Mercoledì 13 Dicembre 2017
I podisti jonici raccontano la loro esperienza alla maratona di New York


"La gente ti incita, ti chiama, ti dà una forza in più"

di Carmelo Micalizzi | 18/11/2013 | SPORT

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Alla celebre maratona hanno partecipato ben 58.456 atleti

Ritornati dopo le due settimane trascorse a New York, 4 dei 5 runners jonici ci hanno raccontato il loro soggiorno americano. Un'esperienza che gli ha consentito di conoscersi meglio, avendo vissuto insieme l'intenso periodo di preparazione pre-gara. “Siamo stati per i primi sette giorni in una zona residenziale immersa nel verde – ci spiega il santateresino Paolo Garufi –, abbiamo noleggiato un suv e siamo andati in giro tutti insieme, avendo anche la grande occasione di visitare da vicino la Casa Bianca”. Pierpaolo Maimone invece, ci racconta di come il gruppo si sia unito durante il trascorso newyorkese: “Prima conoscevo bene solo Paolo e Nino Busà , Nuccio Micali e Melino Puliatti solo di nome. E’ stata una bellissima esperienza per tutti noi”. La maratona, che è la più partecipata al mondo, ha accolto quest'anno ben 58.456 iscritti di cui 50.304 sono riusciti a tagliare il traguardo percorrendo interamente i 42.195 metri del percorso che, per coloro i quali non hanno un buon allenamento sulle gambe, può rilevarsi davvero ostico: “Nella maratona c’è il cosiddetto muro dei 30 km, dove si fermano o perdono posizioni moltissime persone – ci spiega Garufi -: se non hai il chilometraggio nelle gambe, se non percorri almeno 60-70 km a settimana nei 3 mesi precedenti alla gara, avrai una crisi che ti stroncherà. Ci vuole forza mentale e in questo senso il pubblico ti aiuta tantissimo: la gente ti dà quella spinta, ti incita, ti chiama per nome. E’ proprio lì che si vede – continua Garufi – chi è andato a gareggiare in modo amatoriale e chi punta ad un buon risultato”. Altro protagonista della maratona è stato Melino Puliatti, costretto a rallentare di molto il suo ritmo per il riacutizzarsi di un problema al polpaccio. Alla nostra domanda su come abbia fatto a portare a termine la gara, ha così risposto: “Cercavo sempre qualche italiano accanto a me e cercavo di raggiungerlo e così ho superato le difficoltà. Il pubblico e i nostri conterranei mi hanno dato molta spinta e sono stati fondamentali per farmi arrivare in fondo”. La dimostrazione di quanto sia vissuta intensamente e con grande attenzione la manifestazione sportiva a New York ce la fornisce ancora Paolo Garufi: “New York il giorno della maratona riesce a fermarsi, c’è un attimo in cui le strade sono chiuse, la città si ferma. E’ stato bellissimo essere supportati da italiani, compaesani che hanno portato i cartelli per fare il tifo. Un’altra cosa che mi ha colpito tantissimo sono le sensazioni di chi ha vissuto la corsa da fuori: lì c’è un grande rispetto per il podista, un’altra cultura, le auto nel vederci correre come da abitudine contro mano, rallentavano, si spostavano e una volta passati, riprendevano la loro marcia. Tutto al contrario di quello che succede dalle nostre parti…”. Pierpaolo Maimone aggiunge: “E’ pazzesco, se vai in giro con la medaglia, ti fanno le congratulazioni, ti fanno domande, anche giorni dopo la maratona, è un evento che vivono davvero con grande entusiasmo”. Nino Busà, che ha tagliato il traguardo in 3h e 17 minuti, racconta: ”E' stata la festa dei maratoneti e degli spettatori: l'emozione che si prova a gareggiare non è lontanamente immaginabile se non vissuta in prima persona. La gente ti incita, ti chiama, fornendoti la forza mentale che sopperisce a quella fisica man mano che passano i chilometri. Sulla maglietta avevo inciso il nome con stampata una trinacria: al mio passaggio i siciliani presenti tra il pubblico impazzivano letteralmente nel modo in cui mi acclamavano. Ho