Martedì 23 Luglio 2024
L'assassino di Pippo Catania ha risposto al giudice, confermando la prima confessione


Nucifora resta in carcere: "Ha ucciso per gelosia e vendetta, è socialmente pericoloso"

di Andrea Rifatto | 06/10/2023 | CRONACA

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L'operaio deve rispondere di omicidio aggravato

“Sono sceso dalla macchina, ho caricato il fucile con due cartucce e ne ho portate con me altre, e giunto a circa tre o quattro metri ho puntato il fucile verso di lui e gli dicevo che non mi sarei meritato ciò che ha fatto. Lui mi ha guardato senza rispondermi e quindi ho esploso due colpi al volto, poi ho ricaricato con altri due o più colpi che avevo in tasca, non ricordo l’esatto numero, esplodendoli all’indirizzo delle gambe e della pancia, ma non lo ricordo bene”. Ha mantenuto la stessa versione Gaetano Antonio Nucifora, il 57enne di Nizza di Sicilia rinchiuso in carcere per aver assassinato lunedì sera Pippo Catania, il 63enne sovrintendente della Polizia di Stato freddato sul lungomare di Furci Siculo. L'operaio edile è comparso ieri pomeriggio al Tribunale di Messina davanti alla giudice per le indagini preliminari Claudia Misale e ha sostanzialmente confermato le dichiarazioni rese nella notte tra lunedì e martedì, dopo essersi costituito ai Carabinieri ammettendo di essere l’autore del delitto. L’interrogatorio di convalida del fermo è durato circa un’ora e poco dopo la gip ha sciolto la riserva e confermato la custodia cautelare in carcere per l’omicida. Accanto a lui, accusato di omicidio volontario aggravato dai motivi abbietti e futili, c’era il suo legale di fiducia, l’avvocato Gianni Miasi, che valuterà se chiedere una consulenza di parte e poi eventualmente una perizia psichiatrica sul suo assistito. Nucifora ha risposto alle domande con molta calma e ha chiarito alcuni dettagli, raccontando che domenica ha scoperto ciò che ha ritenuto uno “sgarbo” per una vicenda risalente a sei anni fa, subìto da parte dell’amico con il quale però i rapporti si erano interrotti da cinque anni. Con quel pensiero in testa non ha dormito tutta la notte e poi il lunedì pomeriggio ha notato Catania intento a giocare a carte con alcuni anziani, mentre transitava in auto a Furci Siculo di ritorno da acquisti effettuati a Santa Teresa di Riva. In quel momento ha maturato il proposito di ucciderlo e appena rientrato a casa ha afferrato il fucile da caccia Bernardelli calibro 12 legalmente detenuto ed è tornato sul lungomare furcese, compiendo un'esecuzione con incredibile freddezza. “Poi sono tornato a casa, preso dalla rabbia ho sbattuto il fucile a terra rompendolo e ho confessato a mia moglie e alle mie figlie che avevo ucciso Catania". A quel punto Gaetano Nucifora si incammina verso la Stazione dei Carabinieri di Roccalumera e poco prima di arrivare riceve la telefonata di un amico che lo informa dell’omicidio: “Sì, sono stato io a sparare” risponde lui. E citofona alla caserma costituendosi.

La gip Misale scrive che “appare evidente la sussistenza di un solido quadro di gravità indiziaria nei confronti dell’indagato, ricavabile dalle dichiarazioni autoaccusatorie dallo stesso rese e corroborato da plurimi riscontri, segnatamente dalle dichiarazioni delle persone esaminate nel corso dell’attività investigativa e dal rinvenimento dei fucili, uno dei quali utilizzato per commettere il delitto. Deve ritenersi sussistente anche la contestata aggravante dei motivi abbietti e futili - prosegue la giudice - integrati dal movente di gelosia e possessività nonchè dal rancore e dal desiderio di vendetta verso la vittima, per il tradimento inaspettato da parte di persona che l’indagato riteneva a sè legata da un rapporto di consolidata amicizia, tanto da averla scelta in passato quale padrino di battesimo della figlia”. A giustificare la custodia cautelare in carcere, oltre al pericolo di fuga, il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato in quanto “l’indagato si è fatto lecito commettere un omicidio in orario pomeridiano, nel pieno centro di Furci Siculo e alla presenza di altre persone, incurante della possibilità di porre a rischio l’incolumità di altre persone. La spregiudicatezza, la sua pervicacia e l’incapacità di frenare i propri impulsi violenti sono elementi indicativi di una sua elevata pericolosità sociale”. Le indagini sono condotte dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dalla sostituta Roberta La Speme, affidate ai Carabinieri della Compagnia di Taormina guidati dal capitano Giovanni Riacà, e ieri pomeriggio la medica legale Elvira Ventura Spagnolo ha effettuato l’autopsia sulla salma dell’ex poliziotto, per trovare risposte in merito all’accertamento della causa della morte, alla distanza dalla quale sono stati esplosi i colpi, al numero degli stessi e altri accertamenti utili a ricostruire il quadro. La salma di Pippo Catania è stata restituita oggi ai familiari e domani pomeriggio, alle 15.30, si terranno i funerali nella chiesa madre della Madonna del Rosario. A Furci Siculo sarà lutto cittadino, proclamato dal sindaco Matteo Francilia.

Più informazioni: omicidio catania  


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