Giovedì 01 Ottobre 2020
La crisi, lo scontro istituzionale, l'acclamazione e le similitudini con la vita di Gesù


L’Imago Christi di Cateno De Luca: fenomenologia di un successo che richiama la Passione

di Vittorio Ganfi* | 07/04/2020 | OPINIONI

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De Luca in un momento di preghiera

Nelle vicende di Cateno De Luca le dinamiche argomentative si strutturano in maniera del tutto analoga alla dialettica berlusconiana. Tra i comuni elettori, tra gli amministratori, tra i giornalisti si vanno formando due tifoserie contrapposte che, abbandonato il ragionamento analitico, difendono o denigrano l’operato di Cateno a prescindere dalle valutazioni di merito. Ho letto nei giorni passati una sequela di post apodittici che dipingono il sindaco di Messina come un salvatore dell’Isola (nei casi più frequenti), o come un pericoloso egocentrico (situazioni più rare). Quando si ravvisano delle situazioni simili, trovo interessante considerare le dinamiche comunicative che collegano il campo simbolico e quello dell’azione. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto leggere una analisi semiologica del fenomeno De Luca (così come se ne possono leggere per gli antecedenti più noti, Berlusconi in primis). E, visto che non sono riuscito a reperire nulla di simile, ho deciso di dare forma scritta a qualche svagata riflessione nata nella cattività forzata di questi giorni. Alcune premesse sono d’obbligo. Prima: non esprimo né un giudizio politico, né, a maggior ragione, una valutazione delle misure per contenere l’emergenza. Seconda: non faccio il semiologo stricto sensu di mestiere, quindi, le riflessioni esposte vanno attribuite all’improvvisazione di un dilettante.

Quando ci troviamo di fronte a una situazione sconosciuta e inattesa, siamo portati a interpretare la novità attraverso la memoria di ciò che ci è già noto. Questo processo ci permette di poter fare esperienza di situazioni nuove, senza che queste ci appaiono incomprensibili. Per questa ragione, in molti nei giorni scorsi hanno ripreso in mano i Promessi Sposi o la Peste (lo sappiamo dai dati di vendita delle librerie). Seguendo un ragionamento analogo, ho cercato il passaggio ermeneutico che ha permesso a De Luca di trasformare uno scontro istituzionale arditissimo in un successo comunicativo. Credo che la chiave possa essere ravvisata nel seguente parallelismo: la gestione della crisi da parte di Cateno presenta delle chiare similarità con la narrazione della passione di Cristo. La vicenda umana di Gesù è tra le immagini più potenti della nostra tradizione culturale occidentale. L’immagine del figlio di Dio che redime l’umanità, portando sulle spalle la croce del peccato, configura un circuito simbolico radicato nel sentire comune. Da un lato, abbiamo il Salvatore che comunica la notizia della salvezza, dall’altro il popolo dei redenti che osserva e decodifica il messaggio cristologico. I due attori della rappresentazione evangelica, uno attivo (Cristo) e l’altro passivo (il popolo dei salvati), possono essere rintracciati con analoghe caratteristiche nella vicenda del blocco dei traghetti. I redenti apprendono la notizia del sacrificio di Gesù tramite il processo semiotico della evangelizzazione; i siciliani conoscono le azioni di De Luca a salvaguardia dell’Isola tramite una diretta Facebook. Radicalmente diversi sono i fini e le modalità delle due forme di comunicazione, ma analoghe si presentano le caratteristiche dei due circuiti comunicativi. Il popolo dei siciliani sullo schermo del proprio cellulare osserva Cateno che da solo si oppone allo sbarco dei possibili infetti, richiamando l’esempio di cristiani che, lontani nel tempo e nello spazio, conoscono il martirio di Cristo dalla lettura e dalla predicazione. Il parallelismo con le vicende evangeliche permette di produrre un’altra analogia. Gesù per portare a compimento il progetto salvifico deve scontrarsi con il potere temporale. La possibilità di contrastare un potere più grande permette a De Luca di avvicinarsi ulteriormente all’esempio evangelico. Non disponendo dell’Impero Romano, si è, pertanto, accontentato di mandare a quel paese la ministra dell’Interno. I rischi giudiziari connessi alla conseguente denuncia non possono eguagliare il vantaggio ermeneutico che Cateno ne ricava. Il vilipendio, la denuncia e il processo, quindi, nella trama di corrispondenze che stiamo ricostruendo giocano un ruolo preziosissimo, in quanto sono elementi insostituibili.

