Domenica 11 Aprile 2021
Gli insediamenti produttivi e i servizi, in un contesto con difficili condizioni di vita


L’economia di Santa Teresa alla fine dell'800: un giovane comune dinamico e in crescita

di Paola Rifatto | 04/04/2021 | STORIA

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Il pozzo Fiorentino realizzato nel 1875

La marina di Savoca, costituita dalle borgate di Furci, Bucalo e Barracca e dalle adiacenti contrade, diviene comune autonomo nel 1854 con il nome di Santa Teresa, al quale successivamente (1864) viene aggiunto “di Riva”, per la posizione geografica prossima al mare Jonio e per distinguerlo da altri paesi omonimi. Il nuovo comune si sviluppa per circa cinque chilometri lungo la strada rotabile Messina-Catania, tra i torrenti Agrò e Pagliara, ha una superficie di 26 Kmq e al primo censimento della popolazione, effettuato nel 1861, conta 2.455 abitanti. Nei censimenti successivi si registrano incrementi demografici per ulteriori trasferimenti dai centri collinari: 3.039 al 1871, 3.665 al 1881, fino a superare i cinquemila abitanti (5.061) al censimento 1.901. Con l’unità d’Italia viene introdotta l’istruzione pubblica: nell’anno scolastico 1862-63 c’è una scuola elementare, con 40 alunni. La sede degli uffici comunali, inizialmente stabilita a Furci, dall'1 gennaio 1868 è trasferita a Bucalo, con Regio Decreto del 15 dicembre 1867. Dal punto di vista amministrativo, Santa Teresa di Riva fa parte della provincia di Messina, circondario di Castroreale ed è capoluogo del mandamento omonimo, che comprende i comuni di Antillo, Casalvecchio, Forza d’Agrò, Limina, Locadi, Roccafiorita e Savoca. L’economia locale, al momento della nascita del Comune, si basa prevalentemente sull’agricoltura, ma nella borgata di Furci ha particolare rilievo anche l’attività della pesca. La realizzazione della strada ferrata Messina-Catania (1866-67) e la costruzione della stazione rendono il paese un importante nodo ferroviario e favoriscono lo sviluppo delle attività commerciali e artigianali. 

Ecco la descrizione del comune in alcune pubblicazioni della seconda metà dell’Ottocento. Vocabolario geografico-storico-statistico dell’Italia, 1873: “Siede in Val Demone in territorio fertile, con granaglie, legumi, frutta ed ortaggi. Trovasi alla vista del mare ed ha benefizio di arti, mestieri e pubblica scuola. Ab. 3039. Vi è ufficio di posta e di telegrafo e stazione di ferrovia sulla linea Messina-Siracusa”. Annuario d’Italia, 1896: “Bel paese marittimo in ridente e salubre posizione. Prodotti: grano, vino, olio, frutta, limoni, pingui pascoli, numeroso bestiame. Fiere: quindicinale di bestiame”. Nel settore agricolo, le principali colture della prima metà dell’800, vigneti e uliveti, intorno al 1870 cominciano ad essere sostituite dalla nuova coltura degli agrumi, che diverrà la più importante. Sono piantati prevalentemente limoni e sono costruiti numerosi pozzi per irrigare le piantagioni: il primo pozzo “moderno”, con annesso acquedotto sopraelevato, viene realizzato nel 1875 da Francesco Fiorentino, imprenditore proveniente da Napoli. Le attività “industriali” di fine secolo sono generalmente collegate all’agricoltura: si tratta, tranne qualche eccezione, di piccole aziende artigianali di trasformazione dei prodotti locali. I dati su di esse sono ricavati, in prevalenza, dalla pubblicazione del Ministero Agricoltura, Industria, Commercio “Annali di statistica, Notizie sulle condizioni industriali della Provincia di Messina”, 1897. Industrie alimentari: ci sono 16 fabbriche di pasta da minestra con 16 torchi a trazione animale, i lavoranti sono 94, tutti maschi, di cui 15 sotto i 15 anni. Il numero medio annuo dei giorni di lavoro è pari a 70. La pasta da minestra costituisce la base dell’alimentazione della popolazione e buona parte del prodotto è destinato al consumo locale. Ci sono 9 produttori di olio di oliva e 5 oleifici (trappeti) con 5 torchi. In questi ultimi sono impiegati 30 lavoranti maschi, di cui 5 sotto 15 anni, per un numero medio annuo di 25  giorni. Alla coltivazione dei limoni sono collegate 6 fabbriche di agrocotto ed essenze con 124 lavoranti, tra maschi e femmine: in genere ogni fabbrica ha uno o due torchi, in legno o in ferro, e caldaie per la bollitura dell’agro, tutte restano in esercizio da quattro a cinque mesi l’anno. L’agrocotto si ricava spremendo il succo dei limoni, che viene poi concentrato mediante l’ebollizione in grosse caldaie. Le cortecce dei limoni invece sono utilizzate per produrre le essenze. I prodotti sono generalmente venduti ai negozianti di Messina, che poi li spediscono per la maggior parte all’estero, dove l’agrocotto viene utilizzato per la produzione di acido citrico. 

