Mercoledì 08 Luglio 2020
Ultima parte dell'analisi di Mario Puglisi sul Ddl che riformerà gli enti locali


Messina città metropolitana: maggiore efficienza o caos istituzionale?

di Mario Puglisi | 26/09/2013 | OPINIONI

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Pubblichiamo la terza e ultima parte dell'analisi di Mario Puglisi, presidente del Consiglio comunale di Fiumedinisi, sul disegno di legge della Regione relativo alla “Istituzione e ordinamento delle Città metropolitane di Catania, Messina e Palermo”. Una riforma che rivoluzionerà l'assetto degli enti locali. Dopo aver puntato l'accento sulla mancanza di concertazione, sul referendum popolare previsto dal Ddl, sulla fase transitoria e sul riparto delle competenze (prima parte, seconda parte), l'attenzione è adesso concentrata sulla possibilità che la città metropolitana attragga nuove risorse, anche se è alto il rischio di un caos istituzionale dovuto anche ad una sovrapposizione di competenze.

EFFICIENZA DEI SERVIZI E RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA 

L’obiettivo della riforma è quello di garantire servizi efficienti e una riduzione di costi con la creazione di economie di scala avendo a riferimento un bacino di utenza più ampio. Tutto vero, sulla carta. Purtroppo gli esempi recenti non ci fanno ben sperare. Basti pensare alla istituzione degli ATO rifiuti che hanno determinato un incremento spropositato dei costi e delle tariffe a fronte di un servizio non propriamente efficiente. Lo stesso dicasi per l’ATO idrico ancora non perfettamente operativo ma di cui paghiamo da anni la struttura amministrativa e il relativo CdA con una previsione tariffaria da far drizzare i capelli. Altro esempio di efficienza potrebbe essere il Distretto socio-sanitario (il cui territorio coincide perfettamente con la futura città metropolitana) che da anni non riesce a spendere decine di milioni di euro, risorse preziosissime per i servizi sociali. C’è anche da segnalare che gli attuali servizi pubblici del Comune di Messina non brillano certo per efficienza e quindi sorge più di un timore sulla effettiva qualità di un servizio che andrebbe esteso a territori lontani e geograficamente frammentati. Andrebbe quindi verificato, con dati alla mano, se la gestione sovra comunale di certi servizi abbia dato i risultati sperati o se invece, in alcuni casi, sia preferibile una gestione diretta a livello municipale. D’altronde, a titolo esemplificativo, la stessa Regione ha appena approvato l’ARO (ambito di raccolta ottimale) tra i Comuni di Alì, Alì Terme, Fiumedinisi e Nizza. Un ambito territoriale, circoscritto a pochi Km2 e con un’utenza di circa 5 mila abitanti, che la Regione stessa ha definito “ambito ottimale” per una gestione efficiente del servizio. Come dire..paradossi della programmazione regionale! E il personale dei singoli Comuni che fine farà? Di certo non potrà essere licenziato e il relativo costo resterà sempre e comunque a carico della città metropolitana, già a rischio default. Non parliamo di spiccioli. La spesa per il personale incide in media per un 40-50% sui singoli bilanci comunali. Certo, si risparmierà sulle indennità degli amministratori locali. Nessuno però tiene conto che ci sono Comuni (es. Fiumedinisi) in cui gli amministratori hanno rinunciato da tempo ad ogni indennità o che in altri Comuni tali indennità sono state notevolmente ridotte. Parliamo comunque di cifre irrisorie rispetto alla massa debitoria causata dalle centinaia di enti regionali e pararegionali che proliferano da decenni. I tagli veri ai costi della politica andrebbero effettuati a ben altri livelli, quantomeno per coerenza e lealtà istituzionale. Sarà poi curioso vedere se l’indennità del sindaco e della giunta metropolitana verranno rideterminate al rialzo sulla base della nuova consistenza demografica. Impegniamoci a ridurre le indennità e il numero degli amministratori locali ma consentiamo loro di avere ancora gli strumenti per presidiare il territorio ed intervenire direttamente per risolvere le problematiche quotidiane. Con la città metropolitana questo tipo di intervento sarà molto più complicato. Occorre, invece, fare un’analisi seria sull’esercizio associato di funzioni, come tra l’altro prevede la normativa nazionale, razionalizzando ed eventualmente accorpando i singoli uffici e servizi comunali (esistono già le centrali uniche di committenza, le convenzioni di segreteria, le convenzioni di polizia municipale ecc…). La costituzione di un libero Consorzio di Comuni potrebbe garantire quel minimo di autonomia ed identità delle singole comunità e una maggiore flessibilità operativa anche nella gestione dei servizi sovra comunali. Non necessariamente l’istituzione della città metropolitana è la migliore scelta possibile. Diamo la possibilità ai territori di scegliere la forma più idonea ed efficiente di collaborazione senza soluzioni pre-confezionate o scelte autoritarie.

