Sabato 04 Aprile 2020
Sette rinvii a giudizio per la gestione dell'impianto. Cadono i reati principali


Depuratore di Nizza, sindaci e tecnici a processo ma assolti dalle accuse più gravi

di Andrea Rifatto | 27/02/2020 | CRONACA

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Il depuratore fognario di contrada Piana a Nizza

Si è chiusa con il rinvio a giudizio di tutti i sette indagati l’udienza preliminare del procedimento scaturito dall’inchiesta sulla gestione del depuratore di Nizza di Sicilia. Cadono, però, le accuse più gravi di abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio, perché il fatto non sussiste, e restano quindi in piedi solo i reati contravvenzionali. È ciò che ha deciso oggi il Gup Monica Marino del Tribunale di Messina nell’ultima sessione dell’udienza preliminare iniziata il 30 gennaio. Sette gli imputati che compariranno a processo, il cui inizio è stato fissato per il 15 maggio davanti al giudice monocratico della Prima Sezione penale: i sindaci Pietro Briguglio (Nizza), Giovanni De Luca (Fiumedinisi) e Carlo Giaquinta (Alì Terme), l'ex sindaco di Alì Terme Giuseppe Marino (in carica sino all’11 giugno 2018) due funzionari dell'Ufficio tecnico del Comune di Nizza, il geometra Rosario Porto e il perito industriale Umberto Valerini e Agatino Mantarro, titolare della ditta di S. Teresa di Riva affidataria della gestione dell’impianto. Devono rispondere a vario titolo delle accuse di getto pericoloso di cose, violazione del testo unico ambientale per il superamento dei limiti dei valori inquinanti e attività di gestione rifiuti non autorizzata (il solo Mantarro). Prosciolti dall’accusa di abuso d’ufficio (capi 7 e 8) i tecnici Porto e Valerini e il gestore Mantarro, così come sono stati assolti dal reato di omissione d’atti d’ufficio (capo 11) i sindaci Briguglio, Giaquinta, De Luca e l’ex sindaco Marino e gli stessi due tecnici. Valerini è stato prosciolto dall’accusa di getto pericoloso di cose e violazioni ambientali relativamente ai capi 9 e 10. I sette sono difesi dagli avvocati Massimo Brigandì, Giovanni Calamoneri, Antonio Scarcella, Carmelo Lombardo, Giovanni Mannuccia, Giovambattista Freni e Giancarlo Padiglione

LE ACCUSE 
Getto pericoloso di cose. Briguglio, Marino, De Luca, Valerini e Mantarro sono accusati di aver provocato “lo scarico in mare di acque reflue non depurate provenienti dal depuratore”, reato accertato il 22 gennaio 2018, omettendo di eseguire le opportune verifiche sul funzionamento del depuratore con particolare riferimento ai misuratori di portata degli scarichi eseguiti della attività produttive autorizzate (in parte funzionanti in modo discontinuo e in parte non tarati, quindi inidonei a misurare il rispetto del parametri stabiliti per l’immissione in fognatura) omettendo di eseguire un corretto trattamento depurativo e di procedere alla manutenzione dell’impianto”; per un caso analogo, accertato il 22 maggio 2018, al posto di Valerini, responsabile della gestione del depuratore sino al 28 febbraio, è indagato Porto, nella qualità di dirigente dell’Ufficio tecnico, oltre nuovamente a Briguglio, Marino, De Luca, e Mantarro. Il getto pericoloso di cose per lo scarico in mare di acque reflue non depurate viene inoltre contestato dalla Procura a Briguglio, Giaquinta, De Luca e Mantarro per fatti accertati il 25 e 26 gennaio 2019, “con particolare riferimento ai misuratori di portata non funzionanti, alla presenza di rifiuti solidi urbani nella sede dell’impianto, alla presenza di guasti tecnici reiterati e alla irregolare esecuzione della fase di clorazione”.

