Mercoledì 01 Aprile 2026
Le motivazioni della Gip per applicare le cinque misure cautelari per le false residenze


Potere e intrecci politici, ecco perché sono scattati arresti e restrizioni a Forza d'Agrò

di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA

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I carabinieri questa notte in paese

Quattro misure cautelari rispetto alle cinque richieste. Le tesi sul sistema false residenze a Forza d’Agrò, formulate dalla sostituta procuratrice Francesca Bonanzinga della Procura della Repubblica di Messina, hanno retto quasi pienamente al vaglio della giudice per le indagini preliminari Ornella Pastore, che dopo gli interrogatori preventivi degli indagati ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del sindaco Bruno Miliadò, del capogruppo di maggioranza Emanuele Di Cara, dell'ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone e dell'ausiliario del traffico Carmelo La Rocca, tutti e quattro ristretti agli arresti domiciliari, mentre per il consigliere di maggioranza Pippo Bondì è stato disposto il divieto di dimora a Forza d’Agrò. Rigettata la richiesta di arresti domiciliari, invece, per l'ispettore capo Orazio Maccarrone della Polizia locale, tra l’altro in pensione da oggi. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale e alla falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e la gip ha spiegato quali siano le esigenze cautelari che hanno portato all’applicazione delle misure coercitive, ritenendo vi sia il concreto pericolo che Miliadò, La Rocca, Di Cara e Bartolone commettano altri reati analoghi e che la diffusività delle condotte delittuose e la loro ripetitività con atteggiamento di assoluta impunità inducono a ritenere che sia attuale e concreto, con grado di probabilità prossimo alla certezza, il pericolo di reiterazione del reato. Ciò in quanto gli indagati - secondo il Tribunale - sono risultati artefici di un sistema illecito volto al conseguimento di interessi personalistici, con Miliadò nella veste di protagonista. I coinvolti nell’associazione hanno operato secondo una suddivisione dei compiti da parte di Miliadò - è l’accusa - con gli elettori coinvolti nei falsi trasferimenti che hanno condiviso il disegno criminale degli indagati. Dunque gli inquirenti ritengono che possa ragionevolmente ritenersi che il risultato finale delle elezioni del 2024 sia stato falsato da movimenti illeciti, in quanto il candidato a sindaco Miliadò ha vinto con uno scarto di 40 voti. Una conclusione che ha portato a ritenere che i principali indagati, se non sottoposti a misura cautelare, possano fare leva sul potere esercitato e sui numerosi contatti ed intrecci politici emersi ed operare in concreto esercitando la loro influenza per inquinare il materiale probatorio raccolto o per reiterare fatti analoghi (come la falsificazione di ulteriori atti pubblici). Da qui la conclusione che l'unica misura idonea a fronteggiare le esigenze cautelari sia quella degli arresti domiciliari.

Il sindaco Bruno Miliadò, già condannato in via definitiva per falso ideologico e per violazione al Testo unico per l’elezione delle amministrazioni comunali, viene ritenuto il capo, promotore ed organizzatore dell’associazione e gli vengono contestati solo due episodi di falso in relazione alla richiesta di trasferimento di residenza all'hotel Souvenir, in quanto per gli inquirenti ha evitato di finire invischiato in altri fatti. Nella sua azione si sarebbe avvalso di Carmelo La Rocca (nominato agente accertatore ad aprile 2024) e di Carmela Bartolone e per la Procura è lui l'uomo più potente dell'ambiente politico forzese, in grado di intervenire e di fare pressioni sui funzionari comunali. La Rocca viene ritenuto il più attivo dell'associazione dopo Miliadò, di cui era il braccio esecutivo, non a caso è proprio lui ad eseguire i controlli in tutte le abitazioni o gli alberghi riconducibili agli indagati Di Cara, Miliadò e Bondì e dalle intercettazioni emerge per la Gip la spregiudicatezza con cui affronta l'argomento, nonostante il ruolo di dipendente pubblico. Di Cara ha dimostrato di essere molto attivo nell’associazione a delinquere con comportamenti illeciti di indubbia gravità: a lui viene contestato il concorso in quattro falsi di verbali di accertamento operati dalla Polizia locale e dall'attività di intercettazione emerge il suo interessamento attivo affinché i possibili elettori della lista "Insieme" ottengano la residenza in tempo utile ad esercitare il diritto di voto. E proprio per tale scopo avrebbe messo a disposizione immobili, a lui in uso o di proprietà, in modo da poter fare risultare più persone possibili. Condotta giudicata sintomo della possibili di reiterare e perpetrare condotte criminose amaloghe per consolidare la propria posizione di potere. Bartolone risulta aver realizzato il maggior numero di reati di falso e ciò ha portato ad ipotizzare il pericolo di reiterazione del reato; inoltre, secondo la Gip, trovandosi all'interno degli stessi uffici con colleghi informati dei fatti, potrebbe esercitare pressioni per indurli a non rivelare elementi utili. Per Bondì il Tribunale ritiene che ha dimostrato di aderire completamente al programma criminoso con condotte altamente inquinanti per la competizione elettorale, secondo quanto emerso dalle indagini dalle quali risulta come le stanze dell'Hotel Agostiniana, facente parte di una società amministrata da una familiare madre, siano state indicate quali residenze, così come l'immobile di un familiare. Il consigliere, quindi, non solo era perfettamente a conoscenza del programma criminoso, ma lo condivideva, contribuendo ad attuarlo. Dunque per lui è stato ritenuto che le esigenze cautelari (inquinamento probatorio e pericolo di reiterazione dei reati) possano essere soddisfatte con il divieto di dimora in paese. Per Maccarrone, invece, non sono stati ritenuti sussistenti i gravi indizi in ordine al reato di associazione a delinquere e con riferimento ad altri capi di accusa non è stato ritenuto di disporre alcuna misura cautelare.

Più informazioni: false residenze forza d'agrò  


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