Venerdì 30 Ottobre 2020
A Maria Elena Lo Monaco e Simona Bartolotta le Borse di studio messe in palio dall’Associazione


“Verità e speranza contro le mafie”, Borsellino e don Ciotti al Premio Zappalà - FOTO

di Filippo Brianni | 03/08/2015 | CULTURA E SPETTACOLI

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Salvatore Borsellino mostra la foto di Paolo sull'Agenda Rossa

La “speranza che fu di Paolo” di Salvatore Borsellino ha preso braccetto la “meraviglia per il tanto bene silenzioso che abbiano attorno” evocata da don Luigi Ciotti. Così, uno accanto all’altro, i due messaggi positivi hanno messo la firma in calce ad una serata in cui era stato tracciato un quadro a tinte piuttosto fosche circa lo stato di salute della legalità, della verità e della giustizia in Italia. L’occasione per parlarne è stata la serata conclusiva, svoltasi a S. Teresa di Riva dinanzi ad una folta platea, della decima edizione del Premio “Onofrio Zappalà”, il giovane alessese morto nella strage di Bologna del 2 agosto 1980. Tracciare il profilo del ferroviere è toccato, come ogni 2 agosto, al suo compagno di scuola Antonello D’Arrigo, coordinatore dell’associazione “Amici di Onofrio Zappalà”, presieduta da Natale Caminiti e che ha organizzato l’evento. “Mi fa piacere – ha detto D’Arrigo – che quest’anno ricordiamo qui Onofrio, nel cortile del Liceo “Caminiti-Trimarchi”, e mi piace immaginarlo appoggiato alla finestra a guardar giù le compagne giocare a pallavolo”. Un giovane comune, Onofrio, “come noi, con cui si cresceva, banco a banco, si discuteva, anche di politica, in un periodo storico in cui la politica aveva una dimensione ideologica forte e la si viveva con grande partecipazione”. Un uomo comune, come quegli altri 84 la cui vita è stata spezzata da un evento sul quale “oggi ancora attendiamo di conoscere la verità completa”.

Un assist, questo, che Salvatore Borsellino ha colto al volo e tirato subito in una “porta” per la verità sguarnita dal 1992: “Non ci sono soldi che possono risarcire chi perde un figlio, un fratello in eventi come questi, l’unico risarcimento possibile è la verità e la giustizia. E questo tipo di risarcimento lo attendiamo ancora, sia noi, sia i congiunti delle vittime della strage di Bologna”. Toccante il passaggio in cui Salvatore Borsellino ha tracciato il parallelismo tra Paolo Borsellino e suo fratello… Giovanni Falcone: “Si, perché quello era suo fratello, condividevano tutto e dopo il 23 maggio capimmo tutti che avrebbero condiviso anche quel tipo di morte, perché alla mafia, uccidere l’uno senza uccidere anche l’altro, non sarebbe servito a nulla”. Ha anche parlato del loro rapporto in famiglia prima e dopo l’attentato: “Il giorno dopo via D’Amelio mia madre disse a me e a Rita di andare per in giro a divulgare il messaggio di Paolo e così feci anch’io, che ero scappato da Palermo dopo la laurea e che non avevo mai preso un microfono in mano. Dopo cinque anni, vedendo l’involuzione nel percorso di lotta alla mafia, persi la speranza e mi fermai, per ben dieci anni. Ora ho ripreso, perché la rabbia mi induce parlare e perché ho capito che quel messaggio di speranza che Paolo lanciava fino alla lettera scritta la mattina del suo attentato, sapendo che il tritolo era già a Palermo, era per gli altri. Paolo sapeva che non avrebbe visto il cambiamento ma lo ha perseguito lo stesso; ed io ho capito che nemmeno io lo vedrò, ma non posso esimermi dal dare il mio contributo affinché avvenga. Paolo, sono tornato: la tua speranza è la mia speranza", ha tuonato Toto - come lo chiamava il fratello Paolo -, issando il libro Agenda Rossa come fosse una bandiera, un "crocifisso" in grado di esorcizzare il male delle mafie.

