False residenze Forza d'Agrò, si va in Cassazione: la Procura fa appello contro il Riesame
di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA
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Il caso a novembre in Cassazione
La Procura della Repubblica di Messina ricorre in Cassazione contro le decisioni del Tribunale del Riesame sull’inchiesta false residenze a Forza d’Agrò. I magistrati hanno infatti deciso di presentare ricorso dinanzi alla Suprema Corte per opporsi alle cinque ordinanze dello scorso 23 aprile con le quali sono stati revocati gli arresti domiciliari al sindaco Bruno Miliadò, al capogruppo di maggioranza Emanuele Di Cara, all'ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone, all'ausiliario del traffico Carmelo La Rocca e il divieto di dimora al consigliere di maggioranza Pippo Bondì, ristretti l’1 aprile in applicazione dell’ordinanza di custodia cautelare. L’udienza per la discussione dei ricorsi è stata fissata per il 5 novembre davanti la Quinta Sezione penale. La Procura contesta ai cinque indagati principali i reati di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico, perché secondo l'accusa avrebbero alterato l'esito delle elezioni del 2024, vinte da Miliadò con 40 voti di scarto, in quanto secondo le indagini condotte dai Carabinieri su 96 richieste di residenza 59 sarebbero false. In primavera il collegio composto dai giudici Maria Vermiglio, Letteria Silipigni e Antonino Aliberti ha invece escluso la sussistenza dell’associazione a delinquere, contestata come strumentale alla rielezione di Miliadò e dei candidati della sua lista, ritenendo che «la circostanza che gli ispettori Orazio Maccarrone e Carmela Bartolone si siano presentati dai Carabinieri per denunciare la gestione delle pratiche di residenza direttamente dal sindaco risulta eccezionalmente sintomatica dell'assenza di un comune programma delittuoso e di stretti legami fiduciari tra Miliadò e gli agenti accertatori». Secondo il Tribunale del Riesame «le presunte false attestazioni di residenza riguardano anche soggetti avvinti da stretti legami familiari con candidati della lista di Gentile Carmela, circostanze del tutto incompatibili con l'esistenza di una struttura associativa» e «non traspare l'esistenza di un accordo tra sindaco, esponenti della maggioranza (Bondì e Di Cara) e gli agenti della Polizia municipale, finalizzato ad attestare falsamente l'effettiva dimora nel comune di Forza d'Agrò di soggetti la cui richiesta di trasferimento di residenza era finalizzata all'esercizio del diritto di voto in occasione delle consultazione elettorali del giugno 2024 in favore dell'Amministrazione uscente, quanto piuttosto l'esistenza di una prassi consolidata, risalente nel tempo e comune ad entrambi gli schieramenti politici». Il Tribunale del Riesame ha escluso gran parte dei reati di falso addebitati a La Rocca (14 capi eliminati su 15, rimasto solo un capo d’accusa per una residenza trasferita in un’officina a Scifì) e Bartolone (18 su 23, rimasti cinque capi per due residenze in un’abitazione inesistente a Forza d’Agrò, per due in un lido a Fondaco Parrino, un immobile abbandonato a Forza d’Agrò e un’officina a Scifì), così come per Di Cara (4 su 5, rimasto un capo con gravità indiziaria come intestatario dell’immobile dove ha trasferito la residenza la moglie) e Bondì». Conclusioni contestate dalla Procura, che adesso andranno al vaglio della Corte di Cassazione. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Tommaso Autru Ryolo, Francesco Gazzara, Bonaventura Candido, Corrado Rizzo, Fabio Di Cara, Massimo Brigandì e Renzo Briguglio













