Sabato 07 Febbraio 2026
Ricorsi con esiti diversi: una cartella è stata giudicata valida in primo e secondo grado


Taormina, scontro Comune-Parrocchia sul pagamento dell'Imu: il caso arriva in Cassazione

di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ

137 Lettori unici

La parrocchia Sacro Cuore di Gesù

Arriva fino in Cassazione il braccio di ferro tra il Comune di Taormina e la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù della frazione Trappitello, scaturito dalla richiesta di pagamento dell’Imu avanzata da Palazzo dei Giurati. Nel novembre 2023, infatti, è stato notificato alla Parrocchia un avviso di accertamento per l’importo di 7.826 euro, comprensivo di sanzione, interessi e spese di notifica, relativo al mancato versamento dell’imposta municipale unica per l’anno 2020 per alcuni immobili parrocchiali. L’avvocato Roberto Alecci, nell’interesse della Parrocchia retta da don Tonino Tricomi, ha presentato ricorso alla Commissione Tributaria, che però l’ha rigettato sia in primo che in secondo grado; adesso, dunque, l’ente religioso ha deciso di ricorrere in Cassazione contro la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia e il Comune ha rinnovato l’incarico all’avvocato Alessandro Franciò, che ha seguito i gradi di giudizio precedenti, stanziando altri 1.843 euro. Gli immobili per i quali il Comune chiede il pagamento dell’Imu sono catastati come abitazione civile e i giudici tributari hanno riconosciuto che «non vi siano dubbi sulla loro pertinenzialità rispetto alla Parrocchia, giacché gli uni e l’altra sono parte organica di un unico compendio edilizio», oltre al fatto che le foto «raffigurano uno stato e un arredo che non contraddicono la destinazione ad “attività di religione o culto”» e dunque «essi appaiono alla Corte oggettivamente integranti l’ipotesi legale di edificio esonerato dall’imposta», compresa l’abitazione del parroco «la quale è parte degli immobili in questione e la cui pertinenzialità alla chiesa non è contraddetta». Tuttavia i ricorsi non sono stati accolti per via dell’omessa presentazione della dichiarazione prevista dall’articolo 1, comma 770, della Legge 160/2019, che impone agli edifici ospitanti “attività di religione o di culto dirette all'esercizio del culto” la spedizione telematica al Comune di una dichiarazione della sussistenza della condizioni per l’esenzione, che va reiterata di anno in anno. Dichiarazione che la Parrocchia avrebbe dovuto spedire entro il 30 giugno 2021 a valere per il 2020, anno cui si riferisce l’avviso di accertamento, scaturito da una variazione catastale degli immobili senza la correlativa dichiarazione e per i giudici ancora di più legittimato.

Una vicenda che va avanti da diversi anni, nella quale la Parrocchia è seguita dal commercialista Marcello Giovanni Occhino, che ha avuto nel corso del tempo anche esiti diversi. Per altre annualità, infatti, l’ha spuntata la Parrocchia. Per il 2021 la Corte di Giustizia tributaria di secondo grado ha accolto l’appello della Parrocchia e ha condannato il Comune al rimborso delle spese, stabilendo che “la visione della mappa catastale (oltre alla rappresentazione fotografica del compendio immobiliare) non lascia dubbi sulla pertinenzialità degli immobili in questione rispetto alla Parrocchia, giacché gli uni e l’altra sono parte organica di un unico compendio edilizio» e che «le foto) raffigurano uno stato e un arredo che non contraddicono la destinazione ad “attività di religione o culto e appaiono alla Corte oggettivamente integranti l’ipotesi legale di edificio esonerato dall’imposta. Ciò vale anche per l’abitazione del Parroco, la quale è parte degli immobili in questione». La Corte di Giustizia tributaria di secondo grado ha accolto anche l’appello contro due avvisi di accertamento relativi all’Imu degli anni 2018 e 2019, stabilendo che “la giurisprudenza è pacifica nell’escludere la necessità della dichiarazione quando la situazione è già nota al Comune, come nel caso di specie, trattandosi peraltro pacificamente di una chiesa parrocchiale”, visto che “la modificazione della classificazione catastale non ha mutato in nulla la destinazione d’uso delle unità immobiliari, né d’altra parte il Comune si è mai premurato di verificare o anche solo chiedere alla parrocchia quale fosse la situazione reale”.


COMMENTI

Non ci sono ancora commenti, puoi essere il primo.

Lascia il tuo commento

Dichiaro di aver preso visione dell'informativa privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196/2003.