Mercoledì 19 Gennaio 2022
Dichiarazioni infamanti rivolte a due avversari politici in piazza e sul web nel 2016


Forza d'Agrò, l'ex sindaco e il fratello condannati anche in appello per diffamazione

di Andrea Rifatto | 05/12/2021 | CRONACA

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L'ex sindaco Fabio Di Cara

Confermata anche in appello la condanna per diffamazione dell’ex sindaco di Forza d’Agrò Fabio Di Cara e dal fratello Emanuele, attuale capogruppo di maggioranza, per le offese rivolte pubblicamente a due avversari politici, Antonino Bianca e Pietro Muscolino, durante il comizio tenuto dall’allora primo cittadino in piazza Cammareri il 10 giugno 2016. La Corte d’appello presieduta da Carmelo Blatti (a latere Bruno Sagone e Silvana Cannizzaro) ha infatti ritenuto infondati gli appelli presentati dai legali degli imputati, gli avvocati Salvatore Gentile e Corrado Rizzo, e ha confermato le condanne alla pena di 800 euro di multa inflitte in primo grado nell’aprile 2019, oltre al pagamento di 900 euro di spese legali alle parti civili e delle spese processuali. Bianca è stato difeso dall’avvocato Antonino Caliri, Muscolino dall’avvocato Nunzio Rosso. In quel comizio l’ex sindaco di Forza d’Agrò, secondo i giudici, ha proferito "dichiarazioni infamanti e cagionato grave danno verso Bianca e Muscolino", definendo quest’ultimo “soggetto che probabilmente vive momenti confusionali” e “tulipano nero appassito”, espressione a lui riferita senza ombra di dubbio (nonostante i difensori abbiano evidenziato che il suo nome non sia stato mai pronunciato) perchè definito “uno squilibrato mentale che è in grado di simulare tentativi di suicidio, oltre che essere un soggetto avvezzo a presentare querele e denunce contro il sindaco”, considerato che Di Cara in un procedimento penale del 2014 (poi archiviato) aveva definito Muscolino “un indagato per procurato allarme per aver simulato un suicidio”. “Emerge dunque in modo evidente - scrive la Corte - la correlazione tra il dispregiativo appellativo ‘tulipano nero appassito’ e la persona del Muscolino da parte dei due Di Cara e a fugare ogni dubbio in proposito soccorrono le dichiarazioni del comandante dei Carabinieri Maurizio Zinna, sentito come testimone, che ha offerto una chiara ricostruzione di quanto avvenuto durante il comizio e ha precisato come con riguardo al tentato suicidio apparisse evidente che il Di Cara facesse riferimento al Muscolino”. Nel comizio l’ex sindaco pronunciò poi altre frasi riferite a Bianca e Muscolino, definiti “cittadini e soggetti affetti da patologie difficilmente inquadrabili, ci sono medici che mi hanno detto di cittadini affetti da sindrome bipolare, da fenomeni di dissociazione, ossia affetti psicopatologicamente da fenomeni di disconnessione, affetti da disturbi della personalità”: per i giudici “una serie di pesanti e irridenti offese, avulse dal merito della loro attività politica bensì concentrate sulle loro persone e sulla salute mentale, dichiarazioni che trasbordano il limite della critica politica, integrano una totale falsità e si sostanziano in un’offesa personale”.

Il fratello del sindaco è stato condannato per diffamazione aggravata per due scritti pubblicati l’11 e il 15 giugno 2016 sul suo sito internet “Il Giornale di Forza d’Agrò” dopo il comizio, visto che è stata ritenuta infondata la circostanza fatta presente dagli avvocati Gentile e Rizzo che il sito non è una testata giornalistica. Per il Tribunale “priva di pregio deve ritenersi la censura della difesa riguardante il mezzo utilizzato per far veicolare le dichiarazioni diffamatorie”, considerato che “l’immagine della persona offesa può essere lesa anche mediante altri portali che sfruttano la rete internet, compresi i siti personali”. Il primo testo, dal titolo “Sindaco scintillante analizza casi clinici”, conteneva frasi come “nullità politica forzese la quale non avendo la capacità di amministrare è dedita a fare ricorsi e a gironzolare nelle piazze alla ricerca di ingannare i cittadini e infangare l’amministrazione”; nel secondo, titolato “Il sindaco Di Cara parla ai forzesi”, si definiva la minoranza politica locale “bassa classe politica forzese”, “soggetti che per disturbi di disconnessione operano in modo sconsiderato”, “Brighella, tulipano nero appassito, scemi del villaggio, corvi, soggetti che hanno accanimento contro l’amministrazione”, con in allegato il video del comizio. “I due Di Cara - conclude la Corte - hanno fatto uso della loro posizione, l’uno tramite un comizio pubblico, l’altro tramite la pubblicazione di un articolo diffuso sul web, per dileggiare gratuitamente i propri avversari politici sulla base di affermazioni gravi e mendaci, attaccandoli nell’intimo della loro persona, umiliando i medesimi estendendo la diffusione di tale offensivo mendacio ad un numero indeterminato di soggetti”.


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