Lunedì 26 Ottobre 2020
I quadri della forzese Maria Crisafulli protagonisti di una serata culturale a S. Teresa


"Colori e ricordi", al Caffè d'arte Carmelo Nicita e le opere della madre

di Filippo Brianni | 12/03/2016 | CULTURA E SPETTACOLI

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Melina Patanè, Carmelo Nicita e Antonello Bruno

Serata dedicata alle “rondini ed alla primavera” al Caffè d’arte organizzato dall’associazione “Il Paese di fronte al Mare” di S. Teresa di Riva. Nel loro senso figurato e nella funzione delle une di annunciare l’altra: rondini che tornano, riportando ricordi, come quelli di Carmelo Nicita, poeta, fotografo, storico ma, nell'appuntamento culturale santateresino semplicemente figlio. Figlio di Maria Crisafulli, pittrice “rurale” e densa di una Forza d’Agrò che fu, ma che in buona parte ancora per fortuna è. Lo è negli scorci scampati al cemento ed all’ignoranza, lo fu nella vita agreste che la Crisafulli immortalava con semplice maestria. Morta alcuni anni fa, la Crisafulli ha lasciato un patrimonio di valori e quadri che il figlio Carmelo ha voluto far rivivere e rivedere in una mostra allestita proprio al Caffè d’arte. Ha corollato poi il ricordo della madre con una poesia dialettale, che spiega solo in parte la singolare vena di quella donnina forzese, lasciata in abbondante “eredità” a figli (Pina fa la pittrice, col marito Giovanni Silaro) e nipoti (Alberto, Lorena e Serena Silaro). “Futurismo al contrario”, secondo Antonello Bruno; risvolti “naif”, a giudizio di Melina Patanè, i due animatori dell’iniziativa letteraria santateresina. Naturalmente presente la musica del chitarrista Agatino Scuderi (con un omaggio ad Andres Segovia); la prosa col racconto di Cinzia Aloisi; le poesie di Sebastiano Patanè Ferro, Nunzio Cartalemi, Rosalda Schillaci, Salvatore Cordaro e Nino Rizzo.
Nel corso della serata è stato presentato “Pirandello cantastorie”, un esperimento originale e forte di Barbera e Natalia Silvestro in scena domenica 13 marzo alle 19 nella biblioteca di Nizza di Sicilia. La “follia” più prestigiosa della storia letteraria, quella narrata da Pirandello, calerà tra le note del cantastorie in chiave moderna di Carlo Barbera e diventa qualcos’altro, pur restando la stessa. 

 


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