeggiare il 150° anniversario dell’inaugurazione della linea Messina - Giardini. Pensate che sotto la cosidetta torre, per tutta la circonferenza c’è il maestoso pozzo, recintato da una righierina in ferro e accanto c’era il motore a scoppio (forse c’è ancora adesso) del quale era responsabile e custode il sig. Agatino Gioviale (don Catino ‘u picuraru). Da una scaletta in ferro, che segue la circonferenza del pozzo, si può scendere fino a livello dell’acqua. Visto che una parte dei locali dell’adiacente ferrovia sono ormai inutilizzati, sarebbe interessante, se fossero resi disponibili, potere realizzare un Museo dell’Acqua. Sì, ricorda bene il prof. Sturiale, quando il fotografo Angelo Puglia (papà di Vittorino, Adelina e degli altri fratelli) utilizzava l’acqua della fontanella ferroviaria per lavare i suoi vetrini, poiché aveva lo studio proprio sottostante la stazione, sulla via Regina Margherita. Per quanto riguarda il racconto A Vapurera, di Totino Caminiti, ricordo che il prof. Nino Nicotra ne aveva fatto una trasposizione teatrale, magari si potrebbe riprendere.

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