Martedì 17 Gennaio 2017
Quando la mancanza di lavoro fa perdere l'autonomia personale e rende sempre più deboli


La povertà dei giovani nel comprensorio jonico

di Santo Trimarchi | 30/10/2016 | OPINIONI

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Il Rapporto 2016 della Caritas su povertà ed esclusione sociale in Italia e alle porte dell'Est Europa ci dice che i nuovi poveri italiani sono giovani e lavoratori e fra questi i più si trovano al Sud. Da qui, pur non essendo esperti in statistiche e non avendo dati certi da consultare, ci viene facile leggere la realtà comprensoriale jonica in cui viviamo ed esprimere una riflessione. Purtroppo si percepisce a vista il disagio sofferto dai giovani che non hanno lavoro, che spesso seguono un corso di studi faticoso ma senza prospettive, che sono privati di strutture associative, ricreative e culturali realmente edificanti. Al contrario invece prolificano luoghi di "distrazione" come le sale gioco, i locali per scommettere e bere, chiacchierare e giocare, mangiare e seguire musica e video da stordimento. Diversi giovani continuano a studiare fuori e a volte restano anche all'estero con veri sacrifici, lontano dagli affetti familiari e dall'ambiente natio. Alcuni s'impegnano a lavorare saltuariamente o nella stagione estiva e vanno incontro a difficoltà di ogni genere perchè restano precari a vita, non vengono remunerati a dovere, non possono godere dei diritti degli occupati in regola. Altri si mantengono a carico della famiglia, sempre in cerca di un impiego decoroso, ma sperimentano la frustrazione, la concorrenza, la pressione, l'instabilità mentale, l'incertezza, l'isolamento e la malattia.

In effetti la mancanza di un'occupazione mette i giovani in stato di dipendenza e si determinano situazioni di malessere sul piano organico e sociale tali da indurre al consumo di sostanze artificiali, come fumo, alcool e droghe varie per alienazione, per dimenticare, per piacere o per paura di affrontare le difficoltà della realtà quotidiana. Si rischia così di perdere l'identità e l'autonomia personale, si entra in un circolo vizioso, che imprigiona e rende man mano più deboli, si diventa poveri di fatto. I giovani subiscono non solo la mancanza di lavoro, ma patiscono lo smarrimento della personalità e la fatica di costruirsi una vita affettiva matura ed un futuro dignitoso, per l'incapacità di sapersi orientare in un mondo altamente competitivo, caratterizzato dalla "sindrome del mercante", secondo cui prevale la logica del più forte e del più furbo a discapito dei più svantaggiati.

La povertà si riflette in ambito sociale perchè viene meno il ricambio naturale e l'apporto di nuove energie in grado di affrontare le sfide emergenti ed i problemi di una realtà complessa. Ci sarebbe bisogno di menti aperte, di intelligenze fresche e di metodologie innovative in tutti i settori, mentre la classe degli "anziani efficienti" mantiene le redini del comando ed adotta vecchi sistemi, soprattutto nel Meridione e nei paesi di periferia, per detenere un dominio di superbia, arroganza e presunzione soprattutto in politica, ma anche in economia e nella società tutta logorata dal pregiudizio, dall'invidia, dall'ipocrisia e dalle mormorazioni che impediscono ai giovani di farsi spazio ed intraprendere percorsi di rinnovamento, fondati sulla fiducia e la speranza, sui sogni e le risorse a disposizione, sulla collaborazione e la valorizzazione dei beni comuni.


COMMENTI

Virginia Caltanissetta | il 01/11/2016 alle 13:09:04

Mio figlio è handato in Scozzia perkè al Sud non c'è lavoro e a conosciuto tanti italiani del sud come a lui. Riddicolo

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