Giovedì 22 Ottobre 2020
Venerdì tre incontri promossi dall'associazione Amici di Onofrio Zappalà


A S. Teresa la storia di Margherita Asta, la sopravvissuta alla mafia

02/02/2017 | CULTURA E SPETTACOLI

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Margherita Asta e la copertina del libro

Trent’anni fa le cosche mirarono al magistrato Carlo Palermo. L’autobomba uccise una donna e i suoi bambini: ora la figlia più grande racconta quella tragedia. Margherita Asta, attivista di Libera che combatte la mafia raccontando la storia di quelle vittime innocenti, su iniziativa dell’associazione “Amici di Onofrio Zappalà” sarà venerdì 3 febbraio a S. Teresa di Riva per raccontare la sua storia e presentare il libro Sola con te in un futuro aprile (Fandango Libri, 2015), in cui ha fatto confluire la sua vita, il disagio, le emozioni, la forza interiore, il carattere e la voglia di vivere oltre la memoria per onorare le vite barbaramente spezzate della madre e dei suoi fratellini gemelli. In vari incontri nella giornata racconterà la sua storia e le sue emozioni, sottolineando un ulteriore spaccato di storia recente che ha portato ancora una volta al sacrificio di vittime innocenti che mai come in questo caso potevano e dovevano essere risparmiate dalla crudele barbarie umana. Gli appuntamenti avranno inizio alle ore 9 presso la palestra dell’Istituto superiore “Caminiti-Trimarchi” dove Margherita Asta dialogherà con gli studenti dei licei Classico e Scientifico; alle ore 14,30 presso l’Auditorium delle Ancelle Riparatrici incontro con gli studenti dell’Istituto comprensivo mentre alle ore 18,00, presso il Palazzo della Cultura (Villa Crisafulli-Ragno) l’incontro pubblico con la cittadinanza.

Il 2 aprile del 1985, alle ore 8.35, un’autobomba esplode a Pizzolungo, vicino Trapani. Il bersaglio dell’attentato, il giudice Carlo Palermo, è vivo per miracolo. A fargli da scudo è l’automobile di Barbara Asta che sta accompagnando a scuola i due figli di 6 anni, Giuseppe e Salvatore. Dei loro corpi non resta quasi niente. Su quella macchina avrebbe dovuto esserci anche l’altra figlia, Margherita, che quel giorno ha 10 anni. Ma i suoi fratellini non volevano saperne di vestirsi e per non fare tardi ha chiesto un passaggio a un’amica. Anche lei da quel momento è una sopravvissuta. Quando ha saputo il nome di quel giudice, Margherita ha pensato che fosse colpa sua se la sua famiglia era stata disintegrata. Ma crescendo ha voluto capire, ha iniziato a seguire il processo sui mandanti della strage. Il suo strazio non poteva rimanere un fatto privato. Il giudice Palermo, per le conseguenze di quell’attentato e le continue minacce, ha lasciato la magistratura. Sono riusciti a incontrarsi solo molti anni dopo, ricomponendo in un abbraccio i frammenti del loro destino.


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