Roccalumera, dimissioni di Garufi e Basile: "Vadano via anche gli altri, si torni al voto"
di Andrea Rifatto | oggi | POLITICA
di Andrea Rifatto | oggi | POLITICA
196 Lettori unici
La consegna delle dimissioni in municipio
Noi andiamo via, ma lo facciano tutti gli altri. È la richiesta formalizzata ieri in municipio a Roccalumera dal vicesindaco Antonio Garufi e dall’assessora Natia Basile, che hanno protocollato in municipio le dimissioni ufficializzando la loro uscita dalla giunta comunale. «La seduta del Consiglio Comunale del 20 aprile ha sancito, in modo inequivocabile e definitivo, il venir meno della maggioranza politica uscita dalle urne nel 2023 - esordiscono i due dimissionari nel documento - l'approvazione degli atti fondamentali dell'Ente è avvenuta esclusivamente grazie al voto di "soccorso" del gruppo di minoranza, determinando una mutazione genetica della coalizione di governo e un palese capovolgimento del mandato ricevuto dai cittadini di Roccalumera. La gestione accentrata e monocratica priva di reale condivisione, favorita dalla totale subordinazione di parte di alcuni componenti dell’Amministrazione - sottolineano - impedisce l'attuazione del programma elettorale e la risoluzione delle gravi criticità che affliggono il territorio, determinando una situazione di stallo amministrativo. Rileviamo con estrema preoccupazione che tale gestione prettamente personalistica della macchina comunale sta determinando gravi e oggettive difficoltà nell'espletamento dei servizi basilari per la cittadinanza, inficiando il diritto dei cittadini ad un'amministrazione efficiente». Garufi e Basile, transitati lo scorso dicembre in Fratelli d’Italia lasciando Sud chiama Nord, rilevano che le consigliere del loro partito Antonella Garufi e Claudia Gugliotta e l’esponente di “Controcorrente” Simona Saccà, che hanno lasciato la maggioranza dichiarandosi indipendenti, «unitamente a noi rappresentano più del 60% dei consensi elettorali che hanno permesso l'elezione di questa Amministrazione, che ormai di fatto non esiste più come progetto politico. L'onore delle istituzioni e la dignità politica impongono di non restare arroccati a cariche che non godono più del sostegno della base consiliare originaria e le recenti affermazioni rese in aula dal sindaco in merito al "coraggio" e agli "attributi" necessari per chiedere e rassegnare le dimissioni presuppongono una risposta collettiva, trasparente e priva di ambiguità. È ferma la nostra volontà - hanno aggiunto nella lettera di dimissioni - anteporre il bene della comunità alla permanenza nel ruolo, dimostrando con i fatti l'assenza di qualsivoglia attaccamento alla "poltrona" e restituendo libertà di scelta al corpo elettorale». Antonio Garufi e Natia Basile hanno chiesto al sindaco e agli assessori Angela Puglisi e Ivan Clemente di dimettersi e in subordine, qualora non dovessero aderire alla richiesta, le loro dimissioni diventeranno ugualmente ed automaticamente esecutive e irrevocabili dal 9 maggio, anche se hanno specificato che da ieri hanno cessato ogni attività politica e assessoriale, «ritenendo conclusa l'esperienza di condivisione d'intenti con l'attuale vertice». Il lasso di tempo fino al 9 maggio «è inteso esclusivamente come periodo tecnico - hanno spiegato - necessario all'espletamento degli atti amministrativi minimi e improrogabili per il corretto passaggio di consegne, a tutela esclusiva dell’Ente». Secondo ex vicesindaco ed ex assessora sottoscrivendo il documento proposto l'Amministrazione rimetterà il mandato nelle mani dei cittadini: «La mancata sottoscrizione da parte degli altri destinatari rappresenterà un atto di esplicita delegittimazione politica, evidenziando un persistente attaccamento al potere che contrasta con la dignità e la coerenza che la politica deve ai cittadini». Il sindaco Lombardo ha annunciato di voler tenere una conferenza stampa domani in municipio: «Se c’è un depotenziamento degli assessori va evidenziato per iscritto - ha replicato - già a febbraio avevo chiesto le relazioni sul loro operato e mi sarei voluto confrontare su quello. La partita non si chiude ma si apre, ci sarà una lunga campagna elettorale che durerà due anni».













