Taormina, il Comune sbaglia iter per regolarizzare i terreni occupati e il Tar lo condanna
di Andrea Rifatto | oggi | ATTUALITÀ
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I terreni sono stati tagliati in due dalla strada
Gli errori del passato si ripercuotono ancora sulla gestione del presente. A Taormina, infatti, si continua a dover fare i conti con la mancata regolarizzazione delle occupazioni di aree per la realizzazione di opere pubbliche, in particolare i terreni mai espropriati definitivamente in via Kitson per la costruzione della strada che conduce in zona Decima e collega con il quartiere Chiusa, utilizzata anche per arrivare a Castelmola, immessi in possesso dal Comune nel 2001 nell’ambito del progetto per la realizzazione dei lavori di collegamento sotterraneo tra i versanti nord e sud del centro storico e i parcheggi sotterranei. Nei mesi scorsi, al culmine di due contenziosi amministrativi al Tar di Catania, l’Ufficio tecnico ha emanato le determinazioni per procedere con l’acquisizione sanante al patrimonio dell’ente dei terreni, ma entrambi i proprietari hanno presentato nuovi ricorsi e anche questa volta i giudici gli hanno dato ragione. I privati, infatti, difesi dall’avvocato Francesco Amato, hanno chiesto e ottenuto l’annullamento dei provvedimenti dell’Ufficio tecnico in quanto è stato riconosciuto come la competenza spetti al Consiglio comunale. Palazzo dei Giurati, difeso dall’avvocato Francesco De Domenico, è stato così condannato al pagamento di 4.000 euro di spese. Secondo i ricorrenti, i provvedimenti di acquisizione sanante, implicando una scelta altamente discrezionale di natura politico-amministrativa, non potrebbero essere adottati da un organo di gestione quale il dirigente tecnico e ciò vizierebbe insanabilmente l’iter e configurerebbe una sostanziale elusione delle decisioni del Tar. Tesi accolta dai giudici. Le sentenze, infatti, hanno stabilito che «il provvedimento di acquisizione non è un atto meramente esecutivo o di gestione, ma presuppone una complessa e discrezionale valutazione comparativa tra l'interesse pubblico alla conservazione dell'opera realizzata e l'interesse privato del proprietario del bene illegittimamente occupato». Si tratta di «una scelta di alta amministrazione, che implica una ponderazione complessa di interessi, con significative ricadute sul bilancio e sul patrimonio dell'ente, che non può essere demandata ad un organo di gestione», ma «tale valutazione rientra nelle attribuzioni fondamentali dell'organo rappresentativo, deputato a compiere le scelte fondamentali per la comunità, a definire gli obiettivi e i programmi ed a valutare la rispondenza delle azioni amministrative all'interesse pubblico generale». Le determine, adottate da un organo privo di competenza, sono dunque palesemente illegittime. Non accolta la tesi difensiva del Comune, secondo cui l'avvio del procedimento di ratifica da parte del Consiglio comunale, con proposte di deliberazione, sarebbe idoneo a sanare il vizio: le proposte sono infatti meri atti endoprocedimentali, preparatori della futura ed eventuale decisione dell'organo competente e solo con l'adozione della delibera consiliare si perfeziona una convalida o una ratifica.













