Il naufragio del brigantino greco Athena e il gesto eroico compiuto da Carmelo Maccarrone
di Paola Rifatto | oggi | STORIA
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Il brigantino greco Athena naufragò nella Marina di Savoca il 3 novembre 1846. L’episodio è stato ricostruito dettagliatamente da Salvatore Coglitore nell’articolo “1846, il naufragio di un brigantino greco a largo della marina di Savoca”, pubblicato sul nostro giornale il 2 aprile 2025 sulla base di documenti dell’Archivio Caminiti, nello specifico 17 lettere tra Giuseppe Caminiti, padre dell’autonomia di Santa Teresa di Riva e il console greco Giorgio Kiliver, oltre ad un attestato datato 8 aprile 1847 con il quale il console ringrazia Caminiti per avere salvato otto uomini dell’equipaggio e per averli successivamente assistiti. Abbiamo però trovato ulteriori elementi nella stampa dell’epoca, che descrive “un atto degno di ammirazione e di encomio” avvenuto nella “Marina di Savoca”, (corrispondente agli attuali comuni di Santa Teresa di Riva e Furci Siculo), in provincia di Messina, il 3 novembre 1846, in occasione del naufragio di un brigantino ellenico denominato Athena. Si tratta di due periodici: uno dello Stato Pontificio, il “Diario di Roma” del 21 novembre 1846 n. 93 e uno del Regno Lombardo-Veneto il “Foglio di Verona” del 27 novembre 1846 n. 142. Entrambi si basano sulla stessa corrispondenza da Napoli, Regno delle due Sicilie, che attribuisce il salvataggio ad un tale Carmelo Maccarrone. I due giornali riferiscono che nella Marina di Savoca, in provincia di Messina, nel novembre 1846 naufragò il brigantino greco Athena, proveniente da La Spezia, che l’equipaggio era composto da nove persone, compreso il capitano e rischiava di perire travolto dalle onde. La gente era accorsa sulla spiaggia e c’era chi già commiserava i malcapitati, ma un tale Carmelo Maccarrone “cuore pieno di umanità e coraggio”, decise di soccorrere quegli uomini che lottavano contro il mare impetuoso. Presa una lunga fune si lanciò a nuoto, sperando di gettare un capo della stessa in prossimità dell’imbarcazione sbattuta dalle onde. Dopo sforzi sovrumani, nonostante la furia del mare, gettò la fune, ma il tentativo non riuscì. Le forze gli venivano meno, ma gli giunse il suono dei lamenti che i naufraghi alzavano al cielo. Rianimato da quelle voci, fece uno sforzo più vigoroso e riuscì a lanciare la fune nella direzione giusta. Ad uno a uno gli uomini dell’equipaggio raggiunsero la riva, tranne uno solo ”il più faticato di tutti” che, toccata la spiaggia, fu travolto dalle onde. Nei documenti dell’archivio Caminiti non c’è alcun riferimento al gesto eroico di Maccarrone: probabilmente il Caminiti organizzò il soccorso e il Maccarrone si lanciò in mare; non viene neppure fatto cenno alla vittima travolta dalle onde. L’importanza e la tempestività del soccorso si manifestarono subito, perché poco dopo giunsero sulla spiaggia i “frammenti” del brigantino, squassato dalle onde. La corrispondenza da Napoli pubblicata dai due periodici così conclude: …”quel generoso aveva tratto otto vite dalle fauci della morte. Qual lode può eguagliare un tal fatto?”. I resti del brigantino furono recuperati da Giuseppe Caminiti, su incarico del console, nel tratto di mare tra Letojanni e la marina di Fiumedinisi, e venduti all’asta nel baglio di Sparagonà (Santa Teresa di Riva).