ATTRAZIONE NUOVE RISORSE

Innegabilmente la costituzione della città metropolitana può rappresentare un volano di sviluppo per l’intero territorio di riferimento in quanto consentirebbe di attingere da ulteriori fonti di finanziamento. Anzi, la stessa istituzione della città metropolitana sembra essere stata dettata proprio dall’esigenza di poter captare le risorse aggiuntive previste dalle leggi regionali, nazionali ed europee. Il rischio però è che una programmazione territoriale “centralizzata” possa incidere negativamente sulla localizzazione degli investimenti. Mi spiego meglio con un esempio pratico. Se la città metropolitana decide di partecipare ad un bando europeo per il finanziamento di impianti sportivi, secondo voi, dove si deciderà di localizzare l’investimento? Nel centro urbano di Messina o nel territorio di Fiumedinisi con 1500 abitanti? E se le risorse per la manutenzione stradale saranno limitate dove verranno prioritariamente investite? Per sistemare piazza Cairoli o per pavimentare la via Roma di Fiumedinisi? Magari sarò smentito dai fatti ma l’esperienza, ancora una volta, ci insegna qualcosa. Basta vedere come sono state gestite le attuali circoscrizioni di Messina. Nonostante lo sforzo dei rappresentanti circoscrizionali e le competenze attribuite da Statuto, non sono mai state dotate delle risorse necessarie per funzionare e sono sempre state relegate agli ultimi posti nell’ordine di priorità degli interventi. Lo stesso potrebbe riproporsi a livello di Municipi metropolitani. C’è chi contesta questo assunto facendo notare che in ogni caso il sindaco della città metropolitana è eletto da tutti i cittadini dell’area e non solo dai residenti a Messina. Sarebbe però da ipocriti far finta di non sapere che la scarsa forza “sanzionatoria” dell’elettorato di un piccolo Comune difficilmente impensierirà il sindaco metropolitano. Si avrebbe sicuramente una minore responsabilizzazione della classe politica rispetto a quanto avviene oggi nelle piccole comunità locali dove il controllo sull’operato dei singoli amministratori è molto più pregnante. Insomma, occorrerà prevedere dei meccanismi di concertazione sulla localizzazione degli investimenti altrimenti potrebbe determinarsi una centralizzazione delle risorse e un abbandono dei territori periferici. Coerentemente la Regione dovrebbe interrogarsi sulle modalità di attrazione delle attuali risorse comunitarie da parte dei competenti Assessorati regionali. Centinaia di milioni di euro giacciono da anni nei meandri della burocrazia regionale con il concreto rischio di un loro beffardo disimpegno. Se venissero finalmente sbloccati i bandi nei settori strategici delle infrastrutture, dei beni culturali, del turismo ecc. anche i piccoli Comuni potrebbero finalmente ottenere le risorse di cui hanno bisogno, senza essere necessariamente accorpati in una città metropolitana.

