Sabato 31 Ottobre 2020
La testimone di giustizia Piera Aiello ha raccontato la sua scelta coraggiosa


"La verità vive e non conosce tramonti"

di Sergio Lombardo | 03/02/2014 | CULTURA E SPETTACOLI

2012 Lettori unici

Una vita viva. Una vita che profuma di libertà. È questo il messaggio che Piera Aiello, testimone di giustizia che molti anni fa ha scelto coraggiosamente di abbattere il muro di omertà che protegge le organizzazioni mafiose, collaborando con la magistratura e in particolare con Paolo Borsellino, ha trasmesso durante la conferenza, organizzata dall'associazione “Amici di Onofrio Zappalà, svoltasi venerdì 31 gennaio al Palazzo della Cultura di Santa Teresa di Riva.
Un messaggio di speranza rivolto soprattutto ai giovani, affinché comprendano che la mafia è un fenomeno che può essere sconfitto semplicemente scegliendo la via della legalità. E lo sa bene Piera, che per seguire questa strada ha dovuto rinunciare ai suoi affetti, al suo passato ed anche al suo presente. Nata in una Sicilia d'altri tempi e costretta a sposare il figlio del boss don Vito Atria, decide di opporsi ai canoni e ai codici mafiosi che quella famiglia le impone. E lo fa da subito, con fermezza. L'omicidio del suocero prima e quello del marito poi, cambieranno per sempre la sua vita e quella della figlioletta Vita Maria. Piera infatti non sarà la solita vedova di mafia. Decide di sottrarsi ad un destino che non ha mai sentito suo. Decide di collaborare e diventa la prima collaboratrice di giustizia italiana. Una scelta difficile ma dettata da quell'amore per la verità che l'ha sempre contraddistinta. Ed è proprio di questo che Piera parla durante la conferenza: un amore per la giustizia che la porta ad incontrare il giudice Paolo Borsellino, che sarà per lei un faro sempre pronto ad illuminare il cammino verso la legalità.  Un padre, oltre che un giudice.
Una storia, quella di Piera, legata a quella della sua giovane cognata Rita, che seguirà il suo esempio e diventerà anche lei testimone di giustizia. Rita, una giovane ragazza che si ribellerà a quella cultura omertosa, a quell'humus mafioso che per anni l'aveva incatenata a se stessa. Un filo indissolubile che lega queste due donne che vivono insieme a Roma sotto protezione, un filo che però presto sarà destinato a sciogliersi per sempre. La morte del giudice Borsellino infatti lascia un gran vuoto nella vita di Rita che la porterà a togliersi la vita. Sarà ripudiata dalla madre anche il giorno del funerale, una madre che non mai ha condiviso le scelte della figlia "infame".
È l'ombra di Cosa Nostra che domina persino sul rapporto madre-figlia. Piera non può fermarsi e continua il suo cammino. Lo deve a Rita, lo deve a sua figlia, ma soprattutto a se stessa. Una lotta tenace raccontata nel suo libro "Maledetta Mafia", presentato durante l’incontro, nel quale ripercorre le tappe di un percorso che l'ha portata ad essere una donna-coraggio, una donna che tante altre dovrebbero prendere come punto di riferimento. Soprattutto quelle donne che preferiscono rimanere ancorate ai valori del silenzio. Ma la nascita di associazioni come "Libera"o "Associazione antimafia Rita Atria" le hanno consentito di alimentare quella coscienza critica e quella responsabilità che l'hanno portata a prendere decisioni importanti.
Piera Aiello conclude la sua testimonianza con la frase "La verità vive" – riportata anche sulla tomba della cognata - ovvero la verità rappresenta un valore che non conosce tramonti ma solo albe. Una testimonianza che lascia un segno, nell'animo e nel cuore.

Più informazioni: mafia  piera aiello  amici di onofrio zappalà  


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