Venerdì 30 Ottobre 2020
Il cantautore si racconta alla vigilia del suo spettacolo al Metropolitan


Tra musica e cabaret: Brunori Sas a Catania

di Gianluca Santisi | 01/04/2015 | CULTURA E SPETTACOLI

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Dario Brunori

Dopo una sfilza di sold out nei teatri di tutta Italia, la nuova tournée di Brunori Sas è sbarcata in Sicilia. Dopo l'esibizione di ieri sera al "Biondo" di Palermo, oggi alle 21.30 si replica al "Metropolitan" di Catania (produzione Show Biz in collaborazione con MercatiGenerali). “Brunori Srl: una società a responsabilità limitata” è un ulteriore passo in avanti nel percorso artistico del 37enne cantautore calabrese. Lasciati alle spalle tre album molto apprezzati e tantissimi concerti, anche all'estero, Dario Brunori ha deciso di misurarsi con uno spettacolo che alterna musica al cabaret, brani del suo repertorio (in un set completamente rinnovato) a divertenti monologhi sul modello della stand up comedy americana. “Durante i miei concerti – ci spiega - ho l'abitudine di dire delle fesserie, di fare battute, un po' per stemperare l'imbarazzo del silenzio tra un pezzo e l'altro, un po' perché ho sempre il terrore che il pubblico si annoi con le canzoni tristi che scrivo. In questo caso, volevo fare qualcosa di nuovo ed è nata l'idea di fare uno spettacolo misto, dove da una parte la musica si occupa delle emozioni e dall'altra i monologhi affrontano l'aspetto ironico, comico, a volte anche cinico, creando un attrito che, per fortuna, mi sembra funzioni”. 

E' stato un rischio calcolato?
“Mi sono posto il problema ed è per questo che abbiamo strutturato lo spettacolo con le canzoni che fanno sempre da contraltare a quello che racconto, in alcuni casi in maniera persino didascalica. Nella scelta dei brani, poi, abbiamo sfruttato l'occasione di poter suonare nei teatri, con un'intimità differente, proponendone alcuni che difficilmente avremmo portato nei club, dove invece si predilige l'aspetto più energico”.

Uno dei passaggi chiave dello spettacolo è dedicato a tuo padre, la cui scomparsa hai già affrontato in un paio di canzoni. Qui ne parli in maniera ancora più immediata, senza nemmeno la chitarra come scudo emotivo.
“E' sempre difficile parlare di una cosa che per te è stata scioccante, ma ho deciso di farlo perché rispetto ai brani, che comunque farò, volevo affrontare anche in chiave ironica un momento così tragico. Nel monologo racconto di mio padre col sorriso, prendendolo anche in giro: avevo bisogno di tirar fuori quello che è l'aspetto positivo del dramma. La sua morte per me è stata uno spartiacque, mi ha fatto capire alcune cose che prima mi sfuggivano, sulle quali non ero attento, e mi dato una nuova gerarchia di priorità”.

Dopo l'ultima data a Siena, il 23 aprile, cosa succederà?
“Lo spettacolo è partito come una scommessa ma sta funzionando. Ci sono già alcune richieste, quindi faremo delle date estive. Ma nel frattempo vorrei lavorare sul disco nuovo: sento il desiderio di scrivere e quindi devo sfruttare il momento visto che in genere non sono molto costante sotto questo aspetto...”.

Con il successo che cresce, aumenta anche la responsabilità nei confronti del pubblico. Come ti vedi nei panni di portavoce della generazione dei quasi quarantenni?
“Il solo pensiero mi intristisce - ride - perché se hanno me come rappresentante la situazione di questo Paese è veramente tragica. Sicuramente quando hai un pubblico che si identifica nella tue canzoni avverti una responsabilità maggiore in quello che fai, questo sì, ma non sono schiacciato dall'idea di dover per forza raccontare un determinato mondo o dire chissà cosa. L'esigenza che sento più forte, in questo momento, è quella di crescere, di non ripetermi. E la scelta di fare uno spettacolo di questo tipo va proprio in questa direzione”.

Più informazioni: brunori sas  


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