Lunedì 20 Maggio 2024
Giorgio Balascas racconta la sua verità e il legale chiede la liberazione dai domiciliari


Estorsione alle dipendenti, parla davanti al giudice l’imprenditore arrestato a Giardini

di Andrea Rifatto | 10/09/2023 | CRONACA

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Le Fiamme Gialle hanno esaminato numerosi documenti

Ha scelto di parlare fornendo la propria versione dei fatti l’imprenditore Giorgio Balascas, arrestato dalla Guardia di Finanza e ristretto ai domiciliari con l’accusa di estorsione ai danni delle proprie dipendenti. L’uomo è comparso davanti alla giudice per le indagini preliminari Ornella Pastore del Tribunale di Messina, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare notificata dalle Fiamme gialle di Taormina, assistito dall’avvocato Giuseppe Valentino. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha reso dichiarazioni spontanee ed esposto le sue ragioni, contestando le accuse a lui rivolte e fornendo al giudice la propria ricostruzione dei fatti; il legale di fiducia ha poi contestato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza ipotizzati dalla Procura e la carenza delle esigenze cautelari, decidendo di presentare al gip una richiesta di revoca degli arresti domiciliari o comunque di sostituzione con un’altra misura meno afflittiva. All’imprenditore 71enne, operante nel settore del commercio di articoli medicali e ortopedici e socio dell’attività “Emifarm” che ha sede sul lungomare Regina Margherita, la Procura della Repubblica contesta di aver sfruttato lo stato di bisogno delle sue lavoratrici e di aver imposto condizioni di lavoro non conformi al contratto, costringendole a restituire in contanti parte dello stipendio versato tramite bonifico bancario e minacciandole di licenziamento immediato in caso di rifiuto. 

Secondo le indagini delle Fiamme gialle, che hanno eseguito mirati accertamenti finalizzati alla costruzione dell’ipotesi accusatoria da parte della Procura, Balascas aveva assunto le due dipendenti dopo un breve periodo di impiego “in nero”, con un contratto di lavoro che prevedeva un numero di ore inferiori a quelle realmente prestate, con la promessa di un futuro aumento di stipendio. Gli accertamenti dei finanzieri di Taormina, condotti con complesse ricostruzioni documentali, intercettazioni ambientali e accertamenti bancari, hanno portato a ritenere che il datore di lavoro, a fronte dell’aumento dello stipendio in busta paga, avrebbe costretto nell’ultimo triennio le dipendenti a restituirne una parte, per un totale ammontante 12mila 730 euro, importo posto sotto sequestro preventivo. Il prossimo passaggio, qualora la gip non dovesse accogliere l’istanza del difensore, potrebbe consumarsi al tribunale del Riesame.


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