Sabato 21 Maggio 2022
L'accusa punta alla pena massima per l'infermiere calabrese che ha ucciso la fidanzata


Femminicidio di Lorena Quaranta a Furci Siculo, chiesto l'ergastolo per Antonio De Pace

di Andrea Rifatto | 11/05/2022 | CRONACA

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Antonio De Pace

La condanna all'ergastolo. È la richiesta che il pubblico ministero Antonio Conte ha avanzato oggi alla Corte d’Assise di Messina per Antonio De Pace, l’infermiere calabrese che il 31 marzo del 2020 ha ucciso a Furci Siculo la fidanzata Lorena Quaranta, studentessa di Medicina all’Università di Messina originaria di Favara. Il processo è alle battute finali a poco più di un anno dall’apertura dalla sua apertura, in cui l’infermiere trentenne di Dasà (Vibo Valentia) è imputato con l’accusa di omicidio aggravato e premeditato per aver ucciso la compagna 27enne, con la quale conviveva nella villetta di via Delle Mimose nella cittadina furcese. La prossima udienza è fissata per l'8 giugno, quando interverranno le parti civili, mentre il 29 giugno toccherà alla difesa dell'imputato. Poi arriverà la sentenza. Nei mesi scorsi De Pace è stato dichiarato imputabile dopo la perizia psichiatrica disposta dai giudici della Corte d’assise e affidato nell’ottobre del 2021 al professor Stefano Ferracuti, ordinario di Psichiatria e criminologia all’Università “La Sapienza” di Roma, per verificare la capacità di intendere e di volere del giovane al momento del femminicidio e durante il processo. Dalla relazione è emerso che il giovane “non presenta elementi clinicamente rilevanti tali da configurare un quadro nosograficamente definito in ambito psichiatrico” e dunque è stata evidenziata una capacità da parte di De Pace di stare in giudizio, perché “non ha una anamnesi di disturbi psichiatrici”. A richiedere di analizzare le condizioni mentali dell’imputato, reo confesso la sera stessa del delitto, era stato il pubblico ministero Roberto Conte, sulla base della perizia di parte depositata dalla difesa di De Pace, rappresentata dai legali Bruno Ganino e Salvatore Silvestro. La difesa della famiglia Quaranta, assistita dall’avvocato Giuseppe Barba, aveva individuato come proprio consulente il dottor Domenico Micale, mentre quella di De Pace si era affidata alla dottoressa Giusy Fanara. 

Secondo l’accusa Antonio De Pace ha premeditato l’uccisione di Lorena Quaranta e non ha agito in preda ad un raptus o preso dalla rabbia, come si era pensato in un primo momento. A sostegno di questa tesi alcuni messaggi WhatsApp inviati prima del delitto alla sorella e al fratello, con i quali manifestava la volontà di trasferire i risparmi, accumulati nel proprio conto corrente, ai nipoti: messaggi che poi ha cancellato dal cellulare per non lasciare tracce. Per la Procura segno che aveva pianificato il delitto attuato nella villetta di via Delle Mimose ed era certo delle conseguenze che ne sarebbero derivate. L’assassino, secondo quanto ricostruito dalle indagini, ha colpito Lorena con un oggetto contundente per tramortirla e poi le ha messo la mani al collo per strangolarla, causandone la morte pochi istanti dopo per asfissia acuta da soffocazione diretta. A processo si sono costituite parti civili anche otto associazioni impegnate nella sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, "Al Tuo Fianco" di Roccalumera (che gestisce un centro antiviolenza proprio a Furci), "Evaluna Onlus", "Insieme per Marianna Manduca", "Genesis", "Gens Nova", "Pink Project", "Cedav Messina" e "Una di noi Onlus".


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