Martedì 11 Agosto 2020
Chiuso il processo sul Piano casa. Tra gli imputati il capogruppo di maggioranza


Abusi edilizi a S. Teresa: assolti 2 ex tecnici del Comune, 2 condanne e 4 prescrizioni

di Andrea Rifatto | 23/07/2020 | CRONACA

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L'inchiesta partì nel 2016 dopo un esposto

Si è chiuso con due assoluzioni, due condanne e quattro prescrizioni il processo di primo grado dinanzi al Tribunale di Messina su alcune costruzioni realizzate negli anni scorsi a Santa Teresa di Riva con l’applicazione della Legge regionale 6/2010, il cosiddetto Piano casa, normativa che consentiva un aumento del 25% della cubatura nel caso di ricostruzione in seguito a demolizione di abitazioni esistenti, purché le stesse risultassero ultimate al 31 dicembre 2009. Con sentenza emessa dalla Prima Sezione penale collegiale presieduta dal giudice Adriana Sciglio (a latere Simona Monforte e Rita Sergi) sono stati assolti dall’accusa di abuso d’ufficio i due ex tecnici comunali finiti sotto processo, l’ingegnere Pietro Mifa e il geometra Francesco Cisto, mentre sono stati condannati l’architetto Carmelo Lenzo, professionista di Santa Teresa (presidente del Consiglio comunale all’epoca dei fatti), a 6 mesi e 15mila euro di ammenda in qualità di direttore dei lavori e una sua committente, Carmen Miuccio, a 5 mesi e 15mila euro di ammenda (pena sospesa per entrambi) per violazioni di carattere urbanistico del Dpr 380/2001 (Testo unico dell’Edilizia); Lenzo e un’altra sua cliente, Rosaria Rispoli, sono stati prosciolti per prescrizione da un capo di imputazione per aver costruito un edificio in violazione al Piano casa. Prescrizione che nei mesi scorsi ha portato all'emissione di sentenza di non luogo a procedere per altri quattro imputati, l’architetto Salvatore Trimarchi di Santa Teresa, anche lui direttore dei lavori, il capogruppo di maggioranza consiliare Dario Miano e la sorella Chiara, accusati di violazioni della legge urbanistica. Il processo era iniziato nell’aprile 2018, a seguito del rinvio a giudizio allora disposto dal Gup Carmine De Rose, dopo un esposto e le indagini svolte sin dal 2016 dalla Procura della Repubblica, coordinate dal pubblico ministero Antonella Fradà e delegate alla Sezione di polizia giudiziaria della Polizia municipale di Messina. Nel corso del dibattimento l’Accusa ha chiesto la condanna di Cisto e Mifa a due anni ciascuno, mentre per gli altri pene minori e prescrizioni. Le accuse principali non hanno però retto e al termine del processo sono arrivate le assoluzioni per abuso d’ufficio e le condanne solo per alcune violazioni urbanistiche.

I due ex tecnici comunali erano accusati di abuso d’ufficio per aver rilasciato, il primo come direttore dell’Area Territorio e Ambiente del Comune di Santa Teresa (dal 2009 al 2012) e il secondo di tecnico responsabile (in servizio fino al 2015) una concessione edilizia nel 2011, sulla base di un progetto elaborato da Lenzo, per un fabbricato a due elevazioni fuori terra per uso abitazione in via Vittorio Emanuele Orlando, con un ampliamento della cubatura del 25,52%, firmando la concessione per la ristrutturazione e sopraelevazione in violazione del Piano Casa in quanto il fabbricato era originariamente un magazzino-deposito e non abitazione e non risultava in regola con il pagamento della tassa rifiuti al momento della presentazione dell’istanza; a Cisto era addebitato un altro caso, nella qualità di vicedirettore dell’Ufficio tecnico, per aver rilasciato nel dicembre 2010 una concessione edilizia a una società del capogruppo Miano (eletto alle Amministrative 2017) e della sorella per la costruzione di due immobili a più elevazioni sul lungomare a Barracca (9 appartamenti e 3 depositi per complessivi 1.501 metri cubi) con progetto redatto da Trimarchi, comprensivi dell’incremento del 25%. Anche in questo caso, per l’Accusa, non vi erano i requisiti in quanto il fabbricato era prima un deposito e non era in regola con i pagamenti Tarsu e Ici alla richiesta di concessione. Per la Procura, dunque, i due tecnici avrebbero procurato intenzionalmente un ingiusto vantaggio ai proprietari. Lenzo e Miuccio erano invece accusati di lavori eseguiti in difformità o in assenza di titolo edilizio per la realizzazione di una veranda chiusa con aumento della volumetria del fabbricato e della superficie utile abitativa per 11,38 mq, modificando l’originaria destinazione d’uso della superficie e la chiusura di un corpo scala con infissi in alluminio e vetrate con aumento della volumetria del fabbricato. Gli otto sono stati difesi dagli avvocati Paolo Turiano, Massimo Principato, Antonino De Luca, Carmelo Iaria e Gianfilippo Brunetto. 


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