Reati ambientali. Briguglio, Marino, De Luca, Giaquinta, Valerini, Porto e Mantarro sono accusati poi di violazione del D. Lgs. 152/2006 (Testo unico Ambiente) per il superamento dei valori limite dello scarico fognario, perché “immettevano in mare reflui fognari non depurati con valori batteriologici relativi ai parametri Cod, Bod, Sst, boro, azoto, nitrato ed Escherichia coli di gran lunga superiori ai limiti previsti, come accertato dall’Arpa in seguito alle analisi sui campioni prelevati” il 21 e 22 gennaio 2018, il 22 maggio 2018 e il 25 e 26 gennaio 2019 (per quest’ultimo caso Valerini è stato prosciolto). Agatino Mantarro deve rispondere anche di due capi di imputazione (maggio 2018 e febbraio 2019) per attività di gestione rifiuti non autorizzata “perché realizzava una discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi (fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue) lasciati in deposito temporaneo oltre un anno e in quantità superiore a quella prevista dalla legge (47,1 mc a fronte di un limite di 30)” e “vaglio lasciato in deposito temporaneo per oltre un anno in violazione dei limiti temporali previsti”.

LE ASSOLUZIONI
L’accusa di abuso d’ufficio era stata contestata tra aprile e settembre 2018 per aver violato il Codice degli appalti “prorogando illegittimamente il servizio di manutenzione ordinaria dell’impianto a Mantarro sino al 30 novembre 2018”, senza procedura negoziata previa consultazione di almeno tre operatori economici in caso di contratti sopra i 40mila euro e procurando “un ingiusto profitto a Mantarro consistente nel pagamento del compenso stabilito con determinazioni illegittime perché realizzavano un affidamento diretto che superava la soglia di 40mila euro”. La stessa accusa veniva contestata anche per il periodo 1 dicembre 2018-28 febbraio 2019 con l’aggiunta tra gli indagati di Valerini, subentrato a Porto alla direzione dell’Utc nizzardo dal 24 gennaio 2019, perché entrambi “prorogavano illegittimamente il servizio di manutenzione ordinaria a Mantarro sino al 29 febbraio 2019. Di omissione di atti di ufficio erano stati chiamati a rispondere i sindaci Briguglio, Marino, Giaquinta e De Luca, oltre ai tecnici Valerini e Porto, perchè nel febbraio 2019 “omettevano indebitamente di compiere un atto del loro ufficio che, per ragioni di igiene e sanità, doveva essere compiuto senza ritardo consistente nel procedere al trattamento delle acque reflue provenienti dal territorio comunale attraverso un impianto di depurazione a norma di legge”. Contestazione mossa perché hanno consentito il funzionamento del depuratore fognario “in condizioni inadeguate al corretto ciclo depurativo e in assenza di adeguata manutenzione” e inoltre “in assenza di autorizzazione allo scarico dei reflui fognari nelle acque marine tramite condotta sottomarina (con autorizzazione della Regione dell’ottobre 2010 revocata a gennaio 2013)”.

Le indagini sono partite in seguito a due esposti presentati il 28 novembre 2017 e il 5 gennaio 2018 dal sindaco di Nizza Piero Briguglio ai Carabinieri di Roccalumera: nel primo si denunciava l’ingresso nel depuratore di liquami di composizione “anomala”, confermata dalle analisi eseguite dal Comune che hanno rilevato un elevato carico inquinante dovuto a grassi e oli di origine vegetale; il sindaco inoltre faceva presente come dall’ispezione dei pozzetti esterni, al confine tra Nizza e Fiumedinisi, era emersa la presenza di tracce di olio vegetale; nella seconda denuncia Briguglio segnalava liquami anomali in ingresso con elevato carico inquinante per la presenza di grassi e oli di origine vegetale di provenienza dal comparto agrumario. Da qui sono partiti gli accertamenti della Procura e dell’Arpa, con il sostituto procuratore Rosanna Casabona che ha emesso li avvisi di garanzia per la contestazione di vari reati commessi in concorso tra gennaio 2018 e febbraio 2019, individuati in undici capi di imputazione. L’impianto era stato quindi sequestrato il 23 maggio dello scorso anno dai Carabinieri.


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