Taormina, l'operatore ecologico non andava licenziato: l'Asm perde anche in appello
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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Una decisione contestata sin dall'inizio
Non c’erano i presupposti per licenziare il dipendente del settore igiene ambientale dell’Azienda Servizi Municipalizzati di Taormina, operatore ecologico con 16 anni di anzianità, allontanato il 30 dicembre 2024 in quanto destinatario nel 2003 di condanne della Corte di Appello di Catania per gravi reati penali con interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte d’appello-Sezione Lavoro del Tribunale di Messina, composta dai magistrati Beatrice Catarsini, Fabio Conti e Valeria Totaro, ha confermato la sentenza di primo grado del giugno 2025 (seppur con motivazione in parte differente) e ha respinto l’appello di Asm, condannandola al pagamento di 3.473 euro oltre Iva, Cpa e spese generali. I giudici hanno confermato che «le mansioni di mero ordine non possono essere ricomprese nell’ambito dell’attività di pubblico servizio» e che viene meno il fondamento del licenziamento sull’irrogazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in quanto «la qualifica di incaricato di pubblico servizio deve escludersi in presenza di mansioni meramente esecutive quali quelle di operatore ecologico». Inoltre vi è la mancanza di rilevanza disciplinare dei fatti contestati «dal momento che il lunghissimo tempo trascorso dai reati commessi (oltre 20 anni), l’assenza di altri procedimenti disciplinari e la mancata allegazione di comportamenti idonei a minare la fiducia nel corretto adempimento dei doveri incombenti sul prestatore di lavoro, costituiscono circostante che valutate nel loro insieme consentono di ritenere indimostrata la lesione irreversibile del vincolo fiduciario», anche in base al principio che riconosce il «diritto a soggetti pregiudicati di reinserirsi nella società con un lavoro onesto, ogni qualvolta non siano emersi nel corso rapporto lavorativo comportamenti significativi idonei a incidere su successivi adempimenti». Il lavoratore è stato difeso dagli avvocati Fernando Rizzo e Andrea Vadalà, l’Asm dall’avv. Melinda Calandra Checco. «La vicenda si conclude con una netta affermazione delle ragioni sostenute da Uiltrasporti Messina e dal dipendente - commenta il sindacato - attraverso il segretario generale Antonino Di Mento e il segretario di settore Giacomo Marzullo avevamo sin dall’inizio contestato con fermezza il provvedimento dell’azienda, ritenendolo frutto di un procedimento caratterizzato da superficialità, contraddizioni e da una gestione autoritaria e unilaterale. Avevamo tentato ogni strada possibile per individuare una soluzione con i vertici di Asm – aggiungono i rappresentanti sindacali – senza però ottenere alcuna apertura concreta. La vittoria rappresenta la dimostrazione che il diritto e la giustizia hanno prevalso sull’arroganza di voler perseverare in una volontà autoritaria, unilaterale ed anche inconsistente dal punto di vista delle tesi portate a sostegno dell’illegittimo licenziamento. Una grande vittoria del lavoratore, del sindacato e della tutela dei diritti».