vissuto turbinio di emozioni e di sensazioni di benessere mentale, la benzina necessaria per ultimare sopratutto gli ultimi km. La gara mi è sembrata veloce, come se avessi impiegato soltanto 15 minuti: l'incitamento che il pubblico ti da ti fa perdere non solo la sensazione della stanchezza, ma anche quella dello spazio e del tempo. Indubbiamente New York è una città, che prima di morire, bisogna assolutamente visitare. La gente è cordiale ed accogliente, la voglia che hanno sempre di partecipare ad ogni singolo evento stimola la tua curiosità e fantasia anche per le semplici attività giornaliere.”
La maratona di New York fa parte di un “circuito”, le “World Marathon Majors” che comprende, oltre la manifestazione della Grande Mela, altre 5 tappe: Tokyo, Londra, Berlino, Boston e Chicago. L’obiettivo per i santateresini Maimone e Garufi, come ci hanno rivelato, è quello di riuscire a correrle tutte almeno una volta e già Tokyo, come ci anticipa Pierpaolo Maimone, potrebbe essere la prossima tappa per febbraio 2015. Alla nostra richiesta di lanciare un messaggio a tutti i curiosi e gli appassionati, i due podisti di S. Teresa di Riva hanno risposto così: “Correre significa anche conoscere i nostri paesaggi, qui ce ne sono veramente di splendidi come quelli che ad esempio attraversa la “Supermaratona” che parte da Fiumefreddo e arriva a 3000m sull’Etna. Ci fa piacere essere stati seguiti così tanto – continua Maimone - per quello che è l’impulso a portare nuova gente ad avvicinarsi allo sport ed alla corsa nelle funzioni che ha nell’educazione alla salute e nel sociale. Tutti possono partecipare e provare l’esperienza di New York, magari anche per iscriversi al “Dash to the finish line”, che sarebbero gli ultimi 5km del percorso della maratona e correre in modo del tutto amatoriale”. Paolo Garufi invece ci conferma la sua presenza a New York il prossimo anno e invita tutti a mettersi in gioco: “Ho iniziato a correre da poco, sono un grande appassionato di sport. Ho iniziato nel 2011, quasi per caso, iscrivendomi alla maratona di New York, allenandomi una volta la settimana e finendola in 4h e 40, da lì ho intensificato gli allenamenti. Se mi avessero detto “corri!” - continua Garufi - avrei risposto “non ho il tempo”, ma il tempo lo trovi, ti alzi presto la mattina e tutto quello che “perdi”, lo riguadagni veramente con gli interessi. Credo che correre sia il mettersi alla prova, anche quello che in fondo è la vita, ti prefiggi un obiettivo, lo inizi e lo porti a termine esclusivamente con le tue forze e quando arrivi al traguardo e vedi la finish line è come se ti passasse tutto, veramente indescrivibile”.

 

Più informazioni: maratona new york  


COMMENTI

Pierpaolo Maimone | il 19/11/2013 alle 10:17:50

Grazie perchè state facendo conoscere la corsa ed il suo fascino a molte persone. Vorrei aggiungere che anche i nostri luoghi dove noi ci alleniamo offrono dei panorami mozzafiato che magari normalmente non apprezziamo perchè ci siamo "abituati". Fra i miei giri preferiti in allenamento ci sono quello della riviera da S.Teresa a Capo Scaletta e ritorno e l'altro da S. Teresa al porto di Naxos e ritorno e il super giro Santa Teresa-Savoca-Casalvecchio-Fadarechi-Passo Aranciara- Murazzo- Scifì-Percorso Val d'Agrò ( che io definisco la mia Rift Valley ) - S. Teresa. Sono panorami che la gente di tutto il mondo ci invidia e dovrebbero essere valorizzati organizzando anche delle camminate non competitive come spesso accade nel profondo Nord. Personalmente ho preso parte a diverse manifestazioni del genere nel Milanese e nella zona di Bergamo dove queste sono spesso associate a piccole sagre e che spesso coinvolgono circa un migliaio di persone. Qui questa cultura non ha ancora preso piede ma speriamo che con il tempo avvenga.

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