Mercoledì 13 Maggio 2026
Gli interventi in aula dei consiglieri che ritengono di essere stati derubati nel 2024


L’opposizione di Forza d’Agrò: “Maggioranza abusiva, ecco perché devono dimettersi”

di Andrea Rifatto | oggi | POLITICA

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I consiglieri Verzino, Russo e Lombardo

Abusivi” perché eletti con i voti dei falsi residenti e dunque non legittimati a ricoprire la carica. Così i consiglieri di minoranza di Forza d’Agrò, Giulietta Verzino, Simone Russo e Carmelo Lombardo, hanno definito i membri dell’Amministrazione collinare del borgo collinare, nel corso della seduta di Consiglio comunale con all’ordine del giorno la richiesta di dimissioni di sindaco, assessori e consiglieri. «Non abbiamo mai parlato della moralità e della professionalità delle persone - ha esordito Verzino in aula - ma come amministratori sono responsabili in quanto indagati, siamo stati derubati e riteniamo che gli amministratori di maggioranza siano abusivi, perché secondo la magistratura hanno agito contro la legalità». La maggioranza ha ricordato come tra gli indagati per falsa attestazione sulla residenza vi siano anche cittadini vicini all’opposizione: «Non si possono paragonare le persone indagate nell’ambito della stessa inchiesta con gli amministratori, accusati di associazione a delinquere con il sindaco ritenuto a capo del sodalizi - ha replicato Verzino - è stato detto che la scorsa seduta consiliare era stata convocata in seduta segreta per tutelare le famiglie, salvo poi il giorno dopo pubblicare sulla pagina social dell’Amministrazione comunale i nomi di alcuni cittadini, che non sono stati tutelati. Noi non abbiamo fatto nomi ma sappiamo chi sono tutti gli indagati, quelli che vi hanno fatto vincere le elezioni: facendo carte false sedete su quei banchi in maniera abusiva e quindi vi dovete dimettere, perché le elezioni sono state rubate e le avremmo vinte noi senza quei residenti abusivi. Se avete un minimo di buon senso dovreste dimettervi». La consigliera ha ricordato un episodio citato nell’0rdinanza di custodia cautelare e addebitato al sindaco Miliadò, ossia l’aver confezionato poche settimane prima delle elezioni del 2024 un esposto contro la minoranza, a firma di un cittadino forzese, poi consegnato ad un imprenditore catanese che lo ha spedito alle autorità da un ufficio postale di Catania: «Noi abbiamo fatto una segnalazione mettendoci la faccia - ha proseguito la consigliera - dalle indagini emerge invece che il sindaco ha fatto una denuncia firmandola con il nome di un’altra persona per attaccare noi della minoranza. Con quale coraggio rimanete seduti al vostro posto? Il popolo è sfiduciato, ha perso la fiducia nelle istituzioni, le elezioni non si vincono a tutti i costi con l’imbroglio ma con la legalità, i cittadini non vi volevano. Non avete il diritto di fare gli amministratori e chiediamo le dimissioni su fatti e non su insinuazioni - ha concluso Giulietta Verzino - che rispetto e dignità può chiedere un sindaco che agisce facendo esposti a firma falsa per colpire gli avversari?».

