Mercoledì 26 Febbraio 2020
Dieci cacciatori sorpresi dei carabinieri ad Alì con fucili e munizioni nell'area protetta


Operazione antibracconaggio nella Riserva di Fiumedinisi, tre arresti e sette denunce

di Andrea Rifatto | 01/02/2020 | CRONACA

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I fucili e le munizioni sottoposti a sequestro

Erano in dieci, impegnati in una battuta di caccia all’interno dell’area protetta della Riserva naturale Orientata di Fiumedinisi, dove vige il divieto di caccia, quando giovedì pomeriggio i carabinieri delle Stazioni di Alì Terme e Fiumedinisi, insieme ai colleghi dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, li hanno sorpresi in località Piano Ladro, nel territorio comunale di Alì. E sono scattati tre arresti e sette denunce. In manette sono finiti Riccardo Ravidà, 31enne di Mandanici residente ad Alì, Giuseppe Piccolo, 44enne di Fiumedinisi, entrambi già noti alle Forze dell’ordine, e il 20enne D.M., incensurato di Fiumedinisi, ritenuti responsabili, in concorso, dei reati di ricettazione, detenzione e porto abusivo di arma clandestina e munizioni, nonché attività venatoria fraudolenta. Gli altri sette, residenti in varie località della provincia di Messina, sono stati denunciati a piede libero per attività venatoria fraudolenta. I militari dell’Arma li hanno sorpresi nell’ambito di servizi finalizzati al contrasto della caccia di frodo, a seguito di una prolungata attività di osservazione e pedinamento.

Gli accertamenti hanno consentito di appurare come per l’esercizio dell’attività venatoria i tre arrestati utilizzassero un fucile con matricola abrasa e canne mozzate, mentre i sette denunciati altrettanti fucili regolarmente detenuti. Le armi sono state tutte sottoposte a sequestro, insieme a circa 100 cartucce del tipo utilizzato per la caccia al cinghiale. Ai soggetti deferiti in stato di libertà invece sono stati inoltre ritirati cautelativamente ulteriori 20 fucili legalmente detenuti presso le rispettive abitazioni. Ultimate le formalità di rito, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Messina, Ravidà e Piccolo sono stati tradotti nel carcere di Messina Gazzi, mentre D.M. al proprio domicilio in regime di arresti domiciliari. Questa mattina i tre uomini sono comparsi dinanzi al giudice del Tribunale di Messina, che ha convalidato l’arresto effettuato dai Carabinieri ed ha disposto nei confronti di Riccardo Ravidà la custodia cautelare in carcere, a carico di Giuseppe Piccolo la misura cautelare degli arresti domiciliari e per il 20enne D.M. l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.


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