Giovedì 22 Ottobre 2020
Partecipata terza edizione della manifestazione, che ha avuto come tema l'amore


Notte del Liceo classico a S. Teresa, i valori del passato per saper vivere oggi - FOTO

di Redazione | 19/01/2017 | CULTURA E SPETTACOLI

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Sofocle, Menandro, Terenzio e Seneca interpretati dagli studenti

Salvaguardare gli studi classici e rivitalizzare i valori trasmessi dalla formazione umanistica, senza sottovalutare i saperi scientifici e le lingue contemporanee, per ricordare a tutti che chi sa dialogare con il passato riesce a vigilare sul presente e a proiettarsi nel futuro. Questo lo spirito della terza edizione della Notte Nazionale del Liceo classico celebrata all’ “Enrico Trimarchi” di S. Teresa di Riva in contemporanea con altri 388 licei d’Italia, con una serie di iniziative dal primo pomeriggio fino a mezzanotte. La manifestazione ha visto la partecipazione di studenti, amministratori, famiglie, ex allievi e quanti hanno condiviso la motivazione da cui è nata l’iniziativa, proposta “dal basso” dall’idea di un docente di latino e greco del liceo “Gulli e Pennisi” di Acireale, Rocco Schembra. Il tema scelto quest’anno dal Liceo classico di S. Teresa è stato quello dell’amore, prendendo spunto dalla celebre espressione che Virgilio usa nelle Bucoliche “Omnia vincit amor et nos cedamus amori”, per elogiare questo sentimento nell’accezione più ampia di filantropia e di humanitas in una società spesso inaridita e impregnata di pericoloso individualismo e di tentazioni nazionalistiche e xenofobe. Da qui l’incipit della manifestazione durante il quale alcuni studenti hanno drammatizzato in costume le grandi lezioni di vita dei maestri dell’humanitas per rammentarci di coltivare i valori umani, perché come insegna Luciano di Samosata, la vita è come un corteo in cui la Fortuna è il cerimoniere che ordina e distribuisce gli uffici e le vesti a ciascuno di noi, oppure Sofocle dicendo che molti sono i prodigi e nulla è più prodigioso dell’uomo, o Menandro quando scrive “com’è amabile l’uomo, quando è uomo” o Terenzio col suo indimenticabile “homo sum, humani nihil a me alienum puto”, “sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano” e infine Seneca, che ribadisce “costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te.”

Apriamo le porte del nostro liceo per far sì che la cultura classica divenga la cultura di tutti – ha detto Carmela Maria Lipari, dirigente scolastica dell’Istituto superiore “Caminiti-Trimarchi”. Alla Notte del Classico hanno portato un saluto anche il vicesindaco di S. Teresa, Danilo Lo Giudice, che ha ricordato come il liceo sia un patrimonio della riviera jonica fornendo un contributo importante per la formazione di intere generazioni, e l’assessore alla Pubblica istruzione Annalisa Miano, che ha sottolineato l’importanza di ricordare i valori del passato e la centralità del tema dell’amore, spesso oggi trascurato e offuscato da episodi di femminicidio. Presenti anche l’assessore Giovanni Bonfiglio e il presidente del Consiglio Santino Veri.

Studenti, docenti, alcuni ex allievi del Trimarchi e tanti ospiti, guidati dai presentatori Chiara Briguglio e Ugo Arcidiacono, hanno voluto condividere con gli spettatori le loro abilità culturali e artistiche, dando prova di spirito creativo ma soprattutto di un forte senso di appartenenza alla comunità scolastica che rappresentano, per meglio valorizzarla e tutelarla. Molto puntuale la lectio magistralis sul valore dell’amore e del rispetto per l’umanità tenuta da Rosa Santoro, docente di Letteratura Latina dell’Università di Rosa, e veramente toccante la testimonianza di Fabrizio Pulvirenti, medico di Emergency, che ha parlato dei diritti umani ancora oggi negati in alcune aree de mondo e della sua esperienza in Sierra Leone, dove ha contratto il virus dell’ebola, riuscendo a sopravvivere. Entrambi i relatori e il Gruppo Amnesty International di Messina hanno cercato di riferire alla contemporaneità l’idea che esista da sempre una natura umana comune, universale e transculturale, ribadendo con fermezza come l’ideale del rispetto della dignità umana, indubbiamente di matrice classica, rientri necessariamente nell’ambito della legge morale personale o del diritto e della giustizia. Questi concetti sono stati il filo unitario dell’intera Notte santateresina, percorrendo tutte le diverse performance, anche la toccante rappresentazione della tragedia Antigone di Sofocle per opera degli studenti del laboratorio teatrale, guidato dall’attore-regista Tino Caspanello.

Forti emozioni hanno suscitato, inoltre, la danza delle allieve ed ex allieve della Scuola di ballo “Studio Dance Continuum” sia la lezione-esibizione del tenore Francesco La Spada, che, accompagnato al piano dal maestro Cirino, ha cantato famose aree, tra cui “E lucevan le stelle”, dalla Tosca di Puccini, sia l’esecuzione al violino e alla chitarra di Fabiola Andronaco e Carlo Briguglio, che hanno eseguito la sonata n. 1 di Paganini. Particolarmente originale l’esibizione canora del piccolo Giacomo D’Arrigo che con il suo brano “Cina è” ha trasferito ai presenti l’importanza della multiculturalità e del rispetto della diversità. Il clou della serata è stato raggiunto con il recital degli studenti che hanno presentato un consistente florilegio di poeti greci, latini, italiani, inglesi, francesi, oltre che un omaggio a Zygmunt Bauman, scomparso da pochi giorni e il buffet – simposio con pietanze tratte dai ricettari greci e latini, rigorosamente preparate dagli studenti e dalle loro famiglie. A seguire i ritmi del jazz, l’accattivante suono del sax di Dario Miano, del pianoforte di Osvaldo Corsaro e del contrabbasso di Nello Toscano, unito alla voce di Laura Lo Re e alle percussioni di Ruggero Rotolo.

Nel finale, ben oltre la mezzanotte, in sintonia con tutti gli altri licei d’Italia, è stato recitato in lingua greca e in italiano ‘Il lamento di Danae'”, frammento n.13 di Simonide di Ceo nella traduzione di Salvatore Quasimodo, versi commoventi che narrano il dolore di una madre, che consola nella tempesta della vita e dei flutti, il suo figliolo Perseo, una accorata preghiera a Zeus che salvi suo figlio da un crudele e precoce destino di morte. Queste parole antichissime e immortali per ricordare il dramma delle “carrette del mare”, la sofferenza umana di molte donne che lasciano con dolore la loro terra e che in un naufragio perdono i loro bambini.

Una lunga maratona culturale che ha unito le comunità studentesche dei licei classici italiani per ribadire ancora una volta e in modo corale, come recentemente sottolineato dallo scrittore Nicola Gardini, che “chi esce dal liceo classico conosce la Grecia e Roma e quello che queste civiltà hanno inventano e tramandato e grazie a tale conoscenza sa parlare, sa scrivere, sa pensare, ma soprattutto sa interpretare, mettere in rapporto, relativizzare, confrontare, distinguere, riconoscere il duraturo e l’effimero, dare un nome a fatti diversi, capire la libertà, la bellezza, la varietà e la concordia”.



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