L’insieme delle corrispondenze potrebbe arrestarsi, sono già numerose le simmetrie tra la vicenda evangelica e quella messinese, grazie alle quali è facile interpretare l’una con l’esempio dell’altra. Una fortunata contingenza, tuttavia, ha permesso alla rappresentazione di dotarsi di un ulteriore personaggio, avvalorando maggiormente la lettura evangelica. L’atteggiamento più misurato di Musumeci, infatti, preoccupato per l’emergenza sanitaria ma, al contempo, attento ai rapporti istituzionali, ha ineluttabilmente avvicinato il governatore della Sicilia alla figura di Ponzio Pilato. Mentre Cateno fronteggiava il potere del ministero, Musumeci ha commesso l’errore di non unirsi a lui nello scontro e, nell’immaginario di molti, ha lasciato che De Luca fosse colpito dalla denuncia. Lo spazio vuoto attorno all’eroe-salvatore a questo punto può essere riempito dalle masse dei siciliani, salvati dalla generosità dell’eroe, il cui valore è accresciuto dall’aver agito senza aiutanti. I segni di questo desiderio sono patenti; basta aprire un social network per esser sommersi dalle attestazioni di simpatia, di fedeltà, di riconoscenza. Qualcuno si dice persino pronto alla disobbedienza nel caso il sindaco venga rimosso. L’agire del sindaco si inscrive in una catena di rimandi possibili con la parabola cristologica. L’insieme delle azioni che lo hanno condotto alla situazione attuale possono essere interpretate grazie a questa unitaria cornice di senso. Non sappiamo se lo scontro istituzionale avrà degli effetti concreti sulla gestione dell’epidemia. Siamo certi che Cateno ha ottenuto già una vittoria sul piano simbolico, e, com’è noto, le doti simboliche assumono un valore inestimabile in tempo di elezione.

 

*Vittorio Ganfi, originario di S. Teresa di Riva, è docente di Glottologia all’Università di Chieti-Pescara, docente di Ricerca terminologica e documentale applicata all’università degli Studi internazionali di Roma (Unint), tutor didattico all’università telematica “G. Marconi” di Roma e visiting professor nell’ambito del Progetto Erasmus CUDIMHA presso la University of Tunis Cartage. Ha insegnato Scrittura accademica (Roma Tre), Linguistica generale (Bologna), Linguistica computazionale e didattica delle lingue moderne (Unint Roma). È laureato in Lettere moderne all'Università di Pavia, dove ha ha conseguito anche la laurea magistrale in Linguistica teorica, applicata e delle lingue moderne; nel 2016 ha conseguito il dottorato di ricerca in Linguistica sincronica, diacronica e applicata. Collabora attivamente con il laboratorio TRIPLE (Tavolo di Ricerca sul Lessico e la Parola). Dal 2016 al 2017 ha collaborato con il Centro Linguistico di Ateneo dell'Università di Roma Tre. Dal 2016 è cultore della materia in linguistica a Roma Tre e fa assistenza alle cattedre di linguistica e repertorio, linguistica e persuasione, lessico e semantica e linguistica generale.


COMMENTI

Santo trimarchi | il 07/04/2020 alle 22:10:34

Mi dispiace per l'illustre concittadino, ma l'analisi simbolica utilizzata, a parer mio appare fuori luogo per tanti motivi e non può essere supportata da alcun tipo di segni analogici considerati sul piano comunicativo perchè: - La passione di Gesù avviene nella solitudine e l'abbandono di tutti, amici- apostoli, tranne Giovanni e Maria, popolo, istituzioni, forze militari...mentre il "nostro" ha avuto il sostegno di tutti, non solo amici, ma anche avversari. - Gesù ha portato la croce per la salvezza di tutti, ne ha tenuto il peso sulle sue spalle senza interesse di farsi vedere, di mostrarsi, nella sua forza e potenza divina ma nell'umiliazione, subendo il disprezzo, l'insulto, il maltrattamento... mentre il "nostro" ha avuto subito il consenso, ha mostrato i muscoli, ha gridato ed ha minacciato eventuali nemici del suo comportamento. - Gesù ha sofferto e patito dolori inauditi in silenzio, ha sopportato percosse e lacerazioni del corpo per consegnarsi ai suoi carnefici, offrire la sua vita in sacrificio per evidenziare l'obbedienza al piano di salvezza del Padre che lo ha inviato a liberare tutta l'umanità senza esclusione. continua

Santo trimarchi | il 07/04/2020 alle 22:31:04

" il nostro" non rispetta alcuna regola di obbedienza superiore ed è concentrato sulla necessità di salvaguardare la sua città, adoperando minacce e sentenze di condanna per i malcapitati senza possibilità di controllo della situazione. - Gesù muore sulla croce, libera dal male, sconfigge la morte e dona la salvezza con il suo amore a gloria del Signore, Dio Padre, " il nostro" continua a difendere la sua causa a vantaggio della città. Sicuramente, ciò detto, l'esempio evangelico non si addice al caso descritto e l'ipotesi maldestra dell'autore mette confusione e distrae i lettori che hanno bisogno di verità, di vedere i fatti alla luce della narrazione senza interpretazioni di parte, senza valutazioni malsupportate da simbologia ingiusta!

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