Secondo il collega Carmelo Lombardo «le elezioni 2024 saranno ricordate come figlie di una “tempesta perfetta” e peggio di come sono andate non potevano andare perché hanno dato modo, al di là delle posizioni politiche e rispettando la presunzione di innocenza, di mettere in evidenza un modo di operare che definire discutibile è riduttivo. Il sindaco è accusato di essere promotore, organizzatore e capo di un’associazione a delinquere per falsi in atto pubblico che ha messo in condizione di votare soggetti che non ne avevano diritto, che non hanno fatto altro che inquinare e falsare l’esito finale delle elezioni - ha affermato -  il sindaco pensava di gestire le vicende del Comune come si gestisce un affare privato, personale, di famiglia, ma questa gestione padronale della macchina amministrativa è stata attenzionata dalla Procura, che ricorda come Miliadò per colpire gli avversari politici sia arrivato a confezionare esposti a firma falsa, utilizzando il nome di un nobile concittadino di Forza d’Agrò. Esposto consegnato ad un imprenditore che ha operato a Forza d’Agrò, che li ha spediti da un ufficio postale di Catania. Il sindaco non ha avuto il coraggio di firmarsi, di mettere la faccia, e non ha perso nemmeno quell’antica abitudine di fare ricorso alla firma falsa», riferendosi ad una condanna definitiva riportata dal primo cittadino per falso. «Senza mai esporsi in prima persona, ha sfruttato la sua posizione per raccattare voti - ha proseguito Lombardo - e non si può ignorare l’effetto negativo di questa vicenda. L’atteggiamento di difesa a spada tratta della maggioranza nei confronti del sindaco e degli altri indagati sarebbe la dimostrazione che non è stata percepita e capita a pieno la gravità della situazione. Continuare a ricoprire ruoli di governo e responsabilità, in questa situazione, denota irresponsabilità e arroganza pura, che aggravano la vergogna e il discredito sull’Amministrazione e compromettono la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. L’intera vicenda, oltre ad aver generato un clima di tensioni e preoccupazioni nella collettività, rappresenta un concreto rischio di una paralisi amministrativa. Pertanto riteniamo necessaria una riflessione, da parte dell’intera maggioranza, sulla propria posizione: un passo indietro da parte di tutti non dovrebbe essere interpretato come un’ammissione di colpa, ma un gesto di responsabilità nei confronti della collettività. Questa maggioranza non è legittimata a governare  e il sindaco non può stare seduto un minuto in più sulla quella poltrona, per una questione morale, per una legge non scritta, che appartiene al codice dell’etica e della dignità di ciascuno di noi. Come può continuare a governare visto che è stata calpestata anche la volontà dei cittadini alle elezioni? La nostra comunità merita di essere guidata da amministratori che siano espressione dei cittadini di Forza d’Agrò, che possano operare con legittimità e privi di ogni ombra di sospetto. Faremo anche noi un passo indietro per ridare la parola ai cittadini che sono stati derubati».

Una dura critica politica è giunta dal consigliere Russo. «Sebbene il giudizio sui fatti spetti esclusivamente alla magistratura, senza alcuna volontà di alimentare polemiche pretestuose, nel rispetto del ruolo che ricopriamo, siamo chiamati ad una valutazione politica - ha sottolineato - appare evidente come il risultato elettorale sia stato compromesso dai numerosi turisti del voto, e tutto indipendentemente dallo schieramento che poi è risultato vittorioso. Ci siamo limitati a commentare esclusivamente l’aspetto politico-istituzionale di un’inchiesta che ha avuto un risvolto determinante per il nostro comune, distinguendo sempre l’uomo dal rappresentante politico, senza mai ledere la privacy e l’onorabilità di chi siede in quest’aula e dei rispettivi familiari coinvolti in questa vicenda. Avremmo potuto sbandierare ai quattro venti, con la stessa superficialità con cui avete agito fino ad ora, i nomi e i cognomi degli innumerevoli turisti del voto e dei relativi abbinamenti con i membri dell’Amministrazione Miliadò. Persone catapultate qui per caso, per assecondare un bramoso desiderio di vittoria di candidati di cui non conoscono neanche il volto, la storia o le idee. A noi spetta una riflessione diversa, forse dolorosa per qualcuno, ma necessaria. Esiste una responsabilità che trascende l’esito del processo ed è la responsabilità che siamo chiamati ad assumerci oggi in quest’aula. Nessuno può esimersi dal farlo. Esiste una verità che attanaglia questa comunità, una verità che brucia ancora prima che una sentenza metta nero su bianco la conclusione di questa vicenda, che restituisce il ritratto nudo e crudo di una politica spietata che ha smarrito la sua integrità annientando i valori del confronto leale e rispettoso. Non abbiamo bisogno di attendere che la magistratura accerti la questione delle false residenze perché la consapevolezza di ciò che è accaduto, da sempre, direbbero alcuni, ma con una ferocia senza precedenti nell’ultima campagna elettorale, appartiene già alla coscienza di chi oggi siede tra questi banchi. Restare in silenzio e negare l’evidenza non è solo una pessima strategia, ma una profonda mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni, nei confronti di sé stessi e dei cittadini che rappresentiamo, nei confronti di chi vive e lotta quotidianamente per il bene di questa comunità. L’unica via d’uscita da questa triste vicenda resta rassegnare le dimissioni congiunte e contestuali, un gesto semplice di rispetto verso i cittadini e le istituzioni che rappresentiamo, ma carico di significato perché permetterebbe ad una comunità, oggi logorata da capricci e personalismi, di disintossicarsi e voltare pagina, per ricostruire il proprio futuro attorno a un obiettivo comune. Forza d’Agrò e Scifì - ha concluso Russo - non hanno bisogno di sterili strategie di sopravvivenza politica, ma di idee, progetti e prospettive comuni».

Più informazioni: false residenze forza d'agrò  


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