Giovedì 01 Dicembre 2022
Ai domiciliari una coppia di Castell’Umberto e una complice. Dieci gli obblighi di dimora


Compravendita di un bambino, altri tre arresti nel Messinese

12/05/2015 | CRONACA

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Calogero, Lorella Conti Nibali e Bianca Capillo

I Carabinieri del Comando provinciale di Messina, nell’ambito delle indagini svolte in merito alla compravendita di un minore che lo scorso 24 febbraio hanno già portato al fermo di 8 persone ed all’affidamento ad una struttura protetta di un minore di nazionalità rumena, hanno eseguito stamane a Messina e Castell’Umberto un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale peloritano, Maria Militello, con la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di 3 persone e l’obbligo di dimora nel comune di residenza per altri 7 soggetti. Gli indagati sono Calogero Conti Nibali, 57 anni, nato a Castell’Umberto, e Lorella Maria Conti Nibali, 47 anni, nata a Lugano, ritenuti responsabili in concorso dei reati di riduzione in schiavitù, reato tentato di false attestazioni a pubblico ufficiale sulla identità personale, falsità materiale commessa da p.u. in atti pubblici, supposizione di stato di un fanciullo e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso; Bianca Capillo, 56 anni, nata a Messina, ritenuta responsabile in concorso dei reati di riduzione in schiavitù, reato tentato di false attestazioni a pubblico ufficiale sulla identità personale, falsità materiale commessa da p.u. in atti pubblici, supposizione di stato di un fanciullo e millantato credito. Tutti e tre sono stati ristretti agli arresti domiciliari. Obbligo di dimora, invece, per il 43enne Aldo Galati Rando, nato a Tortorici, Silvana Genovese, messinese di 48 anni, e Vincenzo Nibali, 47 anni, nato a Messina, ritenuti responsabili in concorso del reato di violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso. Per Maurizio Lucà, 43 anni nato a Messina, Pietro Sparacino, 50 anni di Messina e il 40enne Sebastiano Russo, nato a Cardeto (Rc), le accuse in concorso sono di riduzione in schiavitù, reato tentato di false attestazioni a pubblico ufficiale sulla identità personale e falsità materiale commessa da p.u. in atti pubblici. Irreperibile un decimo soggetto.
Le indagini, dirette dalla Direzione distrettuale antimafia (pubblici ministeri Maria Esmeralda Pellegrino e Liliana Todaro) e condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina, hanno svelato come i coniugi Calogero e Lorella Maria Conti Nibali, al fine di appagare il loro desiderio di genitorialità, dopo la nascita di una figlia affetta da gravi disabilità ed una serie di aborti, sin dal 2008 si fossero rivolti a più soggetti senza scrupoli, che in cambio di cospicui esborsi di denaro contante avrebbero dovuto reperire e consegnare loro un bambino maschio, al quale sarebbero state attribuite le generalità di Carmelo Luca Conti Nibali, la cui nascita era stata simulata nel gennaio 2008, mediante false certificazioni e false dichiarazioni all’ufficiale dello stato civile del Comune di Castell’Umberto, da Lorella Maria Conti Nibali con la complicità di Bianca Capillo. Con la complicità degli altri soggetti coinvolti era stato reperito un minore italiano, che insieme alla propria madre ed a fronte di un anticipo di 30mila euro, si era trasferito a Castell’Umberto presso l’abitazione dei coniugi Conti Nibali. Dopo qualche giorno, tuttavia, la madre del bambino, forse in preda al rimorso, aveva deciso di allontanarsi con il figlio da Castell’Umberto e rientrare a Messina, proprio mentre gli aspiranti genitori si erano recati in Svizzera per prelevare il denaro contante necessario a concludere la compravendita. Questi ultimi, rientrati nel paese natio, hanno dunque trovato la casa vuota e si sono attivati per recuperare il denaro già consegnato alla madre del bambino, per il quale avevano ottenuto il rilascio di una carta di identità. Per tentare di risolvere questa situazione, che con il passare dei giorni si andava complicando sempre di più, i Conti Nibali hanno persino pensato di simulare la morte per malattia del mai esistito Carmelo Luca, il funerale e la conseguente cremazione. La speranza di poter avere un figlio maschio non abbandonava però i coniugi, che contemporaneamente all’organizzazione del finto funerale, hanno consegnato a Franco Galati Rando 30mila euro incaricandolo di reperire in Romania un nuovo bambino. Galati Rando, sfruttando i suoi contatti in quel paese e la miseria di una numerosa ed indigente famiglia rumena, è riuscito in effetti a procurarsi un bambino convincendo i familiari a venderlo e corrompendo alcuni funzionari rumeni affinché venissero rilasciati i documenti che avrebbero permesso al bambino di attraversare le frontiere. È a questo punto che gli inquirenti hanno deciso di intervenire per evitare che il minore rumeno venisse consegnato ai coniugi Conti Nibali che, una volta ottenuto il bambino, avevano pianificato di fare rientro immediatamente in Svizzera anche per evitare che alcuni dei parenti all’oscuro dei loro illeciti progetti, o altri compaesani, si accorgessero delle evidenti differenze somatiche esistenti tra il primo bambino, quello messinese con la cui fotografia era stata emessa la carta di identità, ed il nuovo bambino di nazionalità rumena. L’odierno provvedimento cautelare, pertanto, ha raggiunto gli autori di condotte che si differenziano nettamente, dal punto di vista oggettivo ed in parte anche soggettivo, da quelle esaminate con riferimento alla compravendita del minore rumeno. In particolare, è emersa l’esistenza di un disegno criminale molto articolato, ben strutturato nato nel 2008 con una serie di false attestazioni e certificazioni, tutte tese a far figurare una nascita inesistente nei registri dello stato civile del comune di Castell’Umberto, e sviluppatosi negli anni a seguire con una serie ininterrotta di tentativi di compravendita di bambini, per i quali i coniugi avrebbero complessivamente speso oltre 150.000 euro. Le investigazioni hanno messo in luce l’estrema propensione dei soggetti coinvolti a commettere reati di qualsiasi tipo pur di ottenere lo scopo illecito prefissato e di accaparrarsi il denaro che i coniugi erano disposti a pagare.

Più informazioni: compravendita bambino  


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