Martedì 02 Marzo 2021
Operazione condotta dai Carabinieri di Taormina. Introiti mensili fino a 8mila euro


Prostituzione in centri massaggi di Giardini e Messina, arrestate cinque persone - VIDEO

di Redazione | 04/02/2021 | CRONACA

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indagine partite dalla Compagnia di Taormina

Usavano tre centri messaggi a Messina e Giardini Naxos per far prostituire giovani donne, assunte come massaggiatrici ma in realtà sfruttate e costrette a vendere il loro corpo. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Comando provinciale di Messina, che nel corso della notte al culine dell'operazione denominata "Summer", hanno arrestato cinque persone, tutte di nazionalità cinese, dando esecuzione ad un’ordinanza di misure cautelari personali, emessa dal Gip dei Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica. In carcere sono finiti due uomini, X. L. di 42 anni e H. Z. Di 44 anni, e tre donne, J. H. 39 anni, X. L. 50 anni e S.C. 31 anni (le generalità non sono state rese note dall'Arma trattandosi di reati di genere), responsabili – a vario titolo dei reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione. Il provvedimento cautelare si basa sulle risultanze acquisite dal Nucleo Operativo della Compagnia di Taormina, nel corso di un’indagine concernente alcuni centri estetici situati a Messina e Giardini Naxos, partita dall’attività di controllo del territorio messa in atto dai militari della Stazione Carabinieri di Giardini che durante i pattugliamenti del territorio si erano insospettiti dall’anomala frequentazione del centro estetico denominato “Centro Benessere Summer”, gestito da cittadini di origine cinese, dove hanno notato la presenza di una clientela esclusivamente maschile, mentre le dipendenti erano solo donne. Il centro estetico aveva peraltro un sito internet dove erano presenti foto di giovani donne orientali riprese in abbigliamento intimo. La conferma di quanto sospettato si è avuta a seguito di un controllo effettuato nei confronti di un cliente fermato all’uscita del centro estetico, il quale ha riferito di avere appreso dell’esistenza del centro massaggi su internet e che, dopo essersi recato sul luogo, era stato accolto da una ragazza di origini orientali che gli aveva proposto un massaggio specificando che con un supplemento di prezzo avrebbe potuto usufruire di una prestazione sessuale. Dalle risultanze investigative è emerso che ciascun centro gestito dal sodalizio poteva contare su un gran numero di clienti, abituali e non, che garantivano un introito mensile di circa 8mila euro.

L’indagine sviluppata dal Nucleo Operativo della Compagnia di Taormina, ai comandi del capitano Giovanni Riacà, sia attraverso attività tecniche sia con metodi tradizionali, ha consentito di accertare l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale composta da cittadini di origine cinese che, oltre al centro estetico ubicato a Giardini, gestiva altri due centri massaggi nel centro di Messina, dove venivano fatte prostituire delle giovani ragazze orientali. I clienti, dietro il pagamento di un supplemento, a seconda se fossero clienti abituali o non, potevano ricevere anche prestazioni sessuali. L’associazione era gestita dai due uomini, che sebbene non fossero formalmente gli intestatari dei centri massaggi, di fatto li gestivano. Erano loro a preoccuparsi di reclutare giovani ragazze cinesi che venivano assunte come massaggiatrici e poi fatte prostituire all’interno di tali centri, allettate dalla promessa di una paga mensile fissa a cui si aggiungeva una minima parte del ricavo delle singole prestazioni. Allo stesso tempo i due cinesi si preoccupavano anche di pubblicizzare l’attività dei centri, inserendo sui siti internet degli annunci pubblicitari dal tenore inequivoco, proprio per attrarre quanti più clienti possibile. Le tre donne si occupavano invece della gestione quotidiana dei centri estetici, organizzando il lavoro delle massaggiatrici reclutate dai capi e istruendole sul comportamento da tenere per eludere eventuali indagini delle Forze dell’ordine. Le tre donne si occupavano di curare i rapporti con i clienti fissando gli appuntamenti, stabilendo le tariffe e riscuotendo i pagamenti, il tutto utilizzando un linguaggio convenzionale al fine di eludere eventuali intercettazioni. Al fine di mantenere elevati i ricavi, alle ragazze venivano imposti rigidi turni di ferie e in caso di mancato rispetto delle “regole” di comportamento, che potevano mettere a repentaglio l’anonimato dell’organizzazione, venivano immediatamente rimpiazzate con altre connazionali prontamente reclutate.


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