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"Miliadò gestiva le pratiche di residenza, a Forza d'Agrò alterato l'esito delle elezioni"
di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA
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Il sindaco Bruno Miliadò
«Permettendo di votare a soggetti non aventi diritto, avrebbero inquinato, alterandolo, l'esito delle elezioni amministrative dell'8 e del 9 giugno 2024 del comune di Forza d’Agrò». È quanto scrive la Procura della Repubblica di Messina in merito all’inchiesta sulle false residenze, che ha portato questa mattina i carabinieri della Compagnia di Taormina ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari per il sindaco Bruno Miliadò, il capogruppo consiliare di maggioranza Emanuele Di Cara, l’ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone e l'ausiliario del traffico Carmelo La Rocca, mentre al consigliere di maggioranza Pippo Bondì è stato applicato il divieto di dimora a Forza d'Agrò. «La misura cautelare - scrive in una nota stampa il procuratore capo Antonio D’Amato - riflette il grave compendio indiziario raccolto dai carabinieri nel corso di un'indagine, avviata nel marzo 2024 e coordinata dalla Procura della Repubblica (Dipartimento reati contro la Pubblica Amministrazione), che ha consentito di ipotizzare un sodalizio criminale dedito ad una serie indeterminata di falsi in atto pubblico, consistiti in numerose attestazioni di residenza mendaci, che, permettendo di votare a soggetti non aventi diritto, avrebbero inquinato, alterandolo, l'esito delle elezioni amministrative dell'8 e 9 giugno 2024 del comune di Forza d’Agrò. Le investigazioni erano state avviate dopo la segnalazione di anomalie nelle consultazioni elettorali, essendo, poi, effettivamente emerse ben 96 richieste di trasferimento di residenza, ritenute anomale, proprio per la loro prossimità (tra fine 2023 e aprile 2024) alla data delle medesime elezioni (8 e 9 giugno 2024). E ciò tenendo conto del fatto che Forza d’Agrò conta appena 835 residenti e la normativa prevede che, per ottenere il diritto al voto in un comune, è necessario che l'iscrizione nelle liste elettorali dello stesso sia avvenuta almeno 45 giorni prima delle votazioni. Il grave quadro indiziario si è altresì nutrito degli esiti dell'attività ispettiva disposta in via amministrativa dal prefetto di Messina, destinatario di denunce di irregolarità in occasione delle elezioni comunali a Forza d’Agrò». Le richieste di residenza risultate false Il ruolo del sindaco
Le indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Forza d'Agrò e del Nucleo Operativo della Compagnia di Taormina sono consistite in attività tecniche di intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione, analisi di tabulati telefonici, acquisizioni documentali e nell'escussione di persone informate dei fatti. Al sindaco viene contestato di aver promosso e organizzato un'associazione per delinquere nell'ambito della quale sono risultate coinvolte anche altre 67 persone, per aver concorso, a vario titolo, a formare falsi verbali di accertamento di iscrizione anagrafica, mediante false dichiarazioni di dimora abituale, per rendere verosimili i trasferimenti di residenza e quindi favorire l'indebita acquisizione del diritto di voto. È emerso che tra i luoghi dove veniva attestata la residenza vi erano immobili inesistenti o disabitati e in disuso e addirittura le camere di due alberghi, riconducibili al sindaco Miliadò (Hotel Souvenir) e al consigliere Bondì (Hotel Agostiniana), oltre che un immobile risultato sede di uno stabilimento balneare nella frazione Fondaco Parrino. «Dalle indagini è risultato che l’ispettrice capo Bartolone e l'ausiliario del traffico La Rocca, in qualità di accertatori anagrafici - evidenzia la Procura - avevano falsamente attestato l’effettivo trasferimento di numerose persone che avevano chiesto di ottenere la residenza: su 96 richieste di residenza analizzate durante le indagini, ben 59 sono risultate mendaci. Tra l'altro, tale numero pare ancor più rilevante considerando che a fronte di 673 votanti, il sindaco è stato eletto con uno scarto di 30 voti rispetto al candidato sindaco sfidante, mentre la lista che lo sosteneva si è affermata con uno scarto di 40 preferenze».
«Le indagini hanno accertato che, sebbene le richieste di cambio di residenza provenissero da soggetti riconducibili a entrambi gli schieramenti impegnati nella competizione elettorale - sottolinea il procuratore - il sindaco uscente, piegando a propri fini la carica ricoperta, aveva assunto il controllo dei procedimenti di verifica delle residenze. Infatti, le richieste di cambio di residenza non venivano più trasmesse ritualmente dall'Ufficio Anagrafe alla Polizia locale, ma gestite dal medesimo sindaco, che le assegnava in prima persona ai pubblici ufficiali che avrebbero poi dovuto istruirle, impartendo ai medesimi agenti della Polizia locale indagati le disposizioni sui controlli da effettuare in maniera "addomesticata". A tal proposito, appare di rilievo che, nell'aprile 2024 - proprio a ridosso della data delle elezioni comunali - l'ausiliario del traffico era stato nominato accertatore anagrafico, risultando, poi, l'esecutore della maggior parte dei controlli da cui era scaturito un cambio di residenza».



















