Martedì 31 Marzo 2020
I residenti erano accusati di aver intascato senza diritto le somme dallo Stato


Falsi sfollati per l’alluvione di Scaletta e Itala: 50 assoluzioni e una condanna

di Redazione | 16/03/2018 | CRONACA

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L'alluvione del 2009

Si è chiuso con 50 assoluzioni e una condanna il processo di primo grado sui contributi che gli sfollati dell’alluvione dell’1 ottobre 2009 di Scaletta Zanclea e Itala avrebbero percepito in maniera ingiustificata mentre vivevano nelle loro case, seppur dichiarate inagibili dopo l’evento calamitoso che provocò 37 morti. Ieri sera la Seconda Sezione penale del Tribunale di Messina (presidente Mario Samperi, a latere Rosa Calabrò e Valeria Curatolo) ha emesso la sentenza condannando soltanto Nicola Santamaria, ex comandante della Stazione dei Carabinieri di Scaletta, a otto mesi di reclusione (pena sospesa) escludendo le aggravanti e concedendo le attenuanti generiche. Il Collegio ha invece disposto 50 assoluzioni e 5 proscioglimenti: il non doversi procedere è stato disposto nei confronti di cinque imputati nel frattempo deceduti; scagionati “perchè il fatto non costituisce reato” Letterio Alì, comandante della Polizia Municipale di Scaletta e Salvatore Calabrò, responsabile dell’Ufficio tecnico dello stesso Comune; tra gli assolti con la formula “perché il fatto non sussiste” anche Giuseppe Trimarchi e Giovanni Cuppari, rispettivamente comandante della Polizia municipale e capo dell’Ufficio tecnico di Itala.

L’Accusa sosteneva come gli sfollati avessero falsamente attestato, nell’istanza inviata all’Ufficio commissariale del soggetto attuatore di Messina di alloggiare da parenti, amici o in albergo, in quanto le loro abitazioni ricadevano in zona gialla ed erano state quindi evacuate. Secondo le indagini, superata la fase emergenziale, alcuni residenti sarebbero tornati nelle loro abitazioni di Itala e Scaletta, “inducendo in errore, con artifici e raggiri e procurando un ingiusto profitto dalla corresponsione del contributo per l’autonoma sistemazione a danno dell’ente pubblico”. Le indagini furono condotte dai Carabinieri, che fecero controlli anche sui consumi di acqua e corrente elettrica per provare che alcuni vivevano regolarmente nelle loro case. Per le difese, invece, questa circostanza era legata al fatto che i consumi di acqua e luce corrispondevano ai momenti in cui gli sfollati tornavano nelle loro case per pulire, prendere qualche abito o sistemare quello che era stato distrutto e poi andare via.


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