Mercoledì 08 Luglio 2020
Dopo il passaggio in aula della riforma, i referendum per decidere con chi stare


Enti locali: uno spartiacque che segna il cambio di un'epoca

di Carmelo Cutrufello | 23/09/2013 | OPINIONI

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L’incontro di martedì scorso a Fiumedinisi ha dato il “la” al dibattito sulla trasformazione del sistema degli enti locali in Sicilia. Erano presenti moltissimi amministratori dei comuni jonici, da Alì fino a Santa Teresa di Riva, intervenuti per dibattere con il presidente dell’Assemblea Regionale Giovanni Ardizzone e con l’assessore Regionale alla Autonomie Locali, Patrizia Valenti. Per prima cosa, occorre confortare i territori: in qualunque caso gli attuali comuni non perderanno la loro autonomia ed il loro sindaco, ma dovranno solo cedere alcune funzioni o al consorzio o alla città metropolitana. In ogni caso, passando da un referendum popolare limitato ad ogni singolo comune, si potrà scegliere: o di qua (con Messina e la città metropolitane, o di là, con Giarre, Bronte e Randazzo con il Libero Consorzio). Il decreto al vaglio dell’Ars è motivato dal fatto che la nuova programmazione di aiuti sarà incentrata sulle strutture metropolitane con più di 150mila abitanti. Per poter intercettare i nuovi fondi quindi, si dovrà disporre di una simile dimensione minima. Il voler lasciare possibilità di scelta ai vari enti, come ha precisato il presidente Ardizzone, è testimonianza della volontà del Governo Regionale di non voler mortificare la storia e le tradizioni, anche millenarie, di cui sono testimonianza i comuni siciliani.
Purtroppo, o per fortuna, il mondo cambia e noi dovremo cambiare con lui per non restare indietro. Mentre per i comuni da Santa Teresa in giù l’adesione al consorzio appare obbligatoria, Alì, Alì Terme, Fiumedinisi, Furci Siculo, Itala, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara, Roccalumera e Scaletta saranno chiamati ad esprimersi su quale ruolo giocare nel futuro assetto amministrativo del territorio.Quali potrebbero essere però i vantaggi e gli svantaggi che attendono i comuni in caso di adesione alla città metropolitana?
A scanso di equivoci, dico subito che questa è una riforma che conviene al cittadino ed all’impresa, ma non alla “politica” soprattutto a quella locale. Con il passaggio alla città metropolitana ai comuni, a quel punto divenuti municipi, spettano le seguenti funzioni:
a. i servizi demografici ed elettorali
b. i servizi sociali e di assistenza sociale
c. i servizi scolastici ed educativi
d. le attività e i servizi culturali, sportivi e ricreativi in ambito locale, la gestione degli impianti sportivi e degli spazi multiuso di interesse locale
e. le attività e i servizi di manutenzione e arredo urbano, di gestione e manutenzione ordinaria del patrimonio, di disciplina dell’edilizia privata di interesse locale
f. le attività relative al traffico e alla viabilità di interesse locale
g. le attività e i servizi relativi alle concessioni di suolo pubblico
h. le attività e i servizi relativi alla manutenzione delle aree verdi di interesse locale, con esclusione delle aree archeologiche, dei parchi e delle ville storiche
i. le iniziative, le attività e i servizi per lo sviluppo economico nei settori dell’artigianato e del commercio, con esclusione della grande distribuzione commerciale

Ovviamene, per l’espletamento dei compiti e delle funzioni di loro competenza, ai municipi metropolitani sono assegnate risorse umane, finanziarie e strumentali. I singoli sindaci hanno potere di veto sulle decisioni della città metropolitana, se questa non vengono valutate positivamente. Mentre le competenze della città metropolitana sarebbero le seguenti:
a. le attività produttive
b. il commercio e l’artigianato
c. l’istruzione, compresa l’edilizia scolastica
d. la cultura
e. l’agricoltura e le foreste
f. la famiglia e le politiche sociali
g. la gestione integrata dei rifiuti
h. la gestione integrata del servizio idrico
i. i lavori pubblici e le infrastrutture
j. la mobilità, la viabilità e i trasporti
k. la pianificazione urbana e territoriale
l. le politiche edilizie ed abitative
m. la protezione civile
n. lo sviluppo economico
o. il turismo, lo sport e lo spettacolo
p. la gestione e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali

Il vantaggio principale dell’adesione alla Città Metropolitana sta nel fatto che essa incorpora sia le funzioni tipiche dei comuni che quelle della ex provincia regionale. Inoltre la Regione promette di trasferire ad essa delle funzioni di sua spettanza. Sia che si parli di Città Metropolitana che di liberi consorzi però, è chiaro che da domani la regia sulla gestione del territorio sarà unica e non più individuale.
Un’altra differenza sostanziale tra l’una e l’altra forma sta nel fatto che la città metropolitana subentra in tutti i rapporti attivi e passivi al posto del comune aderente: in pratica, si accolla i debiti. Così non avviene nel consorzio. In questo senso, il vantaggio sarebbe il salvataggio dei posti di lavoro dei dipendenti che dovrebbero essere licenziati se alcuni dei nostri enti locali andassero in dissesto. Per rimanere al nostro territorio, e premettendo che tutti i comuni presentano enormi criticità dal punto di vista della stabilità finanziaria, possiamo evidenziare come alcuni enti locali, ad esempio Pagliara, Roccalumera, Nizza, Scaletta e Itala, sarebbero ben avvantaggiati dall’aderire alla città metropolitana proprio per via di questo sgravarsi del fardello debitorio.
A mio modo di vedere, si potrebbe cogliere l’occasione per aprire un dibattito pubblico e stimolare la partecipazione delle singole comunità per indirizzare al meglio le scelte della classe politica. Valutati i pro ed i contro sarà poi cura dei cittadini scegliere che strada prendere. Perché, che sia chiaro, si deve scegliere.  

Più informazioni: riforma enti locali  messina città metropolitana  


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