Giovedì 02 Aprile 2026
Cartella sparita, esposti e intercettazioni: come nascono le indagini a Forza d'Agrò


La genesi dell'inchiesta false residenze: "Sono convinti che comandano loro il paese"

di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA

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Il municipio forzese

Come nascono le indagini sulle false residenze a Forza d'Agrò? I carabinieri della locale Stazione si muovono il 15 marzo 2024, avendo avuto sentore della presentazione di richieste di cambio di residenza dubbie in prossimità delle elezioni amministrative. E così chiedono all'Ufficio Anagrafe e alla Polizia locale di avere i dati relativi ai richiedenti residenza negli anni 2023 e 2024, notando un incremento anomalo della popolazione residente. L’8 aprile arriva la risposta ed emerge che i richiedenti residenza nel 2023 sono stati 41, mentre da gennaio a 15 marzo 2024 sono già 55. Su 96 soggetti, 91 avevano acquisito il diritto al voto e solo a 5 era stato negato, perchè minorenni. Un dato apparso sin da subito significativo agli inquirenti, soprattutto se rapportato alla popolazione residente, ossia 835 persone. Un mese dopo si aggiunge un altro tassello. Il 12 aprile si presenta in caserma l’ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone, spiegando che sta svolgendo il suo lavoro con disagio in quanto il sindaco Bruno Miliadò, nei giorni precedenti, le avrebbe imposto di controllare un certo numero di residenze, cercando di indirizzare in qualche modo l'esito dell'accertamento. La Bartolone riferisce che a suo parere erano giunte un notevole numero di richieste di residenza ed un certo numero di queste apparivano palesemente fittizie, aggiungendo davanti al militari che, in base all'apparente schieramento politico degli agenti di Polizia locale, il sindaco assegnava le schede da verificare: se aveva sentore che un agente era politicamente più “vicino” a lui, gli assegnava le schede da verificare relative ai richiedenti residenza di suo interesse, mentre tutte le altre che riteneva opposte al proprio interesse politico non le assegnava immediatamente, ma le tratteneva per poi successivamente far effettuare i controlli agli agenti a lui più compiacenti. In merito Bartolone racconta ai carabinieri che l’ausiliario del traffico Carmelo La Rocca era a suo dire palesemente schierato con l'attuale sindaco ed eseguiva qualsiasi ordine gli impartisse. Alla caserma dei carabinieri si reca pochi giorni anche l’ispettore capo Orazio Maccarrone, raccontando anomalie nei controlli sui nuovi residenti, alcuni dei quali gestiti direttamente dal sindaco. 

La cartella sparita
Il 2 e il 4 maggio 2024 sia Bartolone che Maccarrone vengono ascoltati nuovamente dai carabinieri e raccontano che fino al 26 marzo l'Ufficio Anagrafe aveva trasmesso regolarmente (solitamente entro tre giorni dalla protocollazione) le pratiche di cambio di residenza alla Polizia locale, che aveva provveduto entro 45 giorni dall'apertura della pratica seguendo un ordine cronologico per eseguire i controlli di regolarità. Ma il 28 marzo Maccarrone entra in ufficio e non trova più sulla scrivania la carpetta contenente le pratiche pendenti e chiede spiegazioni alla collega Bartolone, che nel frattempo arriva in municipio. Neanche lei, però, ne sa niente e allora riferiscono l’accaduto alla segretaria comunale, dicendosi pronti a recarsi dai Carabinieri. La funzionaria chiede spiegazioni al sindaco Miliadò, che risponde di non vederci chiaro sulla gestione delle pratiche e sulle modalità delle verifiche da parte dei vigili urbani, con particolare riferimento a Maccarrone, e che da quel momento intende decidere lui stesso l'assegnazione dei controlli ai vigili, indicando quando farli e in che ordine, non necessariamente coincidenti con la data di richiesta ed assegnazione cronologica. Da quel giorno, secondo quanto racconta anche Bartolone, le schede vengono gestite direttamente dal sindaco, l’ufficiale di stato civile consegna a lui i documenti e il primo cittadino dà disposizioni sui controlli da effettuare. La Bartolone spiega di non essere in grado di spiegare questo cambio di modalità sui controlli, anche se a suo parere il fine è quello di pilotare le verifiche, aggiungendo che la maggior parte dei controlli che andavano a fare venivano indicati e decisi direttamente da La Rocca, tanto che giunti nei luoghi, stranamente, trovavano le persone da ricercare. A tal punto l’ispettrice della Polizia locale inizia a porsi dei dubbi sulla genuinità degli accertamenti, sospettando che le richieste di residenza siano fittizie. La preoccupazione dei due ispettori della Polizia locale cresce con il passare dei giorni ed emerge anche nelle conversazioni telefoniche: «Mela, stanno facendo tutto quello che vogliono! - dice Maccarrone al telefono - sono convinti che comandano loro il paese, sono convinti che il paese è loro!» - «Si si vogliono fare quello che vogliono» risponde la Bartolone.

Gli esposti e l’avvio delle indagini
Ad aprile e maggio 2024 giungono alla Procura della Repubblica due esposti, mentre un terzo arriva a giugno a firma di un cittadino che però, sentito dai carabinieri, esclude di averlo mai scritto. Oltre ai tre esposti, dopo lo svolgimento delle elezioni ne viene presentato un quarto firmato dalla consigliera di minoranza Giulietta Verzino, trasmesso il 20 giugno alla Procura e alla Prefettura di Messina, nel quale l’esponente di opposizione evidenziava come dall'1 gennaio al 30 aprile 2024 fossero state trasferite 110 residenze da parte di soggetti che non abitavano a Forza d'Agrò. Così scattano le intercettazioni telefoniche sui telefoni di Miliadò, Bondì, Maccarrone, Bartolone, La Rocca e dell'ufficiale di stato civile (oggi non indagato) e vengono piazzate le cimici sull’autovettura della Polizia locale e nell'ufficio del sindaco. Partono così i primi accertamenti dai quali emerge la non abitabilità di alcuni degli immobili indicati nelle richieste di cambio di residenza (assenza di energia elettrica, citofono, numero civico inesistente, lavori in corso o in evidente stato di interruzione) e l'attività di intercettazione consente di delineare un modus operandi tale far ritenere l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere. Seppur le dichiarazioni di nuova residenza provengano da soggetti riconducibili ad entrambi gli schieramenti politici, gli inquirenti ritengono che il sindaco Bruno Miliadò sfrutti i legami sussistenti con Emanuele Di Cara e Pippo Bondì, entrambi candidati al Consiglio comunale, e la posizione pubblica di sindaco in carica e comandante pro tempore della Polizia locale e in virtù di tali cariche assuma una posizione di "controllo" dell'organo accertatore delle residenze e riesce a concludere con esito positivo le pratiche a lui favorevoli e con esito negativo quelle relative a soggetti riconducibili allo schieramento di Melina Gentile. Tra i racconti fatti dall’ispettrice Bartolone quello relativo all’8 maggio 2024, quando nonostante fosse libera dal servizio era stata praticamente costretta dal sindaco ad eseguire con lui circa dieci verifiche del cambio di residenza, che avevano tutte avuto esito negativo. Circostanza che le era apparsa oltremodo sospetta.

Più informazioni: false residenze forza d'agrò  


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