Sabato 25 Luglio 2026
La sentenza di primo grado dell'operazione "Eco Beach” scattata nel 2020 con 11 arresti


Traffico di rifiuti a Giardini Naxos: 14 condannati e 5 assolti tra cui l'ex sindaco

di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA

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All'epoca vennero sequestrati due impianti di smaltimento

Si chiude con 14 condanne e 5 assoluzioni il processo nato dall’operazione "Eco Beach” sul traffico di rifiuti illeciti a Giardini Naxos, condotta nel 2020 in varie province della Sicilia orientale dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catania e del Comando provinciale di Messina con la Compagnia di Taormina e la Stazione di Giardini Naxos, con 21 persone indagate di cui 11 finite agli arresti. Le accuse, contestate a vario titolo, erano di associazione per delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, combustione illecita di rifiuti, invasione di terreni e deviazione di acque, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e corruzione e al termine del dibattimento di primo grado, il Tribunale di Messina ha emesso la sentenza accogliendo parzialmente le richieste dell’accusa, rappresentata dalle sostitute procuratrici Giorgia Spiri e Antonella Fradà, che avevano chiesto 17 condanne e diverse assoluzioni. Condannati Venerino Savio, 9 anni; Patrizia Savio, 2 anni con pena sospesa; Giuseppe Savio, 1 anno e 6 mesi; Gaetano Monastra, 4 anni; Giuseppe Monaco, 3 anni e 6 mesi; Rosario Catanzaro, 1 anno e 6 mesi con pena sospesa; Davide Giunta, 2 anni; Vincenzo Intilisano, 2 anni e 3 mesi; Rosario Russo, 2 anni e 6 mesi; Giovanni Longo, 1 anno e 6 mesi; Stefano Codevilla, 4 anni; Romolo Barbini, 3 anni, assolto per alcuni capi di accusa; Concetta Sarlo (in qualità di funzionario della Città metropolitana di Messina) 3 anni; Eugenio Faraone (in qualità di funzionario della Città metropolitana di Messina) 3 anni e 6 mesi. Assolti, invece, l’ex sindaco Nello Lo Turco, Simone Savio, Basilio Gugliotta, Alessio Tartaglia, Armando Cappadonia (in qualità di dirigente della Città metropolitana di Messina); disposta la prescrizione per Giovanni Lo Turco e non doversi procedere, perché nel frattempo deceduto, per Matteo Talio. Disposta dal Tribunale anche la confisca dei complessi aziendali delle società "Eco Beach Srl", “Ofelia Ambiente Srl” e “Waste Green Srl”. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Bonaventura Candido, Paolina Pirri, Enrico Ricevuto, Nunzio Garufi, Antonino Garrozzo, Antonio Bellia, Antonino Centorrino, Massimo Lo Giudice, Massimo Marchese, Antonio Scarcella, Beniamino D'Augusta, Giuseppe Valentino, Fabio Placido, Giuseppe Anile, Giuseppe Salerno, Michele Pansera, Walter Militi, Salvatore Silvestro, Angelica Lampo, Alfio Ardizzone, Alessio Piscopo e Maria Puliatti.

L’indagine scattò del 2016 in un impianto di trattamento rifiuti della ditta “Eco Beach” di Giardini Naxos, che risultò realizzato in maniera abusiva in un’area sottoposta a vincoli di varia natura (tra cui quello di carattere idrogeologico), con l’illecita trasformazione di un lungo tratto dell’alveo di un torrente che lo fiancheggia, attraverso riporti di terreno, in una strada carrabile utilizzata per far giungere al sito i mezzi pesanti con i rifiuti. Tale situazione, secondo gli inquirenti, comportò seri e reali rischi di possibili inondazioni anche del centro abitato a valle dell’impianto, poiché la trasformazione dell’alveo del torrente San Giovanni (in località Cantaro nel comune di Taormina) nella strada a fondo battuto aveva notevolmente ristretto la larghezza naturale del corso d’acqua, determinando il difficoltoso deflusso naturale delle acque in caso di precipitazioni particolarmente avverse, come già verificatosi in almeno due occasioni in passato. Lo sviluppo dell’attività fece poi emergere il coinvolgimento, in ipotesi di traffico illecito di rifiuti, di più soggetti e più società direttamente collegate alla prima ed al suo titolare di fatto, tanto che, nel maggio del 2018, la direzione delle indagini passò alla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina. Nel dicembre 2018, l’impianto della società “Eco Beach” di Giardini venne sottoposto a ispezione da parte del Noe di Catania e, per le gravi violazioni contestate, sequestrato. Nell’ambito delle indagini emersero condotte reiterate illecite da parte dei numerosi indagati, in ordine alla compilazione e ricezione di formulari di identificazione contenenti dichiarazioni non veritiere, all’occultamento, distruzione e l’incenerimento illecito di rilevanti quantità di rifiuti, fino al rilascio di autorizzazioni illecite lungo una lunga filiera che andava dal livello della Pubblica Amministrazione locale fino ai vertici provinciali del settore ambientale. L’attività illecita si sviluppava, secondo l’accusa, attraverso i reati di gestione illecita, discarica abusiva, occultamento ed incenerimento di rifiuti, anche di natura pericolosa, tra cui percolato di discarica, residui della lavorazione meccanica di plastiche, carte e cartone, sfalci di potatura e scarti della lavorazione del legno, rifiuti elettronici, fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane, rifiuti biodegradabili da cucine e mense, rifiuti provenienti dal trattamento meccanico di altre tipologie di rifiuti, rifiuti ingombranti, per un quantitativo stimato di svariate decine di migliaia di tonnellate, che secondo l’accusa procurò agli indagati un illecito profitto di qualche milione di euro. La Procura contestò anche i reati di abuso ed omissione di atti d’ufficio, falso materiale, falso ideologico, finalizzati al rilascio di autorizzazioni illegittime, necessarie a “coprire” le illecite operazioni di smaltimento, oltre ad un episodio di corruzione di un pubblico funzionario della Città metropolitana di Messina, addetto al controllo, attraverso la cessione di somme di denaro e ricezione di altre regalie (cene e altre utilità), che compensassero un documentato atteggiamento “compiacente” nel corso dei controlli. 


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