Un lungo applauso ha scandito il passaggio di testimone da Borsellino a don Luigi Ciotti, il quale nel pomeriggio aveva anche celebrato la santa Messa per Onofrio Zappalà alla grotta della Madonna di Lourdes di Sant’Alessio, dopo la visita al cimitero. Per la serata ha riservato un’… omelia civica appassionata. “L’Italia non è un paese libero: non è libero un paese che dopo 400 anni ha la camorra, da 150 la mafia, da 120 la ndrangheta; non è libero in paese in cui in Puglia muoiono persone senza che se ne parli; non è libero un paese che ha questo grado di corruzione, nella propria capitale, a Milano, a Torino, a Bardonecchia, la mafia del Brenta in Veneto; non è libero chi è povero e senza lavoro, quindi non è libero un paese con i nostri indici di povertà e disoccupazione; non è libero un paese che ha conosciuto la ferita della corruzione nel cooperativismo, come si fa a fare sfruttamento sui migranti? Non possiamo pensare solo ai morti, ma anche ai “morti-vivi”, quelle persone a cui le mafie e la corruzione uccidono ogni giorno la speranza. C’è bisogno – ha proseguito don Ciotti – di una nuova resistenza etica, perché la corruzione è prerequisito della mafiosità e da noi la corruzione dilaga. Il problema non è solo il mondo dell’illegalità, ma anche il mondo della legalità che si muove ed agisce illegalmente. Nessuno può più ragionare con l’“io” – ha concluso – ma dobbiamo pensare in termini di collettività: solo il “noi” può farci guarire dalla malattia dell’individualismo irresponsabile; solo il “noi” può farci cogliere e valorizzare le tante realtà positive che ci sono ed operano. Non basta commuoverci, dobbiamo muoverci. Le mafie vivono tra noi: non sono mondo a parte ma parte del nostro mondo"

Dopo gli interventi, i licei santateresini, guidati dalla dirigente Carmela Maria Lipari, sono diventati protagonisti, con l’esecuzione di brani musicali e la consegna delle borse di studio Zappalà, offerte dall’Unione dei Comuni. A vincere per il Liceo classico è stata Maria Elena Lo Monaco; per il Liceo scientifico, Simona Bartolotta; miglior tema è stato giudicato quello della diciottenne Maria Pia Crisafulli. I premi Onofrio Zappalà alla persona sono andati proprio a Salvatore Borsellino ed a don Luigi Ciotti. L’evento è stato organizzato anche dal movimento “Agende Rosse-Gruppo Graziella Campagna” di Messina, presente con diversi componenti, dalla Delegazione provinciale dell’Associazione Libera e dal caffè letterario “Un Paese di fronte al Mare” di S. Teresa. Alla serata hanno partecipato il vice prefetto di Messina, dott.ssa Alfonsa Caliò, il sindaco di Messina, Renato Accorinti, il vicesindaco di S. Teresa Nino Famulari, l’assessore alla Cultura Giovanni Bonfiglio, i sindaci di Sant’Alessio (Rosa Anna Fichera), Furci (Sebastiano Foti) e Limina (Marcello Bartolotta), il vicesindaco di Roccafiorita, Concetto Orlando e il presidente del Consiglio Fabio Orlando, il presidente dell’Unione dei Comini delle Valli Joniche dei Peloritani, Domenico Prestipino, il sindaco di Messina, Renato Accorinti. Anche quest’anno è stato emesso l’annullo filatelico su due cartoline di Nino Ucchino e Licinio Fazio, oltre ad una cartolina dell’associazione che ritrae uno spaccato degli anni del Liceo. Il “Premio Zappalà” ha ricevuto inoltre, per il settimo anno consecutivo, la Medaglia di Rappresentanza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.


Le foto dell'evento



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