Lunedì 06 Febbraio 2023
Contestato l'abuso d'ufficio per l'edificio di proprietà dei parenti dell'ex sindaco Foti


Furci, chieste otto condanne per dodici anni per la costruzione del "Residence Grecale"

di Andrea Rifatto | 08/12/2021 | CRONACA

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Il “Residence Grecale" oggi ultimato

Otto condanne per un totale di dodici anni di reclusione. È la richiesta arrivata nel tardo pomeriggio di ieri davanti la Seconda sezione penale del Tribunale di Messina dal pubblico ministero Giuseppe Adornato, al termine di una articolata discussione sul processo per la costruzione del “Residence Grecale” di Furci Siculo, che secondo la Procura della Repubblica è stato edificato in violazione della normativa urbanistica, in particolare del Piano casa approvato con la Legge regionale 6/2010. Sul banco degli imputati sette familiari dell’ex sindaco Sebastiano Foti (non indagato), ossia la moglie Carmela Maccarrone, Concetta Maccarrone, Francesco Maccarrone, Giovanni Maccarrone, Maurizio Maccarrone, Rosario Maccarrone (1960) e Rosario Maccarrone (1964), l’architetto Claudio Crisafulli, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale all’epoca dei fatti e anche oggi e l’ingegnere Giovanni Curcuruto (ex consigliere di maggioranza durante la sindacatura Foti) quale progettista e direttore dei lavori, accusati a vario titolo di abuso d’ufficio in concorso e violazione delle norme urbanistiche. L’Accusa ha chiesto ieri la condanna di Crisafulli e di tutti i Maccarrone a un anno e sei mesi di reclusione per l'abuso d’ufficio (capo a) e la dichiarazione di prescrizione per i reati urbanistici (violazione del Dpr 380/2001) a carico dei privati e di Curcuruto (capo b), visto che il reato si è prescritto già il 13 febbraio 2020. La sentenza del collegio presieduto dal giudice Maria Eugenia Grimaldi (a latere Torre e Di Fresco) arriverà il 21 dicembre dopo eventuali repliche. A difendere gli imputati sono gli avvocati Pietro Luccisano, Ferruccio Puzzello, Carlo Autru Ryolo e Antonio Scarcella, che ieri hanno ribadito le loro tesi secondo le quali l’edificio è stato realizzato senza commettere alcun abuso. Il 26 marzo 2018 il gup Simona Finocchiaro aveva prosciolto in udienza preliminare tutti gli indagati ma la Procura aveva presentato appello, ritenendo non ricossero le condizioni per confermare la sentenza di proscioglimento “apparendo decisivo nell’economia del giudizio il concetto di ultimazione dell’opera al 31 dicembre 2009 per accedere ai benefici del Piano casa, ricostruito in sentenza in termini non condivisibili”. Dunque la Corte d’appello aveva disposto il rinvio a giudizio ed è partito il processo, giunto ieri alle battute finali. 

Il “Residence Grecale", struttura a tre elevazioni fuori terra oltre cantinato, destinata a uso commerciale, appartamenti e garage, situata sul lungomare Amerigo Vespucci all’angolo con via Interdonato, è stato edificato con un permesso di costruire rilasciato il 13 febbraio 2015 per la demolizione e ricostruzione del fabbricato esistente grazie al Piano casa, che consentiva un aumento del 25% di cubatura nel caso di ricostruzione dopo la demolizione di abitazioni esistenti purché ultimate al 31 dicembre 2009. Secondo i magistrati, però, il permesso è stato rilasciato in assenza di questi requisiti, procurando ai privati richiedenti un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell’edificazione di una terza elevazione fuori terra pari a 1.273 metri cubi e 462 metri quadri, suddivisa in sei appartamenti: da qui l’accusa a Crisafulli di aver firmato il titolo edilizio nonostante l’immobile non risultasse destinato a uso residenziale, poiché il piano terra aveva la destinazione di fabbrica di derivati agrumari e il primo piano non risultava ultimato al 31 dicembre 2009. Nel 2017 scattò dunque il sequestro del fabbricato allo stato rustico, dissequestrato un anno dopo e oggi completato e pronto all’uso. I sette proprietari avevano presentato il 13 dicembre 2011 al Comune di Furci l’istanza avente ad oggetto “progetto di demolizione e ricostruzione di un fabbricato sito in via Amerigo Vespucci angolo via Interdonato” da effettuarsi in applicazione del Piano casa. Nonostante il parere negativo dall’allora dirigente dell’Ufficio tecnico, l’ingegnere Francesco Foti, che prescriveva loro una serie di integrazioni tra cui la dimostrazione della destinazione residenziale del fabbricato e della regolarità dei pagamenti Ici e Tarsu, i proprietari non adempivano ma anzi il 2 marzo 2013 sollecitavano il Comune a rilasciare il permesso, che ottenevano dall’architetto Crisafulli, nominato l’1 agosto 2013 dirigente dal sindaco Sebastiano Foti, in carica da appena due mesi. La Procura contesta inoltre che i Maccarrone non erano in regola con il pagamento dell’Ici alla data di presentazione dell’istanza, versata per gli anni 2010/2011 solo il 12 febbraio 2015 (quindi il giorno prima del rilascio del permesso di costruire) mentre il pagamento della Tarsu risultava omesso per il periodo 2006/2011.

Più informazioni: residence grecale  


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