Domenica 03 Marzo 2024
Il caso di una giovane e dei genitori non processati perché i reati sono ormai prescritti


"Io, violentata da mio padre per 17 anni, non ho avuto giustizia. Lui in giro tranquillo"

di Andrea Rifatto | 27/06/2022 | CRONACA

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Gli abusi contestati partono negli Anni '90

Non ci sarà un processo a stabilire se siano colpevoli o innocenti, non ci sarà alcun giudizio sui fatti per i quali sono stati accusati, perchè una sentenza divenuta irrevocabile ha messo la parola fine sul caso, anche a causa di meccanismi contorti della giustizia che spesso non consentono di fare piena luce e scoprire la verità. Un’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile della Questura, dopo che i fatti sono emersi nel corso di un’altra indagine, che si è chiusa con un verdetto di non luogo a procedere e che vedeva imputati una coppia di Santa Teresa di Riva, marito e moglie oggi settantenni, accusati di violenza sessuale nei confronti della figlia, in un lungo arco di tempo tra l’inizio degli Anni ’90 e la fine degli Anni 2000, da quando la presunta vittima era in tenera età. Le accuse più gravi erano a carico del padre, perchè “mediante abuso di autorità, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, costringeva la figlia a compiere e subire atti sessuali, abusi consistiti inizialmente in palpeggiamenti all’organo genitale e successivamente in rapporti sessuali completi, in talune occasioni consumati anche alla presenza della madre”. Madre che secondo gli inquirenti “avendo l’obbligo giuridico di impedire l’evento in quanto titolare di posizione di garanzia nei confronti della figlia, non impediva la consumazione dei reati perpetuati dal marito, restando inerte e impassibile nè tantomeno, allorché la figlia stessa la allertava per le violenze subite, adottava cautela alcuna o provvedimento finalizzati a proteggere la minore e ad evitare il reiterarsi delle condotte di violenza subite”. Reati aggravati perchè compiuti nei confronti di una minore di 10 anni, poi 14 e infine 18 anni, per i quali le pene previste vanno fino ai 14 anni di reclusione.

Ma il procedimento nei confronti dei due coniugi si è concluso in udienza preliminare, in quanto il Gup ha dichiarato estinti tutti i reati contestati per i primi tredici anni per intervenuta prescrizione, mentre per gli ultimi quattro anni non è stato possibile procedere per l’assenza di querela della ragazza. Sul caso è infatti stata applicata la prescrizione breve per mancanza di atti interruttivi e non è stato possibile procedere neanche d’ufficio perchè nel 2020 è maturata l’ultima prescrizione, così come la giovane ha avuto conoscenza dell’inchiesta quando ormai non poteva più sporgere denuncia contro i genitori. “Le risultanze investigative hanno portato alla luce elementi di prova a carico dei coniugi - scrive il Gup - in particolare gli abusi sessuali commessi sono emersi dalle dichiarazioni rese dalla vittima e da persone a lei vicine. Sebbene l’attività di indagine abbia portato alla luce elementi a carico degli imputati, non è però possibile procedere per intervenuta prescrizione dei reati ascritti”.

Un verdetto accolto con delusione dalla giovane: “Non sono riuscita ad avere giustizia - ci racconta - il passato non si cambia ma vorrei che la verità venisse a galla, noi vittime per star bene dobbiamo avere giustizia, ho subito a lungo violenze fisiche e psicologiche e loro vanno in giro tranquilli. In quegli anni rimuovevo tutto - aggiunge - sono rimasta incinta e mi hanno costretta ad abortire, anche perchè non si sapeva se il bambino fosse del mio compagno o di mio padre. Poi anni dopo, con la nascita del mio secondo figlio, ho iniziato un percorso di terapia e i ricordi sono riaffiorati”. Tra le testimonianze dell’inchiesta anche quelle dei compagni di vita della ragazza, amici, parenti, assistenti sociali e psicologhe, che hanno confermato la sua ricostruzione. Una vicenda che però si è chiusa senza un processo.


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