Sabato 04 Aprile 2026
Le accuse al consigliere di maggioranza e il dialogo con un sottufficiale dei Carabinieri


Bondì, le residenze e quella “confessione” per telefono: “Siamo tutti e due truffatori”

di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA

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Il seggio elettorale del 2024

Uno degli indagati dell'inchiesta false residenze a Forza d’Agrò è il consigliere comunale di maggioranza Joseph Bondì, conosciuto come Pippo, sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora in paese perchè accusato di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico per aver messo a disposizione l’Hotel Agostiniana per nuovi residenti che hanno così acquisito il diritto al voto. Eletto consigliere della lista “Insieme”, secondo l’accusa Bondì era perfettamente a conoscenza della pratica illecita dei trasferimenti di residenza finalizzati ad ottenere un maggiore consenso elettorale e ha partecipato attivamente a quello che la Procura definisce un progetto criminoso del gruppo, riuscendo a rimediare un numero considerevole di nuovi residenti (quindi votanti), risultando eletto con 66 preferenze. La sua partecipazione all'associazione emerge dalla circostanza che ha messo a disposizione l’Hotel Agostiniana, intestato ad una società di famiglia ma la cui gestione è direttamente riconducibile a Bondì, per compiere i falsi trasferimenti di residenza. Dalle intercettazioni è emerso come durante la campagna elettorale il candidato abbia contattato telefonicamente l’ausiliario del traffico Carmelo La Rocca, convocandolo in orario d’ufficio nel suo hotel ed evitando di parlare al telefono: conversazioni intercettate pochi giorni prima delle elezioni che hanno indotto gli inquirenti a pensare che l'argomento potesse essere quello delle residenze, visto che La Rocca era stato nominato pochi mesi prima accertatore anagrafico. Sarà poi proprio La Rocca ad effettuare le verifiche negli immobili riconducibili a Pippo Bondì. Molte richieste di cambio di residenza sono state invece giustificate con motivi di lavoro, alla luce delle assunzioni part time e per un brevissimo periodo coincidente con le elezioni amministrative 2024, da parte della società proprietaria dell’Hotel Agostiniana.

Significativa una conversazione telefonica del pomeriggio del 10 giugno 2024, quando emergeva già la vittoria del sindaco Bruno Miliadò, tra Pippo Bondì e il luogotenente Maurizio Zinna (non indagato), comandante della Stazione Carabinieri di Forza d'Agrò dal 2008 al dicembre 2022 e attuale comandante della Stazione Carabinieri di Santa Teresa di Riva. Bondì chiama per raccontare alcuni fatti accaduti al termine dello scrutinio e i due interlocutori dialogano in merito alla “prassi” dei trasferimenti di residenza, che secondo il sottufficiale dell’Arma avvenivano puntualmente ogni tornata elettorale, anche se non con i numeri del 2024 (“però Pippo una cosa io ho pensato no? C'è gente che io ho fatto tre volte le votazioni là, e tutte le volte arrivava gente da fuori, prima, in base dove erano residenti, uno poteva immaginare che erano per una parte o per l'altra, capito? Ma come quest'anno, penso che c'è gente che è venuta là residente per favorire l'altra lista pure?! No?”) e Bondì dà conferma di quanto asserito da Zinna. Il militare, che per gli inquirenti faceva chiaramente intendere di essere a conoscenza delle pratiche illecite messe in opera da entrambi gli schieramenti, affermava che se uno dei due era risultato vittorioso era solo perché era un truffatore più abile (“se io sono un truffatore e sono più bravo di te a truffare, se io truffo 1.000 euro e tu ne truffi 50 euro, è colpa mia se tu sei più scarso?”) e per l’accusa Bondì ammetteva chiaramente il suo coinvolgimento nei fatti (“siamo tutti e due truffatori”). Alle domande degli investigatori in merito a questi dialoghi, Bondì non ha saputo dare alcun chiarimento e si è limitato a dichiarare di avere commentato con Zinna alcuni articoli di stampa e le voci di paese. Per la Procura, però, è evidente come l'indagato commentasse con il militare la prassi delle false residenze e nello stesso tempo ammetteva di avervi fatto lui stesso ricorso ("siamo tutti e due truffatori”). Da qui la decisione di accusare Pippo Bondì in quanto gravemente indiziato di avere fatto parte del sodalizio e di aver fatto ricorso al sistema delle false residenze grazie alle quali veniva eletto consigliere comunale.

Più informazioni: false residenze forza d'agrò  


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