Martedì 26 Settembre 2017
La Procura contesta irregolarità sul Residence Grecale, posto sotto sequestro


Abusi edilizi a Furci: indagati tecnico comunale, consigliere e familiari del sindaco

di Andrea Rifatto | 10/09/2017 | CRONACA

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Il Residence Grecale: i lavori sono stati sospesi dalla Procura

Avrebbero costruito un palazzo di tre piani violando la normativa edilizia, con la complicità di chi ha autorizzato le opere. In nove, tra tecnici comunali, progettisti e privati, sono indagati a Furci Siculo dalla Procura della Repubblica di Messina per la realizzazione del “Residence Grecale”, struttura a tre elevazioni fuori terra oltre piano cantinato destinata a locali commerciali, appartamenti e garage, ubicata sul lungomare Amerigo Vespucci all’angolo con via Interdonato. L’inchiesta è partita lo scorso anno dopo una denuncia recapitata alla Procura peloritana e vede indagati il capo dell’Area tecnica del Comune, l’architetto Claudio Crisafulli, 61 anni; l’ingegnere Giovanni Curcuruto, 42 anni, consigliere comunale di maggioranza coinvolto nella qualità di progettista e direttore dei lavori e sette privati tra cui la moglie, i cognati e altri parenti del sindaco Sebastiano Foti. Le indagini, svolte dalla Sezione di Polizia giudiziaria della Polizia municipale di Messina, hanno portato il 10 luglio al sequestro preventivo del residence, disposto dal giudice per le indagini preliminari Daniela Urbani ed eseguito dai Vigili urbani della città dello Stretto, che hanno contestualmente notificato il provvedimento agli indagati. Provvedimento, ritenuto dal gip “necessario allo scopo di evitare che la libera disponibilità delle opere possa aggravare e/o protrarre le conseguenze del reato mediante il completamento e l’utilizzazione delle opere", confermato dal Tribunale del Riesame, che ha rigettato la richiesta di dissequestro presentata dai legali dei coinvolti.

Le accuse. Secondo la Procura l‘architetto Crisafulli, indagato in concorso con i proprietari per abuso d’ufficio, ha rilasciato il 13 febbraio 2015 il permesso di costruire per la demolizione e ricostruzione del fabbricato esistente sul lungomare all’angolo con via Interdonato ai sensi del Piano casa Sicilia (Lr. 6/2010), che consentiva un aumento del 25% della cubatura nel caso di ricostruzione in seguito a demolizione di abitazioni esistenti, purché le stesse risultassero ultimate al 31 dicembre 2009. Secondo i giudici il permesso è stato però rilasciato in assenza di questi requisiti, procurando ai privati richiedenti un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell’edificazione di una terza elevazione fuori terra pari a 1.273 metri cubi e 462 metri quadri, suddivisa in sei appartamenti. Ai proprietari e all’ingegnere Curcuruto viene contestata, sempre in concorso, anche la violazione del Dpr 380/2001 (Testo unico dell’edilizia) per aver eseguito i lavori in assenza di permesso di costruire, in quanto il titolo autorizzativo sarebbe stato rilasciato violando i dettami del Piano casa e dunque ottenuto illegittimamente.

Quella richiesta del 2011. I sette proprietari avevano presentato il 13 dicembre 2011 al Comune di Furci l’istanza avente ad oggetto “progetto di demolizione e ricostruzione di un fabbricato sito in via Amerigo Vespucci angolo via Interdonato” da effettuarsi in applicazione della Lr. 6/2010 (Piano casa). Nonostante il parere negativo dall’allora dirigente dell’Ufficio tecnico, l’ingegnere Francesco Foti, che prescriveva loro una serie di integrazioni tra cui la dimostrazione della destinazione residenziale del fabbricato e della regolarità dei pagamenti Ici e Tarsu, i proprietari non adempivano ma anzi il 2 marzo 2013 sollecitavano il Comune a rilasciare il permesso, che ottenevano dall’architetto Crisafulli, nominato l’1 agosto 2013 dirigente dal sindaco Sebastiano Foti, in carica da appena due mesi. Sindaco, sottolinea il gip gettando un’ombra, che è coniuge di una delle proprietarie. “Crisafulli rilasciava quindi il titolo – scrive il gip – nonostante l’immobile non risultava destinato a uso residenziale, poichè il piano terra interessato dalla demolizione e ricostruzione aveva destinazione di fabbrica di derivati agrumari e il primo piano non risultava ultimato alla data del 31 dicembre 2009. I richiedenti - si legge ancora nel decreto - non erano inoltre in regola con il pagamento dell’Ici alla data di presentazione dell’istanza, versata per gli anni 2010/2011 solo il 12 febbraio 2015 (quindi il giorno prima del rilascio del permesso di costruire) mentre il pagamento della Tarsu risultava omesso per il periodo 2006/2011". I fatti sono stati accertati dalla Polizia municipale e compiutamente descritti in una dettagliata informativa supportata da documentazione, rilievi fotografici e dalle sommarie informazioni rese dall’ingegnere Francesco Foti, che si rifiutò di firmare il permesso di costruire dopo la presentazione dell’istanza, che rimase per tre anni e mezzo sui tavoli dell’Ufficio tecnico furcese fin quando l’architetto Crisafulli, indagato anche per la vicenda dell’assenteismo sull’orario di lavoro, venne nominato dirigente e sbloccò poi la pratica. Nell’agosto 2013 il Comune affidò un incarico all’avvocato Carmelo Saitta per la redazione di un parere pro veritate in merito al rilascio del permesso di costruire, che secondo quanto scrisse il legale era conforme alle norme edilizie. Parere su cui si basò anche la Regione esprimendo parere favorevole alla costruzione. Ma per gli inquirenti vi sono state comunque violazioni alle leggi vigenti.

Il passaggio di proprietà. L’edificio risulta intestato da alcuni mesi alla Mam Costruzioni Srl di Roccalumera, impresa che ha realizzato l’opera e di cui sono titolari i fratelli Marco e Andrea Maccarrone. Il primo, ingegnere, secondo i dati esposti in cantiere risulta essere coordinatore per la progettazione e l’esecuzione, responsabile dei lavori e direttore del cantiere. La Mam Costruzioni non è coinvolta nell’inchiesta ma ha dovuto fermare i lavori dopo il sequestro disposto dalla Procura. Sequestro che i legali puntano adesso a far revocare rivolgendosi alla Corte di Cassazione.


Il fabbricato esistente prima della demolizione



COMMENTI

Massimo | il 11/09/2017 alle 07:33:45

Purtroppo quello che non riesco a capire nel nostro paese Italia sono le diversità di pareri , ing Foti parere negativo , Arch Crisafulli positivo ,ma i regolamenti funzionano ad interpretazione o esiste una circolare unica , a questo punto mi chiedo L' ing Foti fa parte ancora dell'ufficio tecnico e l'arch Crisafulli e ancora responsabile ? , ha raggiunto altre mete .. non voglio aggiungere altro .

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