Venerdì 18 Giugno 2021
Rinviato a giudizio: respinta la richiesta della difesa di ascoltare il comandante dei Cc


Roccalumera, agente penitenziario a processo per maltrattamenti contro l'ex compagna

di Andrea Rifatto | 08/06/2021 | CRONACA

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Il dibattimento inizierà ad ottobre

È stato rinviato a giudizio l’agente penitenziario di 44 anni di Roccalumera accusato di maltrattamenti aggravati contro l’ex convivente. L’uomo è comparso ieri in udienza preliminare davanti al gup Tiziana Leanza, che ha deciso di mandarlo a processo per approfondire nel corso del dibattimento le accuse mosse a suo carico dalla Procura della Repubblica di Messina, che ha svolto le indagini tramite i Carabinieri. Il giudice ha respinto ieri la richiesta avanzata dal legale della guardia carceraria, l’avvocato Salvatore Silvestro, finalizzata ad ottenere il rito abbreviato condizionato all’esame della posizione del comandante della Stazione Carabinieri di Roccalumera, il luogotenente Roberto Montagna, allo scopo di chiarire i rapporti tra il sottufficiale dell’Arma che ha svolto le indagini e la parte offesa, ossia l’ex compagna dell’agente: il Gup non ha però ravvisato gli estremi ritenendo evidentemente che l’operato del luogotenente sia stato corretto e ha rigettato l’istanza, rinviando a giudizio l’imputato. Il processo inizierà il 13 ottobre davanti ai giudici della Seconda sezione penale. La donna è assistita dall’avvocato Cettina La Torre.

La guardia carceraria era stata arrestata nei mesi scorsi e dopo alcuni giorni in carcere ristretta ai domiciliari: successivamente gli era stato imposto il divieto di avvicinamento alla donna, revocato ieri. Secondo la Procura, il 44enne “con condotte reiterate maltrattava la compagna (con la quale ha vissuto circa dieci anni, ndc) anche alla presenza delle figlie minori, sia nel corso della convivenza che successivamente alla sua cessazione, sottoponendola a vessazioni fisiche e morali, consistite nell’aggredirla fisicamente, nel minacciarla di morte, nell’adottare un atteggiamento possessivo e autoritario non permettendole di frequentare liberamente i suoi genitori e le sue sorelle, costringendola in tal modo ad incontrarli a sua insaputa e nel danneggiare durante i litigi le porte dell’abitazione con calci e pugni”. Tutte condotte con le quali, per l’accusa, “ingenerava nella persona offesa uno stato di continua ansia, frustrazione e timore per la propria incolumità, con l’aggravante di aver commesso il fatto in presenza di un minore”. 


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