Sabato 28 Novembre 2020
Tappa a Catania per la storica band. Nel segno della solidarietà e dell'impegno sociale


Gli Afterhours, il Teatro Coppola e due serate speciali - FOTO e VIDEO

di Gianluca Santisi/Giuseppe Picciotto (foto) | 24/03/2015 | MUSICA

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“La gente piange e piangerà/gran bel coro/ma sai l'amore che c'è in te/è di un'altra luce”. Quando Manuel Agnelli attraversa la penombra del Teatro Coppola declamando i primi versi di Io so chi sono, tredicesima traccia di "Padania", il pubblico è già in religioso silenzio. I circa duecento che sono riusciti ad aggiudicarsi un posto in sala avvertono un fremito. Sarà una serata magica. Sono stati svelti e fortunati perché i 400 posti disponibili, suddivisi nelle due date del 19 e 20 marzo, sono andati esauriti in un paio di minuti. L'occasione è quella di rivedere a Catania gli Afterhours, monumentale band dell'alt rock italiano, a sette mesi di distanza dalla tappa zafferanese del tour di “Hai paura del buio?”. Un'occasione che neanche ci sarebbe dovuta essere. Il tour teatrale avviato questo inverno si è infatti concluso, senza date al Sud, lo scorso 28 febbraio a Senigallia. Ma l'amicizia di Agnelli con Cesare Basile e la vicinanza mostrata al “teatro dei cittadini” sin dagli inizi dell'occupazione, avvenuta poco più di tre anni fa, hanno fatto sì che gli Afterhours decidessero di concedersi due date “extra”. Un dono, visto che con l'incasso hanno solo recuperato le spese mentre il resto è stato devoluto al campo San Teodoro Liberato: non a caso, proprio come il Coppola, un'altra esperienza di riappropriazione di spazi abbandonati, dove operano, attraverso il rugby, i Briganti di Librino.
Pur proponendo uno show rimaneggiato rispetto a quanto visto durante il tour, gli Afterhours non si sono affatto risparmiati e, anzi, sono riusciti a cucire addosso alla struttura di via Bastione Vecchio uno spettacolo unico. Del resto, l'idea che sottende lo show è proprio quella di adattare l'esibizione alle particolarità del luogo che la ospita. Grande cura viene posta all'effetto ambientale, con la visual art di Graziano Staino proiettata su schermo, un uso non decorativo delle luci da parte di Davide Pedrotti e i suoni ben calibrati di Augusto “Ago” Mascarello. Sono state due ore piene di musica, parole e immagini. Un flusso emozionale sviluppato sul tema dell'identità e sulla necessità di assumere una posizione di fronte all'indifferenza che paralizza l'uomo e, quindi, la società. Emblematico, in questo senso, è la lettura del testo “Indifferenti” di Gramsci che Agnelli trae da “La città futura” (“Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”). Gli altri testi selezionati per lo spettacolo catanese, sempre recitati da Agnelli e ben sonorizzati dalla band, sono invece tratti da “Il libro dell'inquietudine” di Pessoa (“Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l'intelligenza che c'è in questa stupidità”) e da “Urlo” di Ginsberg (“Moloch il cui amore è petrolio e pietra senza fine! Moloch la cui anima è elettricità e banche! Moloch il cui fato è una nube d'asessuato idrogeno!”). Le letture non risultano mai didascaliche, non spezzano il ritmo, anzi lo dettano, rivelandosi di grande impatto emotivo. Merito della “musicalità” delle parole scelte, frutto sicuramente di un accurato lavoro di ricerca. Anche i brevi momenti in “solo” che si ritagliano i vari musicisti, i bravissimi Rodrigo D'Erasmo, Xabier Iriondo, Roberto Dell'Era, Fabio Rondanini e Stefano Pilia, non scadono mai nell'autoreferenzialità ma sono perfettamente integrati al contesto.
La scelta della scaletta non appare casuale. Messo da parte l'album capolavoro “Hai paura del buio?”, riproposto in maniera integrale nel penultimo tour, gli Afterhours “pescano” a piene mani dal più recente “Padania” (oltre alla title track eseguono Io so chi sono, Spreca una vita, Costruire per distruggere, Iceberg e La terra promessa si scioglie di colpo) e da "Ballate per piccole iene", del 2005, suonato per metà (La sottile linea bianca, Carne fresca, Ci sono molti modi, Il sangue di Giuda e Ballata per la mia piccola iena). Da “Quello che non c'è” vengono proposti il brano omonimo (che chiude il concerto nel tripudio generale), Sulle labbra e Varanasi Baby; da “Non è per sempre” risplendono la title track (eseguita in acustico in mezzo alla sala e cantata dal pubblico), Bianca e Baby Fiducia. C'è anche spazio per l'intensa Riprendere Berlino (da “I milanesi ammazzano il sabato”, del 2008) e la trascinante Ossigeno (dal primo disco cantato in italiano, “Germi”, del 1995), mentre Agnelli da solo si cimenta in due cover: Place to Be di Nick Drake (“Il mio cantautore preferito”, dice) e Lilac Wine di James Shelton, al piano. Quando le luci si riaccendono è forte la consapevolezza di aver assistito ad un grande spettacolo, a qualcosa di magico e, molto probabilmente, di irripetibile.


Guarda il video di Ossigeno


Guarda il video di Sulle labbra

Il video di Non è per sempre cantata dal pubblico


Più informazioni: afterhours  


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