SOVRAPPOSIZIONE DI COMPETENZE E CAOS ISTITUZIONALE

Il legislatore regionale probabilmente non si è reso conto che, qualora la riforma dovesse entrare a regime, si determinerebbe un caos istituzionale. Si avrebbe una frammentazione delle competenze e una sovrapposizione di ambiti territoriali. Prendiamo ad esempio il territorio della Valle del Nisi. La gestione della raccolta rifiuti sarebbe attribuita all’ARO (ambito di raccolta ottimale) che include Alì, Alì Terme, Fiumedinisi e Nizza. Al tempo stesso però è stata già istituita a livello provinciale la SRR. Peccato però che il territorio di riferimento della SRR non coincide con il territorio della istituenda città metropolitana. Anche i distretti turistici o i GAL attualmente esistenti hanno un territorio di riferimento che non coincide con il territorio della città metropolitana. Per non parlare del bacino di metanizzazione ionio-alcantara. E che fine faranno le Unioni di Comuni già esistenti? Verranno abolite anch’esse ex lege? Il DDL nulla dice in merito. C’è poi un trabocchetto che si cela dietro la costituzione della città metropolitana. L’art. 2, comma 3 del DDL specifica infatti i criteri alla base della perimetrazione delle città metropolitane. Si prevede che le istituende città metropolitane: a) abbiano, in base ai dati ISTAT relativi all’anno 2012, una popolazione residente non inferiore a 250 mila abitanti; b) siano caratterizzate dall’aggregazione di più centri urbani aventi fra loro una sostanziale continuità di insediamenti; Al di la del fatto che non mi è ben chiaro quale sia la continuità di insediamenti tra il centro urbano di Messina e il centro urbano di Fiumedinisi, occorre leggere questa previsione congiuntamente alle disposizioni sul referendum. Se, come promesso, il referendum si svolgerà a livello locale e quindi ogni Comune sarà libero di scegliere se aderire alla città metropolitana o costituire un libero consorzio, cosa accadrebbe se tutti i 13 Comuni dovessero decidere di non aderire a Messina? Potrebbe l’attuale territorio urbano di Messina diventare autonomamente città metropolitana? No, perché non rispetterebbe i 2 requisiti (250 mila abitanti e aggregazione di più centri urbani) di cui all’art. 2, comma 3 e soprattutto perché si priverebbero di significato tutte le vari disposizioni relative alla conferenza metropolitana e alla soppressione dei Comuni. Al tempo stesso, cosa accadrebbe se nella riviera ionica l’adesione dovesse avvenisse a “macchia di leopardo”? Come sappiamo il DDL sui liberi consorzi prevede che vi sia una popolazione minima di 150 mila abitanti e una continuità territoriale (come per la città metropolitana). Ciò significa che, se per ipotesi il Comune di Furci Siculo, in seguito al referendum, dovesse optare per l’adesione a Messina, impedirebbe di fatto al Comune di Roccalumera di aderire al libero consorzio e viceversa. Verrebbe infatti interrotta la continuità territoriale. C’è quindi il rischio di un vero e proprio corto circuito istituzionale.

CONCLUSIONI

La sensazione è che questa riforma necessiti quanto meno di ulteriori approfondimenti e di essere riscritta nei suoi fondamenti. Ciò che sta accadendo con le Province avrebbe dovuto consigliare maggiore prudenza. Le Province, a ragione o a torto, sono state di colpo abolite, senza programmare la gestione successiva. Adesso i commissari ad acta stanno improvvisamente scoprendo di non avere i soldi per pagare le spese obbligatorie, per garantire il trasporto degli alunni disabili o per la manutenzione delle strade provinciali. E ancora non sanno dove e come “dirottare” il personale delle Province (migliaia di persone). Siamo tutti consapevoli che una riorganizzazione delle funzioni, delle competenze e delle risorse umane sia assolutamente necessaria. I Comuni della nostra riviera saranno chiamati in tempi brevissimi ad assumere scelte radicali per garantire la loro stessa sopravvivenza. Occorre valutare attentamente le implicazioni politiche, economiche, giuridiche, culturali delle diverse opzioni in campo e verificare con dati alla mano i costi-benefici di entrambe le soluzioni: città metropolitana o libero consorzio di Comuni Dal mio modesto punto di vista, per quanto riguarda la riviera ionica credo che l’istituzione di un libero consorzio di Comuni possa essere una soluzione più efficiente che consentirebbe comunque una riduzione della spesa pubblica senza però mortificare l’autonomia e la storia dei nostri Comuni. Nel libero consorzio la riviera ionica costituirebbe ancora un unicum territoriale mentre nella città metropolitana verrebbe tristemente divisa in due. Chiediamo solo una ulteriore riflessione da parte dei tecnici e dei politici regionali affinché ogni singolo cittadino sia messo in condizione di operare, mediante il referendum comunale, una scelta serena e consapevole. Noi, cittadini della riviera ionica, abbiamo il diritto e il dovere di avviare un confronto serrato e di chiedere garanzie sul futuro dei nostri territori.

Più informazioni: riforma enti locali  messina città metropolitana  


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