Lunedì 25 Maggio 2026
La sentenza per un 49enne. Atti alla Procura per l'ex comandante dei Carabinieri


Non maltrattò l'ex compagna, assolto con formula piena agente penitenziario di Roccalumera

di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA

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Il dibattimento era iniziato nel 2021

Si è concluso con un’assoluzione piena il processo a carico di un 49enne di Roccalumera, agente della Polizia penitenziaria, accusato di maltrattamenti contro l’ex compagna e rinviato a giudizio nel giugno del 2021 dalla gup Tiziana Leanza. Al termine del dibattimento, il collegio della Seconda sezione penale, presieduto dalla giudice Adriana Sciglio con a latere Rita Sergi e Alfio Impellizzeri, ha assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”, così come chiesto anche dal pubblico ministero. La Corte ha disposto l’invio degli atti alla Procura della Repubblica di Messina per valutare la posizione dell’ex comandante della Stazione Carabinieri di Roccalumera, Roberto Montagna, testimone nel corso del processo. La guardia carceraria è stata difesa dagli avvocati Salvatore e Gianmarco Silvestro, mentre la donna è stata assistita dall’avvocato Cettina La Torre. L’agente penitenziario venne arrestato, dopo alcuni giorni in carcere ristretto ai domiciliari e poi gli venne imposto il divieto di avvicinamento alla donna, revocato prima del rinvio a giudizio. 

La Procura, che all’epoca coordinò l’inchiesta con il sostituto procuratore Roberto Conte e le indagini delegate ai carabinieri di Roccalumera, accusava inizialmente l’uomo perché «con condotte reiterate maltrattava la compagna anche alla presenza delle figlie minori, sia nel corso della convivenza che successivamente alla sua cessazione, sottoponendola a vessazioni fisiche e morali, consistite nell’aggredirla fisicamente, nel minacciarla di morte, nell’adottare un atteggiamento possessivo e autoritario non permettendole di frequentare liberamente i suoi genitori e le sue sorelle, costringendola in tal modo ad incontrarli a sua insaputa e nel danneggiare durante i litigi le porte dell’abitazione con calci e pugni». Tutte condotte con le quali, per l’accusa, “ingenerava nella persona offesa uno stato di continua ansia, frustrazione e timore per la propria incolumità, con l’aggravante di aver commesso il fatto in presenza di un minore». Accuse che non hanno retto in dibattimento, portando alla piena assoluzione dell’imputato. Nel 2021 l’avvocato Silvestro aveva chiesto per il suo assistito il rito abbreviato condizionato all’esame della posizione di Montagna, allo scopo di chiarire i rapporti tra il sottufficiale dell’Arma che ha svolto le indagini e la parte offesa, ma il gup aveva rigettato l’istanza.


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