La fabbrica più moderna di Santa Teresa, che ha vero carattere “industriale”, è lo stabilimento enologico di Salvatore De Pasquale, il più importante della provincia di Messina, che nel 1886 vince il terzo premio (medaglia di bronzo e 250 lire) al Concorso bandito dal Maic (Ministero Agricoltura, Industria, Commercio) per promuovere il miglioramento del materiale vinicolo e delle cantine. Il De Pasquale non ha vigneti, ma acquista la materia prima e produce da 4 a 5.000 ettolitri di vino l’anno, di cui 1.000 ettolitri di vino da pasto detto Claretta e il resto di Marsala, Lacrima Cristi e Moscato. I vini del De Pasquale sono esportati in Russia, Norvegia, Danimarca, Germania, Inghilterra ed America. Nello stabilimento sono occupati abitualmente otto lavoranti maschi (5 adulti e 3 sotto i 15 anni); durante la vendemmia, per una quarantina di giorni, i lavoranti sono 42. L’imprenditore messinese è anche titolare di una fabbrica di aceto di vino, nella quale lavorano tutto l’anno undici operai maschi (8 adulti e tre sotto i 15 anni). Il prodotto viene venduto in massima parte in Italia (Campania, Romagna, Veneto, Lombardia), ma piccole quantità sono anche esportate in Germania, in Austria, in Inghilterra e in Russia. Ai primi del Novecento il De Pasquale trasferirà le due attività a Messina, nella borgata di Camaro Inferiore. Industrie tessili: c’è una filanda di seta a vapore della ditta Rosario Garufi e figli, ubicata nella borgata di Furci, attrezzata con 48 bacinelle e una caldaia di 19,59 mq: vi lavorano 45 donne, di cui 10 sotto i 15 anni ed un uomo. Il numero medio delle giornate lavorative è pari a 90. Ci sono 11 produttori di seme bachi, materia prima da cui inizia la filiera serica. È praticata inoltre la tessitura casalinga: ci sono 50 telai di cui 15 per tessitura stoffe lisce e operate, 15 per tessitura cotone, 30 per tessitura di lino e canapa e 5 per tessitura di materie miste. La  media delle giornate lavorative è di 150 annue. I telai a domicilio sono per la maggior parte telai primitivi, che producono esclusivamente per uso domestico. Infine, tra le “industrie minerarie, meccaniche e chimiche” sono censite una fornace e una fabbrica di fiammiferi di legno, con 2 lavoranti; tra le “industrie diverse” 3 fabbriche di botti e barili, con  3 lavoranti. Nel settore commercio, in base ai dati dell’Annuario d’Italia - Calendario Generale del Regno del 1896, vi sono le seguenti attività: 13 negozi di agrumi , 12 negozi di cereali, 9 negozi di paste alimentari, 1 negozio di olio di oliva, 5 negozi di pellami, 2 negozi di prodotti agricoli, 10 negozi all’ingrosso di vini. A questi si aggiungono 7 chincaglieri, 1 confettiere, 2 droghieri ed 1 negozio di macchine da cucire. Di particolare rilievo è la fiera quindicinale di bestiame, luogo di commercializzazione degli animali allevati in loco e nelle zone circostanti. 

Quanto ai servizi, alla fine dell’Ottocento il comune di Santa Teresa di Riva risulta sede dei seguenti uffici: pretura, ufficio del registro, ufficio gabelle, ufficio postale, ufficio telegrafo, stazione ferroviaria, delegato scolastico mandamentale, delegazione di porto (istituita con R.D. 20 luglio 1890) con competenze sanitarie. Completano il quadro due agenti di assicurazione, un notaio, due avvocati, nove medici e tre farmacie. Il profilo che emerge è quello di un comune dinamico, in crescita sia dal punto di vista socio-economico che demografico: al censimento 1901 Santa Teresa di Riva, con oltre cinquemila abitanti, è il centro più popoloso della fascia jonica messinese, considerato che Taormina e Giardini alla stessa data hanno rispettivamente 4110 e 3664 abitanti. Nello sviluppo del “giovane” comune, un ruolo fondamentale ha la nuova coltivazione degli agrumi, più redditizia delle colture precedenti, che innova profondamente l’economia locale, favorendo la formazione di una classe di piccoli e medi proprietari terrieri e accentuando il processo di “scivolamento”della popolazione dai centri collinari verso “la marina”. Tuttavia è da tenere presente che tali mutamenti avvengono in un contesto ancora caratterizzato da elevati tassi di analfabetismo, da condizioni di vita vicine alla sussistenza per larghe fasce di popolazione e da migrazioni  dirette verso lidi più lontani, al di là dell’oceano.


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