Giovedì 26 Febbraio 2026
Decesso dopo 10 mesi di ricovero ed esposto presentato dai genitori. Slitta l'autopsia


Bambino morto al Ccpm di Taormina, indagati 15 sanitari. L'Asp: "Fatto tutto il possibile"

di Andrea Rifatto | oggi | CRONACA

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Il piccolo era ricoverato da aprile 2025

Il trasferimento, un lungo ricovero, poi il tragico esito. Sarà l’inchiesta della Procura della Repubblica di Messina a stabilire se vi siano responsabilità del personale dell’ospedale “San Vincenzo” di Taormina per la morte di un bambino di tre anni, deceduto il 17 febbraio scorso nel reparto di Cardiochirurgia pediatrica. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Fabio Minniti e dopo l’esposto presentato dai familiari, assistiti dall’avvocato Antonio Cozza del Foro di Perugia, sono stati iscritto nel registro degli indagati 15 sanitari che hanno operato o avuto in cura il piccolo nel corso dei circa dieci mesi di degenza. Un atto dovuto per consentire alle parti di partecipare agli approfondimenti disposti dall’autorità giudiziaria e soprattutto agli accertamenti tecnici irripetibili, a partire dall’autopsia che sarà effettuata nei prossimi giorni (l'incarico sarà conferito il 3 marzo) per chiarire se il decesso sia riconducibile esclusivamente alla gravità della patologia iniziale e alle complicanze insorte nel tempo oppure se vi siano stati eventuali errori o ritardi nel percorso diagnostico-terapeutico. Il piccolo si era presentato in ospedale a Catania l’1 aprile 2025, con uno scompenso cardio-respiratorio e una cardiopatia congenita con insufficienza mitralica e successiva miocardite, ed era stato trasferito a Taormina, dove il 2 aprile era stato sottoposto ad intervento chirurgico. Da quel momento era iniziato un lungo ricovero, il paziente era stato collegato ad un Vad (cuore artificiale) e a settembre all’Ecmo per la respirazione extracorporea. Il 17 febbraio, però, il suo cuoricino ha smesso di battere. Già prima del decesso la famiglia aveva presentato vari esposti e adesso ha integrato l’ultima denuncia.

L’Asp di Messina difende l’operato del proprio personale e spiega che «il bambino è stato trasferito nei reparti intensivi del Ccpm in condizioni agoniche per quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a malfunzione della valvola mitrale e la complessità del trattamento è stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio». Inoltre, in questi mesi, «numerosi colleghi di differenti specialità, consulenti nominati dalla famiglia e dai loro legali hanno avuto pieno e trasparente accesso alle informazioni cliniche e alle strategie terapeutiche adottate con un continuo confronto con i curanti». Relativamente al trapianto cardiaco, l’Asp spiega che «la strategia è stata condivisa con 3 dei 6 centri italiani autorizzati a tale procedura (Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Ospedale Sant’Orsola di Bologna e Università di Padova) cui il bambino è stato riferito per accedere al programma di trapianto cardiaco e che tali istituzioni, unanimemente, hanno considerato tale opzione non realizzabile. L’esito infausto dopo un anno di tentativi di recuperare la funzione del cuore del bambino o di recuperare la possibilità di eseguire il trapianto cardiaco lascia i sanitari del Ccpm profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata. I medici del Ccpm esprimono piena fiducia nell’Autorità giudiziaria - conclude la nota dell'Asp di Messina - e chiedono che nell'interesse dei cittadini, del buon nome dell'istituzione e dei professionisti che vi operano si faccia chiarezzas ul loro operato con un’analisi seria e trasparente in modo da potere rispondere nei modi e nelle sedi appropriate a quanto confusamente riportato dai genitori e dai loro legali».


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