Forza d’Agrò e l’auto del sindaco in piazza: «Abusi, privilegi personali e arroganza"
di Andrea Rifatto | ieri | POLITICA
di Andrea Rifatto | ieri | POLITICA
871 Lettori unici
L'auto del sindaco davanti al municipio
La minoranza avrebbe voluto aprire un dibattito sul tema, ma la risposta (se così può definirsi) è stato il silenzio assordante del sindaco. Il caso dell’autovettura del primo cittadino di Forza d’Agrò, Bruno Miliadò, parcheggiata in piazza davanti al municipio e negli stalli riservati alle autorità sulla strada antistante, è stato sollevato nuovamente in aula dal gruppo di opposizione, che ha chiesto spiegazioni al sindaco dopo la risposta all’interrogazione letta nella precedente seduta. Risposta che non ha soddisfatto i consiglieri Carmelo Lombardo, Giulietta Verzino e Simone Russo, ai quali però Miliadò si è limitato a rispondere “non ho nulla da dire”. Il gruppo di minoranza ha dunque affidato al consigliere Russo un documento letto in Consiglio comunale e depositato agli atti della seduta. «Non avremmo mai immaginato di dover richiamare l’attenzione di questo Consiglio comunale sulle questioni del mancato rispetto del divieto di transito in piazza Giovanni XXIII e sull’utilizzo improprio degli stalli riservati alle autorità - hanno esordito - comportamenti che riteniamo gravi e irrispettosi, non solo verso la cittadinanza, ma anche verso quelle regole che ciascuno di noi, ogni giorno, è chiamato a rispettare. La situazione si fa ancora più grave quando un amministratore si attribuisce il diritto di fare ciò che per gli altri è vietato e che quindi si pone al di sopra delle regole, in questo caso non siamo più di fronte ad un amministratore bensì ad un privilegiato. Sono parole forti ma necessarie per far comprendere la gravità di una situazione ormai consolidata, che qualcuno ancora una volta in quest’aula ha tentato di minimizzare e far passare come una sterile polemica o una semplice presa di posizione. C'è chi ritiene naturale circolare all’interno della piazza Giovanni XXIII, nonostante sia espressamente vietato il transito ai mezzi meccanici. È questo il caso del sindaco, di qualche amministratore o dipendente comunale, i quali sembrano avere – probabilmente - una concezione distorta dei diritti, dei doveri e del ruolo che ricoprono. Il divieto in questione, valido per tutti i cittadini, viene quotidianamente ignorato con arroganza, come se ricoprire un ruolo istituzionale permettesse di non rispettare le regole. Parliamo di una piazza che è frequentata da famiglie e in particolare da bambini, un luogo in cui è presente sia un chiosco che un parco giochi - proseguono - e quando chi governa decide con consapevolezza di mettere a repentaglio la sicurezza e l’incolumità di chi frequenta quel luogo, non siamo più di fronte ad una semplice infrazione, ma ad una ingiustificata superiorità che non può e non deve essere tollerata. Immaginiamo per un istante che tutti decidessero di parcheggiare (anche se per pochi secondi) la propria auto in piazza: voi amministratori – che ogni giorno violate il divieto di transito – con quale coraggio e con quale autorità potete chiedere ai cittadini di rispettarlo e proibire l’accesso se siete voi i primi a dare il cattivo esempio? Lo stesso discorso è rivolto a tutti coloro che giornalmente considerano lo stallo riservato alle autorità come un parcheggio personale. Uno spazio pensato per esigenze istituzionali e per mezzi di servizio autorizzati si è trasformato in un comodo posto macchina per i più pigri, e ancora più grave quando il privilegio viene esteso anche ai consorti, agli amici e ai parenti: un lusso familiare» «A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è la funzione istituzionale svolta dall'auto di una consorte tra gli stalli delle autorità? - si chiede la minoranza forzese - rispondiamo noi: nessuna. Gli stalli dovrebbero essere riservati esclusivamente ai mezzi dell’amministrazione pubblica ma non alle macchine private di un qualsiasi amministratore, tanto più in assenza di ragioni di pubblico interesse. Il vero problema non è il parcheggio personale o la reiterata violazione del divieto di transito, ma il messaggio che il perpetrarsi di tali comportamenti trasmette: l’idea che esistano privilegi personali mascherati da prerogative istituzionali. In qualità di amministratori tutti noi abbiamo il dovere di rispettare le regole e dare il buon esempio, e ogni abuso - perché di ciò si tratta – nulla ha a che vedere con il ruolo che ognuno di noi ricopre. E se proprio non si riesce a rinunciare al privilegio di parcheggiare nel posto auto riservato alle autorità - anche quando si siede tra i tavoli del bar – si abbia la decenza di regolamentare con più chiarezza quanto giornalmente siamo costretti a sopportare, così da avere nero su bianco i benefici che l’essere sindaco comporta. Non si tratta di un capriccio né di un gesto di ostilità: il nostro è un atto di responsabilità nei confronti del mandato che ci è stato conferito, ossia vigilare e controllare l’operato di questa Amministrazione. Tuttavia, il sindaco non dovrebbe temere la trasparenza o sentirsi minacciato dalle segnalazioni. E se si è sentito offeso dalle “denunce” che questo gruppo di opposizione avrebbe presentato agli enti preposti, forse è perché la luce dei fatti mette in evidenza ciò che si preferirebbe tenere nell’ombra».











