Giovedì 02 Aprile 2020
La biografia inedita del casalvetino sepolto nel cimitero di S. Teresa


Onofrio Colloca, l'ex prete che lottò al fianco di Garibaldi

di Salvatore Coglitore e Carmelo Santisi | 29/09/2013 | STORIA

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Colloca e il suo basso a tracolla

Onofrio Colloca nacque a Casalvecchio Siculo il 18 agosto 1835, da Onofrio e Teresa Vitale. Il padre, ispettore daziale, era originario di Castroreale e fece educare il figlio in istituto religioso. Onofrio divenne prete ma non celebrò mai messa perché in attrito con i superiori a causa di un qualche avvenimento a noi sconosciuto. Fin da ragazzo ebbe amicizie con esponenti del liberalismo casalvetino, come il capitano Luciano Crisafulli. A 15 anni entrò nelle file dei patrioti che cospiravano per abbattere il regime borbonico. Nel 1857 si iscrisse alla Società Nazionale Italiana, fondata da Giuseppe La Farina e sostenuta da Garibaldi. Il  4 aprile  1860, circa 100 casalvetini si riunirono nella piazza principale del paese e decisero, al comando del capitano Luciano Crisafulli, di unirsi alle truppe di  Garibaldi  e così si avviarono verso Messina, accompagnati dalla banda musicale. Tra questi c’era il nostro Colloca col suo strumento, un basso a tracolla, ancora oggi conservato tra i cimeli storici. Non tutti fecero ritorno al loro paese, che li onorò con una lapide (vedi foto in basso) e con l'istituzione di una  Banda Cittadina e della relativa Scuola di Musica ancora oggi attiva. Il 15 aprile del 1860, sconoscendo ancora l’esito poco fortunato dell’insurrezione di Palermo, avvenuta il giorno precedente, Colloca fu uno dei promotori di quella di Scaletta e quindi dell’assalto dell’ufficio doganale di Casalvecchio per la requisizione di armi da servire all’imminente rivoluzione. Un corriere a cavallo venne allora inviato dai funzionari borbonici a Messina per avvertire il comandante di quel presidio dell’accaduto; ma il Colloca lo inseguì e, raggiuntolo presso Alì, gli uccise il cavallo, lo disarmò e, dopo averlo bastonato a sangue, lo lasciò a terra lungo la via, facendo ritorno al paese. Quest’atto, però, gli valse la persecuzione più accanita da parte delle spie borboniche che avevano ricevuto l’ordine di prenderlo vivo o morto, ed egli dovette darsi alla campagna col proposito di raggiungere Palermo, mentre gli sgherri governativi gli davano la caccia. Seppe, intanto, che i giovani casalvetini si preparavano ad incontrare Garibaldi a Marsala e, sprezzante di ogni pericolo, ritornò a Casalvecchio.
Onofrio Colloca fu presente allo sbarco dei mille e, facendo parte della squadra dei “picciotti” organizzata dal marchese Mauro e dal capitano Luciano Crisafulli, seguì il generale lungo tutta la campagna in Sicilia e combatté a Catalafimi, ad Alcamo e a Palermo. Partecipò, dopo, alle battaglie di Barcellona e di Milazzo e qui assistette alla morte del maggiore Miglivacca, battutosi da eroe nel combattimento svoltosi sullo storico ponte, mentre le truppe borboniche, al comando del generale Bosco, venivano sgominate dall’impeto delle camicie rosse.
Nel 1862, quando Garibaldi ritornò in Sicilia per raccogliere i suo seguaci e poi marciare su Roma, il Colloca lasciò la sua Casalvecchio, ansioso di rivedere il generale e di essergli ancora vicino nella nuova e temeraria impresa. Ma poco prima d’imbarcarsi per la Calabria, venne colto da violenta febbre e dovette rimanere nascosto a Messina, presso un amico. Quando apprese l’episodio dell’Aspromonte, provò tanto dolore e, pur avendo forti dolori, se ne ritornò a casa.
A Casalvecchio si dedicò personalmente alla cura delle sue proprietà, facendo spesso tanto bene a chi ne aveva bisogno. In tarda età si trasferì dal nipote Giuseppe Barone, che abitava a Santa Teresa di Riva in via F. Crispi, adiacente una vecchia filanda, poco vicino la via del Gambero. Onofrio Colloca, morì il 15 giugno 1935 alla veneranda età di quasi 101 anni. Sulla sua cassa venne deposta la camicia rossa, che egli aveva custodito con tanta cura e la sua salma trasportata a Casalvecchio Siculo. Ma visti i suoi trascorsi di ex prete, il sacerdote del tempo non permise che la cassa fosse portata in chiesa e benedetta, per cui venne trasportata direttamente al locale cimitero. Dopo un paio di anni, i nipoti costruirono una cappella di famiglia nel cimitero di Santa Teresa di Riva e lì trasportarono definitivamente le spoglie di Onofrio Colloca, garibaldino oggi dimenticato!
Cogliamo l’occasione per proporre di istituire a Casalvecchio Siculo un museo dedicato ai moti risorgimentali, e in particolare ai parecchi personaggi tra i quali ricordiamo il cap. Luciano Crisafulli, e nel contempo alla banda musicale, strettamente legata a quel periodo storico, che tra l’altro è la più antica della nostra riviera jonica.

 

Più informazioni: salvatore coglitore  garibaldini  


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