Lunedì 17 Giugno 2024
Ecco come tre degli arrestati avevano provato ad intimidire l'imprenditore di Forza d'Agrò


Nerone bis, la tentata estorsione a Bondì: "Io scaltro, si dovrebbe spaventare lui di me”

di Andrea Rifatto | 03/07/2022 | CRONACA

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Nel mirino della banda anche attività imprenditoriali

A tre arrestati nell’ambito dell’operazione “Nerone bis”, i fratelli Gabriele e Davide Pitasi e Giuseppe Macrì, viene contestata l’accusa di tentata estorsione in concorso ai danni di un imprenditore di Forza d’Agrò, Pippo Bondì, titolare dell’hotel e del ristorante Agostiniana e insieme alla moglie dell’impresa edile “Edilagrò”. Tutto nasce quando nel primo pomeriggio del 28 luglio dello scorso anno un receptionist dell’hotel si presenta alla Stazione Carabinieri denunciando di aver trovavo sul parabrezza/cofano della propria autovettura, parcheggiata la sera prima in via Belvedere, una bottiglia di plastica contenente benzina, con un foglio attaccato con scritto “X PIPPO BONDI’ PROCURA 65 MILA € HO TROVATI GLI AMICI BUONI!”. Un atto intimidatorio ritenuto sin da subito rivolto a Bondì. Parte dunque la visione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza. Dalle immagini si nota che la notte del 28 luglio Gabriele Pitasi si aggira per diversi minuti sotto casa: alle 2.57 la telecamera di via Rocca lo inquadra in pantaloncini e a torso nudo mentre tiene in mano un sacchetto chiaro e percorre la via con un cane di colore scuro, immettendosi in via Sant’Antonio e dirigendosi verso via Belvedere, ancora con il sacchetto in mano e con il cane a seguito. Alle 3.06 Gabriele Pitasi, riconosciuto anche dai tatuaggi sulle braccia, si dirige verso la propria abitazione preceduto dal suo cane, ma senza tenere in amano alcunché. I carabinieri deducono quindi che si sia disfatto del sacchetto che teneva in mano proprio nel tratto di strada dove era parcheggiata l’autovettura del receptionist. In aiuto arrivano anche le intercettazioni, che consentono di appurare che la notte precedente Gabriele Pitasi si è recato al distributore di carburante Eni di Fiumefreddo (lo stesso dove i fratelli Pitasi il 29 marzo avevano acquistato la benzina utilizzata per incendiare l’autovettura del comandante Maurizio Zinna), insieme al fratello Davide e ad Andrea Micali, prelevando poco meno di un litro di benzina per un costo di 1,60 euro. Nell’occasione Micali critica Gabriele Pitasi per aver ritirato lo scontrino e suggerisce di disfarsene, mentre Pitasi insiste per conservarlo per non perdere l’importo di circa 3 euro di resto. Ma alla fine Micali strappa lo scontrino, ricordando come il precedente tagliando relativo all’acquisto di carburante per incendiare l’autovettura di Zinna sia stato dimenticato in auto e poi trovato dai carabinieri.

Lo strano incontro. Il 29 settembre del 2021 Pippo Bondì viene contattato da Giuseppe Macrì, che gli chiede un incontro per “parlare di una cosa delicata che non poteva dire per telefono”. Bondì invita quindi Macrì all’ingresso del suo ristorante e registra la conversazione con lo smartphone: “Dal tenore della conversazione si deduce che Macrì fa intendere a Bondì che tale Cristian, identificabile in Cristian La Spina, cuoco al ristorante “O Dammuseddu” di Forza d’Agrò (da alcuni mesi non è più dipendente del locale, ndc) - si legge nell’ordinanza - si era proposto a Gabriele Pitasi per aiutarlo a bruciare dei mezzi di proprietà di Bondì. I mezzi da bruciare, con ogni probabilità erano quelli utilizzati dall’impresa ‘Edilagrò’, che stava eseguendo dei lavori appaltati dal Comune in piazza Cammareri per un importo di 54mila 901 euro. Macrì - scrive il Gip Ornella Pastore - prospettava quindi l’esistenza di rapporti di parentela del La Spina con soggetti omonimi di Fiumefreddo, di cui paventava l’inserimento in contesti malavitosi". Rapporti poi smentiti dai Carabinieri, che hanno verificato l'assoluta estraneità ai fatti da parte del cuoco. "Contestualmente insinuava un pregresso assoggettamento dello stesso Bondì a richieste estorsive avanzata da soggetti di Fiumefreddo, poi cessate in conseguenza dei buoni rapporti intrattenuti dal Bondì con i Carabinieri”. Nei giorni successivi i fratelli Pitasi dialogano tra loro in auto della tentata estorsione e Gabriele Pitasi appare fiero del fatto che Bondì fosse rimasto intimorito dal collocamento della bottiglia incendiaria, tanto da avere fatto posizionare delle telecamere all’esterno dell’abitazione. Ecco uno stralcio della conversazione:
Gabriele Pitasi: “Lo scaltro, si dovrebbe spaventare lui di me (riferito a Bondì, ndr). Difatti si è dimostrato, di là avanza… la cosa, ha fatto lo scaltro, davanti alle telecamere! (il ristorante Osteria Agostiniana è dotato di videosorveglianza esterna, ndr) e poi ha preso e gli ha chiamato a Zinna e due pattuglie del Radiomobile sono salite! Ora si è messo anche la telecamera… a casa! Pure nella macchina!”

Dunque gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che “la bottiglia incendiaria rinvenuta sull’autovettura del receptionist sia stata materialmente collocata da Gabriele Pitasi e realizzata con il liquido infiammabile acquistato la sera del 27 luglio insieme a Davide Pitasi e Andrea Micali. La modica quantità di carburante acquistato, il timore dimostrato dagli indagati di poter essere ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di quel distributore, i commenti contestualmente intercettati in merito all’opportunità o meno di conservare lo scontrino - evidenzia il gip - avvaloravano univocamente la tesi secondo cui il prelievo di carburante era stato effettuato per fini illeciti e segnatamente per realizzare la bottiglia incendiaria collocata sull’autovettura. La conversazione intercettata il 14 aprile tra i due fratelli Pitasi dimostra inoltre il risentimento che nutrivano nei confronti di Bondì, ritenuto troppo vicino alle Forze dell’ordine ed in particolare al luogotenente Zinna”. Se i fratelli Pitasi e Macrì vengono ritenuti pienamente coinvolti nella tentata estorsione, lo stesso non è stato ritenuto per Micali: "Non appare possibile affermare che fosse consapevole del fatto - si legge nell’ordinanza - che il liquido infiammabile acquistato la sera del 27 luglio 2021 dovesse essere utilizzato per il confezionamento della bottiglia da posizionare con finalità estorsive ai danni di Bondì e pertanto a suo carico non può ravvisarsi un quadro di gravità indiziaria”. 

Più informazioni: operazione nerone bis  


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