Martedì 23 Luglio 2024
L'inchiesta sulle presunte infiltrazioni mafiose. Coinvolto imprenditore di Santa Teresa


Appalti e corruzione a Mojo Alcantara e Malvagna, sei condanne e una assoluzione

di Andrea Rifatto | 10/07/2024 | CRONACA

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L'intreccio ricostruito dalla Guardia di Finanza

Sei condanne e un’assoluzione. Così ha deciso il Tribunale di Messina al termine del processo di primo grado sulle infiltrazioni mafiose ed il condizionamento delle amministrazioni comunali di Mojo Alcantara e Malvagna ad opera del clan Cintorino-Calatabiano di Cosa nostra catanese, scaturito dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Messina e della Guardia di Finanza che nel maggio 2022 portarono a sette arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso e corruzione. La sentenza è stata emessa ieri sera dalla Prima Sezione penale del Tribunale, presieduta dalla giudice Adriana Sciglio, al termine del dibattimento diviso in due parti, visto che Giuseppe Pennisi e Clelia Pennisi scelsero il rito abbreviato per ottenere una riduzione della pena, mentre gli altri imputati hanno optato con il rito ordinario. L’ex sindaco di Mojo Alcantara, Bruno Pennisi, è stato assolto dal reato associativo mafioso con la formula “per non aver commesso il fatto” e condannato a 6 anni di reclusione per un caso di corruzione; l’allora vicesindaca Clelia Pennisi è stata assolta da tutte le accuse “per non aver commesso il fatto”; Giuseppe Pennisi 10 anni e 9 mesi con interdizione dai pubblici uffici e libertà vigilata per 3 anni; Carmelo Pennisi, 13 anni; Antonio D'Amico, 6 anni; Santo Rosario Ferraro, imprenditore edile di Santa Teresa di Riva, 4 anni; Luca Giuseppe Orlando, ex assessore ai Lavori pubblici di Malvagna, 10 anni e 4 mesi. Il mese scorso le pm Liliana Todaro e Todaro Fradà avevano chiesto sette condanne: con il rito ordinario Antonio D’Amico 9 anni di reclusione; Santo Rosario Ferraro 6 anni; Luca Giuseppe Orlando 12 anni; Bruno Pennisi 10 anni e 6 mesi; Carmelo Pennisi 13 anni; con il rito abbreviato, Giuseppe Pennisi 8 anni e 6 mesi e Clelia Pennisi 7 anni e 3 mesi. A difendere gli imputati gli avvocati Vittorio Basile, Giancarlo Padiglione, Salvatore Pagano, Nunzio Rosso, Francesco Strano Tagliareni, Franco Rosso, Antonino Pillera, Carlotta La Spina, Giovanni Spada e Giuseppe Testa.

L’inchiesta partì dopo le dichiarazioni del pentito catanese Carmelo Porto, ex appartenente al clan dei Cintorino e poi collaboratore di giustizia, che dopo il suo arresto con l’operazione “Isola Bella”, che ha documentato interessi mafiosi nel settore turistico, ha spiegato ai magistrati della Dda Messina le dinamiche criminali nella fascia jonica. Dichiarazioni che portarono la Distrettuale antimafia e il Gico della Guardia di Finanza a ritenere la presenza di cellula decisionale e operativa della mafia in grado di ingerirsi, condizionandole, nelle dinamiche elettorali-politiche di Mojo Alcantara e Malvagna, oltre che nella relativa gestione dell’attività amministrativa, attraverso l’infiltrazione di soggetti alla stessa struttura criminale direttamente o indirettamente riconducibili. Secondo l’accusa l’allora sindaco di Mojo Alcantara Pennisi favoriva vendite di materiale edile da parte della società della quale era agente di commercio, turbando la procedura di gara relativa al recupero del tessuto urbano locale a favore di un imprenditore di Santa Teresa di Riva, Santo Rosario Ferraro, titolare della “Effe Costruzioni” chiamato a rispondere di corruzione per aver promesso somme di denaro e acquisto di materiali, pilotando il sorteggio delle ditte interessate alla realizzazione dei lavori e individuando su 308 soggetti che avevano manifestato interesse dieci ditte, tra cui quella santateresina; l’ex assessore Orlando di Malvagna, secondo l’accusa, induceva il rappresentante di una ditta edile di Barcellona Pozzo di Gotto, aggiudicataria di lavori pubblici in paese, a rifornirsi di materiale edile da una ditta di Randazzo di D'Amico, con lo scopo di agevolare l’associazione mafiosa, e il titolare della ditta edile catanese corrispondeva all’amministratore pubblico una dazione corruttiva. 


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