Lunedì 01 Maggio 2017
Un invito al rinnovamento in vista delle future elezioni amministrative


La politica del "gratuito" per rivitalizzare la riviera jonica

di Santo Trimarchi | 13/10/2016 | OPINIONI

1070 Lettori unici | Commenti 3

Sempre più fre­quentemente nella nostra società prevale la politica del compro­messo e si assiste per lo più alla ricerca del proprio interesse, provocando di conseguenza una rete di raccomandazioni  e di privilegi che conducono facilmente alla corruzione ed alla stessa decadenza della convivenza civile. A cominciare dai piccoli mondi del proprio paese occorre cambiare rotta per riappropriarsi collettivamente e democraticamente della gestione della società. Accade spesso di essere sradicati dalle proprie origini, di essere privati del futu­ro, di essere costretti a vivacchiare. Per i furbetti di turno, i venditori di fumo, gli spacciatori di illusioni, è meglio essere addormentati  o restare “drogati”!. Nella società del profitto il potere economico, politico, finanziario, ha co­me fine principale se stesso e si ripropone sotto varie forme per mantenere il dominio dei soliti sia a livello locale che regionale, nazionale e mondiale. Il filo conduttore è sempre quello dello sfruttamento degli altri, delle istituzioni e del patrimonio sociale a fini privati ed egoistici che si rendono visibili con appropriazioni indebite, prevaricazioni palesi, strumentalizzazioni ed amministrazioni ingiuste.

Le leggi che regolano questo sistema non tengono conto dei cittadini, del loro bene, del loro progresso. Urge che le persone che non accettano le regole del profitto e che vogliono intraprendere la via del gratuito s’incontrino per dare vita a ' spazi alternativi ' fondati su una politica libera, onesta, condivisa e costruttiva con relazioni interpersonali di rispetto, di valorizzazione e di fiducia reciproca nella trasparenza. Deve sorgere non tanto elaborazione teorica di programmi, di intenzioni e di promesse a vuoto, quanto piuttosto la sperimentazione di vita, la messa in atto di esperienze acquisite. Se un insieme di professionisti (medici, avvocati, giudici, maestri etc.) e di agricoltori, operai, artigiani, negozianti, casalinghe, si uniscono ed operano assieme secondo le regole del gratuito, si spezzano le regole della casta. Se queste persone di buona volontà cominciano a dialogare e si confrontano sul bene comune, senza conflitto di interesse, con l'obbiettivo di interrompere la riproduzione di inerzia già all'interno delle piccole comunità, si potrà garantire certamente una diversa qualità della vita, a salvaguardia dell'ambiente in cui si vive ed in difesa del benessere umano e sociale.

Uno solo, sia sindaco, sia manovratore esterno, sia procacciatore di consensi, sia abile manipolatore ed oratore, non potrà mai cambiare un sistema ormai radicato negli anni che si propaga a macchia d'olio e contamina, corrode la sana cultura degli uomini perbene, della gente semplice, dei giovani sognatori. Se ci sono più persone con la stessa visione del mondo, si possono scardinare le dinamiche della società del profitto e metterle in crisi. Attraverso la politica del "gratuito" si può rivitalizzare il tessuto sociale, rimettere in gioco le parti creative e ripensare il governo della "cosa pubblica" a servizio di tutti, a sostegno dei più deboli, a favore dei bambini e delle donne, degli anziani e dei giovani, dei disoccupati e dei lavoratori, dei commercianti e degli imprenditori. Nella collaborazione e nella reciprocità, nella dignità e nella promozione, nella responsabilità e nel dovere, nella capacità di farsi prossimo si può innestare un circolo virtuoso per eliminare le cause dell'ingiustizia e del malcostume, della degenerazione e dell'immobilismo, del carrierismo e dell'individualismo. Il rinnovo delle piccole amministrazioni possono diventare un'occasione di risveglio per ripartire con la speranza di migliorare e dimostrare il desiderio di  bontà, di bellezza e di verità per trasformare la vita quotidiana in azione politica che serve l'uomo, la comunità dei cittadini.


COMMENTI

Pippo Sturiale | il 14/10/2016 alle 08:43:57

Il gratuito non dovrebbe esistere ... se la società fosse giusta, se si perseguissero gli interessi di tutti, anzi, meglio, della maggioranza delle persone e non di chi accumula ricchezze. Il gratuito è il sintomo del male, quindi non dico che prima deve essere abolito il gratuito (anche se spesso è un alibi perché lo Stato non pensi ai problemi!), ma sicuramente il male da cui proviene. Io, che pratico il gratuito da una vita, sono stufo, non mi sta più bene! Voglio, dico VOGLIO, cambiare la società! Santo, tu mi dici che è impossibile. Non mi piace nemmeno questo discorso. Per me occorre lottare, sempre. A volte sembrerà contro i mulini a vento, occorre insistere, non basta il resistere. Io affermo sempre che se ciascuno di noi spingesse, anche solo con un dito, in una direzione, si potrebbe cambiare il modo di gestire il mondo. Non è facile, in questa società di manipolatori e procacciatori di consenso per conto terzi (chi detiene il potere economico e accumula, accumula ... per cosa poi? ... lasciamo tutto su questa terra!). Serve poter capire i meccanismi perversi di questa società e per fare questo occore sapere, informarsi, non credere agli imbonitori ... ROMPERE LE SCATOLE

Santo | il 14/10/2016 alle 15:04:53

Il gratuito deve esistere proprio per spezzare la rete del male, dovrebbe contraddistinguere lo stile della politica a servizio dell'uomo e della comunità!!! Per me nulla è impossible e credo nella bontà intrinseca degli uomini che possono cambiare stile di vita riconoscendosi creature, figli di Dio, fragili e bisognosi di aiuto senza presunzione, arroganza, irruenza e possibilmente senza rompere le scatole ma nella ricerca della verità con pazienza, amore e cooperazione!!!

Pippo Sturiale | il 15/10/2016 alle 08:32:19

Sto vedendo un film su Don Milani: obbediva si, ma rompeva le scatole con le sue azioni. Fare i bravi "ragazzi" spesso viene confuso con la rassegnazione ... e io non sono abituato a rassegnarmi se non serve alla causa. Siamo fragili, imperfetti ....(ma figli di quale Dio?) con tutte le religioni (tutte belle e buone) che esistono. Io non ho la presunzione di pensare che che quello in cui credo o la mia religione sia superiore a quella degli altri, anche se a volte irruento. Ho la paura che il gratuito che allieva i bisogni sia un alibi perché lo Stato non intervenga, quindi non fa prendere le decisioni giuste. Mentre scrivo Don Milani dice "critico il nostro Vescovo perché gli voglio bene": faccio mie le sue parole, naturalmente non mi riferisco al Vescovo ma alle persone con cui interagisco. In ogni caso gli uomini se amano cambiano se stessi, gli altri e la società.

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